Qualche tempo fa vi abbiamo parlato di BOOX Go 7, l’e-reader da 7 pollici che secondo noi era riuscito nell’impresa di scalzare BOOX Palma 2 dalla cima della nostra classifica personale. BOOX Go 6 Gen II è tutt’altra bestia, più piccolo, più economico, pensato per chi vuole qualcosa che sparisca davvero in tasca senza troppi compromessi sulla qualità di lettura. Lo abbiamo tenuto con noi per diverse settimane, usandolo principalmente per leggere libri e articoli, qualche volta per i fumetti, e in un modo che onestamente non ci aspettavamo, per tenere traccia dell’avanzamento di una serie di progetti di lavoro. Vediamo come è andata nella nostra recensione completa.

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Design e display, compatto fin quasi all’eccesso

Recensione BOOX Go 6 Gen II: piccolo, tascabile e ora sa anche prendere appunti 1

Con i suoi 149 x 109 x 6,8 millimetri e appena 160 grammi, Go 6 Gen II è decisamente più piccolo di un iPad mini, e ricorda per proporzioni un blocco note tascabile più che un tablet vero e proprio. Ci sta comodamente in tasca, anche quella di una felpa, anche se conviverci insieme a telefono e portafoglio nello stesso spazio inizia a diventare un’impresa non da poco. È il tipo di dispositivo che finisce per sostituire lo smartphone nei momenti morti, la fila alla posta, la sala d’attesa del dentista, il treno, proprio perché non ha lo stesso richiamo compulsivo di un display a colori sempre pronto a mostrarvi una notifica.

Il retro, che secondo BOOX si ispira all’estetica di una valigia da viaggio, ha una finitura leggermente ruvida, piacevole al tatto e che garantisce una buona presa, anche se trattiene le impronte più di quanto vorremmo, va pulito piuttosto spesso per restare presentabile, specialmente se lo maneggiate con le mani sporche di caffè o di merenda, cosa che ovviamente ci è capitata più di una volta. È disponibile in quattro colorazioni, Plum (un viola scuro che sotto certe luci sembra quasi nero, con una sfumatura bluastra decisamente elegante), Stone, Shell e Custard: noi abbiamo provato la Shell e ci ha convinto, anche se resta una scelta di gusto personale che difficilmente cambierà l’esperienza d’uso vera e propria.

Rispetto alla prima generazione BOOX ha arrotondato bordi e angoli, e nell’uso quotidiano si sente: tenerlo in mano a lungo, magari durante una lettura serale con la luce spenta e solo il pannello acceso, risulta decisamente più confortevole rispetto a quanto ricordavamo dei modelli con spigoli più vivi. L’unico controllo fisico è il pulsante di accensione sul bordo superiore, niente tasti dedicati per cambiare pagina: chi arriva da altri e-reader con tasti fisici, magari proprio da un Go 7 come il nostro, dovrà farci un minimo di abitudine, anche se dopo un paio di giorni il gesto del tocco sullo schermo diventa automatico.

Al centro dell’esperienza c’è, come prevedibile per un dispositivo di questo tipo, lo schermo: E Ink monocromatico da 6 pollici, risoluzione 1448×1072 pixel, densità di 300 PPI, lo stesso valore che Kindle Paperwhite ha reso ormai uno standard nel settore e su cui è difficile lamentarsi. Nel nostro utilizzo quotidiano la nitidezza del testo è stata eccellente, lettere definite, nessuna sgranatura percepibile alla normale distanza di lettura, e il contrasto resta solido anche considerando le dimensioni ridotte del pannello, che a volte penalizzano leggermente la resa rispetto a un fratello maggiore da 7 pollici.

C’è però un dettaglio che ci ha lasciati perplessi, e che vale la pena raccontarvi perché non salta immediatamente all’occhio leggendo la scheda prodotto. La prima generazione di Go 6 dichiarava esplicitamente un pannello E Ink Carta 1300, considerato tra i migliori disponibili sul mercato per contrasto e leggibilità. La scheda della Gen II parla invece genericamente di “HD ePaper”, senza specificare la tecnologia esatta. Nell’uso pratico non abbiamo notato differenze negative rispetto agli standard della categoria, la leggibilità resta ottima anche sotto la luce diretta del sole, ma una mancanza di trasparenza del genere, su un dettaglio che di solito i produttori sbandierano con orgoglio quando è di alto livello, un po’ ci lascia perplessi, e onestamente ci saremmo aspettati maggiore chiarezza da un brand che di solito è piuttosto generoso nei dettagli tecnici.

