Dalle prime indicazioni provenienti da chi l’ha testata, sembra proprio che la PlayStation Classic utilizzi un emulatore open source per permettere ai giochi di funzionare su un hardware non studiato ad-hoc.
Nonostante i moltissimi fondi che Sony impiega nella sua divisione PlayStation, sembra proprio che abbia preferito il lavoro svolto da un team amatoriale rispetto a quello dei suoi ingegneri.
La redazione di Kotaku ha fatto notare che nella lista delle licenze della console si può infatti trovare PCSX ReArmed. Si tratta del porting ARM di PCSX Reloaded, a sua volta una derivazione dell’emulatore PCSX originale, che ha cessato lo sviluppo nel 2003.
Non preoccupatevi, non è un crimine o altro: Sony ha tutti i diritti per farlo. È semplicemente ironico, e indicativo di quanto importante sia stato il lavoro che gli sviluppatori indipendenti hanno fatto per oltre due decenni. PCSX e i suoi derivati sono open source sotto licenza GPL, per cui sono liberamente utilizzabili.
È un’enorme rivendicazione di questi “sviluppatori disonesti”, il cui software basato sul reverse engineering dei sistemi proprietari delle grandi aziende è diventato non solo utile, ma la migliore opzione per la gestione di questi vecchi giochi, tanto da essere scelta dalla stessa Sony per la PlayStation Classic.
Prima di lasciarvi, vi ricordiamo che la PlayStation Classic ha a disposizione 20 giochi pre-installati ed è già disponibile al pre-ordine su Amazon a 99,99 euro.
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