Partiamo da una premessa necessaria, prima ancora di entrare nei dettagli: le Enco Clip 2 non sono cuffie per tutti. Non nel senso che siano difficili da usare o troppo complicate, ma nel senso che richiedono una scelta consapevole. Se cercate l’isolamento acustico totale, bassi profondi e possenti come quelli di una buona in-ear sigillata o la cancellazione attiva del rumore, state guardando il prodotto sbagliato. Ma se vi siete mai chiesti se esistesse un modo per ascoltare musica tutto il giorno senza la sensazione del tappo nell’orecchio, senza dimenticarsi cosa succede intorno, con un oggetto che di sera potreste quasi indossare come un gioiello, allora sì, queste Enco Clip 2 meritano tutta la vostra attenzione.

Abbiamo passato varie settimane ad usarle quotidianamente, dalla scrivania all’ufficio, dalla palestra al bar, dai podcast alle videochiamate. Ecco com’è andata davvero.

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Confezione: minimalismo sì, ma qualcosa manca

La confezione delle OPPO Enco Clip 2 segue la filosofia minimalista che l’azienda ha adottato anche su altri prodotti recenti: scatola compatta, grafica pulita, nessun fronzolo superfluo. All’interno si trovano gli auricolari, la custodia di ricarica e la documentazione essenziale. Niente di più.

Niente gommini, ovviamente, dato il formato completamente open-ear. Ma è proprio qui che pongo la mia prima critica: nessun accessorio aggiuntivo, neanche una sacca in tessuto per il trasporto. Su un prodotto che si posiziona a quasi 180 euro, con ambizioni estetiche da accessorio di moda, ci saremmo aspettati almeno una pouch morbida per trasportarle nella borsa o nello zaino senza graffiarle. Capisco che le aziende vogliano ridurre i costi e l’impatto ambientale della confezione, ma quando si vende un oggetto che punta a sembrare un gioiello, un minimo di cura anche nella confezione non guasterebbe.

Design e materiali: l’ear cuff che vuole essere un orecchino

È il design il capitolo più discusso, e probabilmente anche quello che divide di più. Le OPPO Enco Clip 2 non cercano di passare inosservate: sono oggetti che si notano, che ci tengono a farsi notare, e che puntano apertamente a quel pubblico che vuole un accessorio tech ma anche un pezzo di stile.

La versione Slate Grey, quella che abbiamo provato, è decisamente più sobria, con finitura opaca che trattiene meno le impronte ed è più facile da abbinare nell’uso quotidiano. La versione Luminous Gold spinge forte sull’effetto gioiello, con superfici lucide e riflessi quasi perlati che ricordano un ear cuff da gioielleria più che un auricolare. Entrambe riportano il logo Dynaudio sulla capsula, a ricordare il posizionamento audio “premium”.

Recensione OPPO Enco Clip2: open-ear con doppio driver Dynaudio e tanta AI 4

La struttura è quella del cosiddetto Unibody Ear Cuff: un arco continuo in lega nichel-titanio (Ni-Ti) a memoria di forma abbraccia il padiglione auricolare, posizionando la capsula acustica vicino al condotto uditivo senza entrarci. OPPO dichiara di aver modellato questa curvatura analizzando oltre 3.500 profili auricolari reali, puntando a quella che chiama “Zero-Sense Clamping Curve”, ovvero una pressione di serraggio quasi impercettibile nel tempo. Dopo tre ore di uso continuativo, possiamo confermarlo: la sensazione è quella di avere due piccoli speaker vicinissimi all’orecchio, con una pressione talmente lieve da dimenticarsi di averle addosso.

Il peso è un elemento chiave: 5,2 grammi per auricolare, per un totale di 46,3 grammi con la custodia. È quasi niente. Indossarle non ha nulla a che vedere con l’esperienza di qualsiasi in-ear, men che meno di over-ear o cuffie a padiglione. È come non avere niente sull’orecchio, eppure la musica suona.

Recensione OPPO Enco Clip2: open-ear con doppio driver Dynaudio e tanta AI 5

Dobbiamo però essere onesti su un aspetto che mi ha un po’ deluso: il case è un po’ ingombrante. Confrontando le Enco Clip 2 con le HUAWEI FreeClip 2, che abbiamo avuto occasione di provare qualche mese fa, la custodia di OPPO è decisamente più grande. HUAWEI ha scelto di organizzare le cuffie “ad incastro” all’interno del case, riducendone sensibilmente le dimensioni. OPPO ha optato per l’affiancamento classico, che risulta meno ottimizzato. In tasca si sente. Non è un problema grave, ma su un prodotto fashion e da portare sempre con sé, la portabilità del case conta.