La luce frontale regola la temperatura colore dal bianco freddo al caldo, utile per la lettura serale quando gli occhi iniziano a stancarsi, e il pannello resta privo di sfarfallio anche dopo sessioni lunghe, anche oltre un’ora consecutiva, senza affaticare la vista come farebbe un LCD o un OLED tradizionale lasciato acceso per lo stesso tempo. Anche in ambienti esterni, con luce solare diretta, la leggibilità dello schermo resta pressoché invariata, un vantaggio strutturale della tecnologia E Ink che chi arriva da un tablet tradizionale apprezzerà quasi subito, magari leggendo in giardino o al parco in una giornata di sole senza dover cercare disperatamente un angolo d’ombra.

InkSense Plus, più utile di quanto ci aspettassimo

La vera novità di questa generazione è il supporto alla penna InkSense Plus, venduta separatamente. La prima generazione di Go 6 era un e-reader puro, punto, niente di più niente di meno. Qui le cose cambiano, e non di poco, anche se non nel modo in cui probabilmente vi aspettate leggendo solo la scheda tecnica.

Ve lo diciamo subito, per essere onesti fin dall’inizio: non l’abbiamo usata per scrivere pagine intere di testo a mano. Lo schermo da 6 pollici resta oggettivamente piccolo per sessioni di scrittura prolungate, e chi cerca un dispositivo per tenere un diario esteso o scrivere a lungo probabilmente resterebbe deluso, la mano finisce per sentirsi un po’ costretta dopo qualche riga, e il gesto di scrittura naturale che si ha su un foglio A4 qui semplicemente non c’è spazio per riprodurlo. Ma per gli appunti veloci è tutta un’altra storia, e qui il dispositivo ci ha sorpreso più del previsto. L’abbiamo usata per tenere traccia dell’avanzamento di diversi progetti di lavoro, e più di una volta ci siamo trovati a preferirla a un foglio Excel aperto sul computer: nessuna attesa di avvio, nessuna notifica che distrae mentre stai per annotare qualcosa, nessuna tentazione di aprire un’altra scheda del browser quando dovresti solo scrivere due righe veloci su cosa resta da fare. Lo schermo E Ink, proprio perché meno “invitante” di un display a colori sempre acceso e pronto a mostrarvi qualcos’altro, aiuta paradossalmente a restare concentrati su quello che stai facendo in quel preciso momento, senza le mille distrazioni che un dispositivo più “vivo” porterebbe inevitabilmente con sé.

Una nota pratica che ci ha dato più fastidio del previsto, e che ci sentiamo di segnalare con chiarezza a chi sta valutando l’acquisto: né il device né la cover ufficiale opzionale hanno un alloggio o un aggancio magnetico per la penna. Va portata sciolta in borsa, con il rischio concreto di perderla o dimenticarla a casa proprio nel giorno in cui vi servirebbe di più, oppure vi tocca comprare a parte un laccio adesivo di terze parti da applicare alla cover per tenerla vicina. Per un accessorio pensato per l’uso quotidiano e per l’immediatezza dell’appunto veloce, è una mancanza che fatichiamo davvero a giustificare, soprattutto considerando che altri produttori nella stessa fascia di prezzo hanno già risolto il problema da tempo.

