La crescita dell’intelligenza artificiale, dei servizi cloud e delle piattaforme digitali sta rendendo i data center sempre più centrali per l’economia tecnologica moderna e, non a caso, la Lombardia (regione che ospita circa un terzo di tutti i centri dati presenti nel nostro Paese) ha deciso di muoversi per prima approvando una normativa specifica dedicata proprio a questo settore.
Nelle scorse ore il Consiglio regionale lombardo ha infatti approvato una nuova legge che punta a regolamentare la costruzione dei data center sul territorio, introducendo una serie di incentivi, vincoli ambientali e procedure amministrative centralizzate che, nelle intenzioni della Regione, dovrebbero favorire uno sviluppo più ordinato e sostenibile delle infrastrutture digitali.
Si tratta della prima normativa regionale italiana dedicata esplicitamente ai data center, un segnale piuttosto chiaro di quanto il tema sia ormai considerato strategico sia dal punto di vista economico che tecnologico.
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La Lombardia vuole spingere il recupero delle aree industriali dismesse
Uno degli aspetti più importanti del provvedimento riguarda il forte incentivo al riutilizzo delle cosiddette aree brownfield, ovvero ex siti industriali oggi abbandonati o dismessi. La nuova legge prevede infatti riduzioni tra il 10% e il 30% sugli oneri di costruzione per le aziende che sceglieranno questo tipo di aree per realizzare nuovi data center, oltre a iter burocratici più rapidi.
Al contrario, la costruzione su terreni agricoli o aree verdi verrà fortemente disincentivata tramite costi più elevati. In questi casi, le somme raccolte dovrebbero poi essere utilizzate per progetti di riqualificazione ambientale e recupero del territorio.
La normativa introduce anche alcuni paletti legati alla sostenibilità energetica e idrica, aspetti che stanno diventando sempre più centrali quando si parla di infrastrutture digitali ad alto consumo energetico; i nuovi data center dovranno utilizzare fonti energetiche a impatto zero e non potranno sfruttare acqua potabile, sistemi destinati all’irrigazione agricola oppure risorse provenienti da laghi e fiumi protetti.
Più potere alla Regione e meno autonomia ai Comuni
Uno degli elementi che sta facendo maggiormente discutere riguarda però la forte centralizzazione delle autorizzazioni a livello regionale. La legge prevede infatti la nascita di uno Sportello regionale per i centri dati, che fungerà da referente unico per tutte le pratiche autorizzative, coordinando il lavoro tecnico e amministrativo necessario per l’approvazione dei progetti.
Nel frattempo, i Comuni avranno un anno di tempo per aggiornare i propri strumenti urbanistici e mappare le aree industriali dismesse presenti sul territorio. Province e Milano Città Metropolitana dovranno inoltre pubblicare online tutti i dati raccolti, pena la perdita dell’accesso ad alcuni fondi regionali.
Secondo i sostenitori della norma, questo approccio permetterà di velocizzare le procedure e creare regole più omogenee per un settore che sta attirando investimenti sempre più consistenti; non mancano però le critiche, soprattutto da parte di chi teme una riduzione dell’autonomia decisionale dei Comuni nella gestione urbanistica del territorio.
Alcuni osservatori sottolineano inoltre che la legge sui data center non vieta realmente il consumo di suolo agricolo, limitandosi piuttosto a renderlo economicamente meno conveniente. Un deterrente che, secondo i critici, potrebbe non essere sufficiente per aziende internazionali con capacità economiche enormi.
I data center portano davvero benefici economici al territorio?
Nel dibattito legato ai data center emerge sempre più spesso anche un altro tema: il reale impatto economico di queste infrastrutture sui territori che le ospitano. Quando si parla di centri dati infatti, vengono spesso annunciati investimenti da miliardi di euro, ma una larga parte di queste somme viene destinata all’acquisto di hardware specializzato (server, GPU, sistemi di raffreddamento e infrastrutture elettriche) e non finisce direttamente nell’economia locale.
Anche l’impatto occupazionale tende a essere relativamente contenuto, grandi strutture possono essere gestite da poche decine di addetti, riducendo di fatto il ritorno occupazionale rispetto ad altri tipi di investimenti industriali.
Per questo motivo, il tema dei data center viene sempre più considerato sotto il profilo strategico e infrastrutturale piuttosto che come semplice opportunità economica. Rimangono inoltre aperte diverse questioni legate alla sostenibilità ambientale, al consumo energetico, all’utilizzo dell’acqua e persino all’inquinamento acustico prodotto da queste strutture.
La nuova legge della Lombardia prova dunque a trovare un equilibrio tra attrazione degli investimenti e tutela del territorio, ma sarà soltanto nei prossimi anni che potremo capire se le nuove regole riusciranno davvero a gestire in modo sostenibile la crescita di un settore destinato a diventare sempre più importante nell’era dell’intelligenza artificiale e del cloud computing.
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