Il tredicesimo volo di Starship si è concluso con un risultato particolarmente interessante per SpaceX, non tanto per ciò che era stato pianificato inizialmente, quanto per un evento che ha permesso all’azienda di ottenere informazioni preziose sul futuro del suo gigantesco razzo riutilizzabile. Ship 40, il secondo stadio utilizzato durante Flight 13, è infatti sopravvissuta all’ammaraggio nell’Oceano Indiano e SpaceX ha deciso di recuperarla, dando così il via a un’operazione che potrebbe rivelarsi fondamentale per lo sviluppo delle prossime versioni del vettore.

La società di Elon Musk non aveva previsto di recuperare il veicolo dopo il volo, l’ammaraggio era infatti destinato a concludersi con la perdita del secondo stadio, come avvenuto con le precedenti missioni, ma Ship 40 ha dimostrato una resistenza superiore alle aspettative, riuscendo a rimanere a galla per diverse decine di ore. Questa situazione ha spinto SpaceX a cambiare rapidamente i propri piani e a organizzare un’operazione di recupero direttamente nell’Oceano Indiano.

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Ship 40 viene recuperata nell’Oceano Indiano

Il recupero non era un’operazione semplice, la nave Go Australis, inizialmente prevista per supportare la missione, non disponeva infatti delle capacità necessarie per agganciare e trasportare Ship 40. SpaceX ha quindi inviato ulteriori mezzi, tra cui Normand Ranger e Skimmer Tide, per assistere l’equipaggio e permettere di mettere in sicurezza il secondo stadio.

Alla fine Normand Ranger è riuscita ad agganciare Ship 40 nella parte inferiore, consentendo di iniziare il trasferimento verso l’Australia; il secondo stadio dovrebbe raggiungere un porto australiano dopo circa un paio di settimane, dove potrà essere sottoposto a un’analisi molto più approfondita rispetto a quella possibile attraverso i soli dati telemetrici raccolti durante il volo.

Le immagini satellitari raccolte dai satelliti commerciali di Vantor hanno già mostrato Ship 40 insieme alla nave utilizzata per il recupero, confermando che il secondo stadio è stato effettivamente messi in sicurezza. Per SpaceX si tratta di un’occasione particolarmente importante perché permette di osservare direttamente le condizioni della struttura dopo un volo atmosferico e un successivo contatto con l’oceano.

Non è ancora chiaro se Ship 40 verrà successivamente riportata negli Stati Uniti, al momento è più probabile che rimanga in Australia almeno inizialmente, anche perché il suo valore principale non è più quello di un veicolo destinato a tornare in servizio, ma quello di una vera e propria fonte di informazioni tecniche.

Lo scudo termico potrebbe essere finalmente pronto

È proprio l’ispezione di Ship 40 uno degli aspetti più interessanti dell’intera operazione, il problema dello scudo termico è da tempo uno dei principali ostacoli alla completa riutilizzabilità di Starship; le piastrelle ceramiche devono infatti sopportare condizioni estremamente difficili durante il rientro atmosferico e qualsiasi cedimento può compromettere la possibilità di utilizzare nuovamente il veicolo.

Secondo Elon Musk, i dati raccolti durante Flight 13 e le prime osservazioni effettuate dopo l’ammaraggio rappresentano un segnale molto positivo, il CEO di SpaceX ha spiegato che le indicazioni disponibili suggeriscono che il problema principale dello scudo termico sarebbe stato risolto, pur sottolineando che l’azienda continuerà a introdurre miglioramenti.

L’importanza di Ship 40 deriva quindi anche dal fatto che gli ingegneri potranno confrontare i dati registrati durante il volo con le condizioni reali della struttura e delle piastrelle dopo il rientro. Un’analisi diretta potrebbe fornire informazioni impossibili da ottenere osservando esclusivamente il veicolo a distanza.

Musk ha inoltre sottolineato di non vedere, sulla base dei risultati ottenuti finora, ostacoli tecnici alla completa e rapida riutilizzabilità di Starship, è una dichiarazione particolarmente significativa considerando che la capacità di recuperare e riutilizzare entrambi gli stadi rappresenta uno degli obbiettivi fondamentali del progetto.

Flight 14 sarà il vero banco di prova per il recupero

Il recupero di Ship 40 non significa che SpaceX abbia già raggiunto la piena riutilizzabilità, il vero test arriverà con Flight 14, previsto tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, quando debutteranno Ship 41 e Super Heavy Booster 21. Questa missione introdurrà infatti una novità ancora più importante, Ship 41 dovrebbe essere il primo secondo stadio di Starship a essere catturato da Mechazilla al termine del volo.

Il piano per il primo stadio sarà invece differente, dopo i problemi riscontrati con Super Heavy durante Flight 13, SpaceX non tenterà il recupero del Booster 21. L’azienda potrà quindi concentrarsi sul comportamento di Ship 41 durante il rientro e, soprattutto, sulla possibilità di riportarla a terra in condizioni sufficientemente buone da consentire un successivo utilizzo.

Flight 14 avrà inoltre un altro elemento importante, Starship dovrebbe trasportare i primi satelliti Starlink V3 destinati a entrare effettivamente nella costellazione; durante Flight 13 erano stati utilizzati satelliti dimostrativi che avevano seguito una traiettoria suborbitale e avevano avuto una vita operativa di appena alcune decine di minuti.

Il recupero di Ship 40 rappresenta quindi una sorta di ponte tra la fase sperimentale e quella realmente operativa di Starship. L’azienda ha ottenuto in modo inaspettato un veicolo da analizzare direttamente, mentre con Flight 14 proverà per la prima volta a trasformare i progressi ottenuti nei precedenti voli in un vero sistema di recupero.

Nei prossimi mesi la situazione potrebbe diventare ancora più interessante, con l’entrata in funzione di ulteriori infrastrutture di lancio a Starbase e in Florida, SpaceX punta infatti ad aumentare rapidamente la frequenza delle missioni, arrivando secondo le previsioni di Musk a un lancio di Starship al giorno entro circa un anno.

Per arrivare a quel ritmo però, il recupero sarà fondamentale: senza la possibilità di recuperare rapidamente e riutilizzare entrambi gli stadi, Starship rischierebbe di rimanere un sistema estremamente potente ma troppo costoso e lento da impiegare su larga scala; proprio per questo motivo, Ship 40 potrebbe essere molto più importante di quanto previsto, perché il suo recupero consentirà a SpaceX di studiare direttamente uno dei veicoli che ha affrontato con successo il rientro atmosferico.

Il prossimo passo sarà quindi Flight 14, se Ship 41 riuscirà a completare il rientro e soprattutto a essere catturata da Mechazilla, SpaceX avrà compiuto un ulteriore passo verso l’obbiettivo più ambizioso dell’intero programma Starship, un razzo orbitale completamente riutilizzabile e capace di volare con una frequenza mai raggiunta prima.