Sul fronte software, l’applicazione di note integrata permette di organizzare gli appunti in quaderni separati, esportarli in formato immagine o PDF, e sincronizzarli, a seconda della configurazione scelta, con servizi cloud di terze parti. Nel nostro caso specifico, abbiamo creato un quaderno dedicato per ciascun progetto in corso, annotando aggiornamenti rapidi ogni volta che si verificava un cambiamento di stato rilevante, una scadenza spostata, un’attività completata, un promemoria per il giorno successivo da non dimenticare. Rispetto a un foglio Excel, abbiamo trovato il flusso di lavoro decisamente più naturale proprio nei momenti in cui serve annotare qualcosa al volo, senza dover aprire un intero programma di fogli di calcolo, posizionarsi nella cella corretta e salvare il file prima di tornare a fare altro. Per una gestione di dati più strutturata, con formule, ordinamenti e viste incrociate su più progetti contemporaneamente, un foglio di calcolo resta ovviamente lo strumento più adatto, e BOOX Go 6 Gen II non pretende in alcun modo di sostituirlo integralmente, sarebbe sciocco aspettarselo da un dispositivo con queste dimensioni. Ma per il monitoraggio informale e quotidiano dello stato di avanzamento, quello che fate mentre siete al telefono con un collega o subito dopo una riunione, l’immediatezza del dispositivo si è rivelata, nella nostra esperienza concreta, un valore aggiunto che non ci aspettavamo di apprezzare così tanto.

Lettura quotidiana, tra libri, articoli e i limiti coi fumetti

Sul fronte lettura, quello per cui Go 6 Gen II nasce principalmente e per cui la maggior parte delle persone probabilmente lo acquisterà, il dispositivo si comporta benissimo, senza se e senza ma particolari. Per libri e articoli la combinazione tra risoluzione alta, formato compatto e possibilità di personalizzare font, margini, interlinea e temi di lettura rende l’esperienza piacevole fin dai primi minuti, tanto che è diventato rapidamente il nostro compagno per la lettura serale prima di dormire, complice anche la leggerezza che permette di tenerlo sollevato con una mano sola per lunghi tratti senza affaticare il polso, cosa che con un tablet tradizionale, anche piccolo, diventa presto scomoda.

Il discorso cambia sensibilmente con i fumetti, ed è giusto essere chiari su questo punto perché non tutti ne sono consapevoli prima dell’acquisto. Lo schermo monocromatico, unito alle dimensioni ridotte del pannello, penalizza inevitabilmente i contenuti che si affidano a dettagli visivi densi, colore e composizione elaborata della tavola: le vignette più ricche di dettagli richiedono zoom e scorrimento continui, un’esperienza via via meno fluida e più frammentata rispetto alla lettura di puro testo, dove basta un tocco per andare avanti senza pensarci. Non è un difetto specifico di questo modello, sia chiaro, è un limite strutturale condiviso da qualsiasi e-reader monocromatico di dimensioni compatte, lo stesso che avevamo notato anche parlandovi di altri dispositivi della categoria, ma vale la pena saperlo prima di scegliere BOOX Go 6 Gen II come lettore principale per graphic novel e fumetti impegnativi. Se il fumetto è la vostra priorità assoluta, probabilmente vi conviene orientarvi su un modello con schermo più grande, magari proprio come il Go 7 di cui vi abbiamo parlato in passato, oppure su soluzioni a colori pensate apposta per quel tipo di contenuto.

Una funzione software che ci ha piacevolmente sorpreso, e che raramente viene menzionata nelle recensioni più superficiali, è la possibilità di invertire l’orientamento della pagina e la posizione dei controlli sullo schermo, pensata per chi è mancino o semplicemente si trova più a proprio agio con un layout speculare rispetto allo standard. È un dettaglio piccolo, quasi marginale se preso da solo, ma che testimonia un’attenzione non scontata alle diverse abitudini di lettura, e che abbiamo apprezzato anche solo come indice della cura riposta nello sviluppo software del dispositivo, il tipo di rifinitura che si nota solo se qualcuno in azienda ci ha davvero pensato, non certo per caso.

Hardware, Android datato e cosa cambia rispetto alla generazione precedente

Sotto la scocca troviamo un processore quad-core con 3GB di RAM, un gigabyte in più rispetto ai 2GB della prima generazione. È un miglioramento reale ma non trasformativo, e va detto con onestà: nell’uso base, voltare pagina, aprire un libro, navigare tra i menu, il dispositivo resta scattante e non dà mai la sensazione di essere sotto sforzo, ma quando si caricano app più pesanti scaricate dal Play Store, o si passa velocemente tra più cose aperte in contemporanea, i suoi limiti iniziano a farsi sentire con qualche piccolo rallentamento di troppo. La memoria interna è di 32GB, espandibile tramite microSD, una scelta che continuiamo ad apprezzare parecchio in un mercato dove sempre più produttori tolgono lo slot di espansione per spingere verso le versioni con più storage a un prezzo superiore.

Il vero neo, e qui siamo piuttosto netti nel giudizio, è che BOOX Go 6 Gen II gira ancora su Android 11, esattamente la stessa versione della generazione precedente. È un dispositivo aperto, con accesso completo al Google Play Store, quindi potete installare le vostre app preferite per lettura, ascolto e produttività senza dover passare da soluzioni alternative o sideload complicati, ma un Android così datato porta con sé compromessi di compatibilità crescenti che peggioreranno solo con il passare del tempo, man mano che gli sviluppatori abbandonano il supporto alle versioni più vecchie del sistema operativo. Per un dispositivo lanciato in questo momento storico, ci saremmo aspettati quantomeno un salto di versione, anche solo per una questione di sicurezza e di longevità nel tempo.

Non c’è altoparlante integrato, ma il Bluetooth permette di collegare cuffie o speaker esterni per audiolibri e podcast, una soluzione che nella pratica funziona bene e senza latenze percepibili. La batteria ha garantito, nel nostro utilizzo misto tra lettura quotidiana e appunti occasionali con la penna, diversi giorni di autonomia senza dover pensare alla ricarica, merito dei consumi ridotti tipici della tecnologia E Ink rispetto a un display retroilluminato tradizionale che va ricaricato praticamente ogni sera.

Vale la pena affrontare direttamente la domanda che chi possiede già la prima generazione si starà probabilmente ponendo leggendo fin qui: l’aggiornamento vale l’acquisto? Guardando solo la scheda tecnica, il salto generazionale appare piuttosto contenuto, un gigabyte di RAM in più, stesso sistema operativo, stessa capacità di archiviazione, stesse dimensioni quasi identiche. Chi possiede già Go 6 e non ha particolare interesse verso la scrittura a mano difficilmente troverà ragioni sufficienti per giustificare l’upgrade, il denaro speso in questo caso non ci sentiamo di consigliarlo. Il discorso cambia parecchio per chi si avvicina per la prima volta a questa categoria di prodotti, o per chi arriva da un e-reader tradizionale privo di qualsiasi supporto alla penna: in questo caso InkSense Plus rappresenta davvero un cambio di paradigma nell’uso quotidiano del dispositivo, capace di trasformarlo da semplice lettore a strumento di produttività leggera, esattamente come abbiamo sperimentato in prima persona nel nostro utilizzo per il monitoraggio dei progetti.

Considerazioni finali

BOOX Go 6 Gen II resta uno dei dispositivi più interessanti nella nicchia degli e-reader tascabili con supporto alla scrittura, non tanto per un balzo tecnico generazionale che di fatto non c’è, quanto per l’introduzione di InkSense Plus, che apre a un utilizzo del dispositivo più ampio rispetto alla sola lettura. Nella nostra esperienza, si è rivelato particolarmente prezioso per prendere appunti rapidi e tenere traccia dell’andamento di più progetti contemporaneamente, spesso più comodo di un foglio di calcolo tradizionale proprio per l’immediatezza con cui si può accendere, annotare e richiudere senza distrazioni superflue. Resta un dispositivo di nicchia, con un sistema operativo ormai datato e uno schermo che, per sua natura, si presta meglio al testo che ai contenuti visivi complessi come i fumetti. Ma per chi legge molto, principalmente libri e articoli, e cerca in più un compagno leggero per gli appunti veloci, è una proposta solida e ben bilanciata, anche se non priva di qualche mancanza che avremmo preferito non trovare.

Pro:

    • schermo nitido, ottimo per libri e articoli
    • InkSense Plus utile per appunti rapidi
    • formato tascabile, sparisce in borsa
    • slot microSD

Contro:

    • Android 11, ormai datato
    • nessun alloggio per la penna
    • poco adatto ai fumetti

Voto finale:

8.1