Qualità audio: meglio di quanto ci si aspetti, ma con un “però”

L’audio è ovviamente il cuore di ogni discussione sulle cuffie, e qui le Enco Clip 2 si presentano con un pedigree tecnico che, nel segmento open-ear, ha davvero pochi eguali. Doppio driver dinamico coassiale da 11 mm e 9 mm, ciascuno con DAC dedicato, tuning firmato Dynaudio e supporto LHDC 5.0 con certificazione Hi-Res Audio. Su carta è una configurazione che strizza l’occhio agli audiofili. Ma come funziona in pratica?

Partiamo da una verità che vale per qualsiasi open-ear: senza sigillo nel condotto uditivo, una parte dell’energia sonora si disperde. Non esistono fisica o algoritmo che possano completamente compensare la mancanza di isolamento passivo, quindi chi si aspetta bassi da subwoofer rimarrà deluso. L’abbiamo sperimentato in prima persona nelle prime ore di utilizzo: venendo da cuffie in-ear, la prima impressione è di un suono più “leggero”, meno fisico, meno avvolgente.

Recensione OPPO Enco Clip2: open-ear con doppio driver Dynaudio e tanta AI 6

Poi però ci si adatta, e si scopre qualcosa di interessante. Il lavoro fatto sul doppio driver e sul tuning porta a bassi sorprendentemente presenti per il form factor. Non parliamo del colpo di cassa che fa tremare il diaframma delle true wireless chiuse di pari fascia, ma di una resa delle basse frequenze che supera nettamente quella di molte open-ear concorrenti nella stessa categoria. Con hip-hop e pop elettronico il ritmo si sente, non si indovina soltanto. È un risultato che in questa categoria non era scontato.

medi e gli alti sono dove le Enco Clip 2 esprimono il meglio: la resa delle voci è pulita, naturale, con una buona separazione degli strumenti a volumi medi, e la scena sonora risulta aperta, ampia, quasi come ascoltare da piccoli speaker di qualità anziché da qualcosa infilato nell’orecchio. La collaborazione con Dynaudio non è un’operazione di marketing vuota: si traduce in una firma sonora equilibrata, calda senza essere impastata, che evita sia i bassi gonfiati artificialmente che gli alti stridenti.

Abbiamo avuto però una sensazione durante l’ascolto che torniamo a ribadire: manca un po’ di corpo nei medi, soprattutto con le voci maschili. In alcune tracce rock o acustiche la presenza vocale non ha quella densità che avrei voluto. È un limite del format, non di OPPO nello specifico, ma è un elemento da considerare.

Altra critica: a volumi molto elevati emerge una distorsione apprezzabile sulle frequenze alte. Non è qualcosa che si nota nell’uso normale a volumi medi, ma se siete tra quelli che ascoltano sempre al massimo, potreste percepirlo. Non è una pecca gravissima, ma su un prodotto che ambisce all’Hi-Res Audio è un dettaglio che fa storcere un po’ il naso.

quattro profili audio Dynaudio disponibili nell’app permettono di personalizzare la firma sonora in modo utile:

  • “Il massimo del suono” → profilo neutro e bilanciato
  • “Suono vocale puro” → voci in primo piano, ottimo per podcast e call
  • “Vivace” → energico sui bassi, per chi vuole più brio durante l’allenamento
  • Dynaudio in primo piano → tuning hi-fi signature, più dettagliato e tecnico

Sono preset ben fatti e li abbiamo alternati molto durante i test. Il profilo Suono vocale puro fa la differenza sui podcast. Il profilo Dynaudio è quello che consigliamo per ascoltare album di qualità con attenzione.

La mancanza più rilevante sul fronte app è però l’assenza di un equalizzatore manuale a bande. Quattro preset preconfigurati sono utili, ma non bastano per chi vuole cucirsi l’audio addosso in modo granulare. Su un prodotto di questa fascia, con tutte le funzionalità software disponibili, è una mancanza difficile da giustificare. Mi aspetto che arrivi con un aggiornamento firmware, ma al momento è un gap rispetto ad alcuni competitor diretti.

Il supporto al codec LHDC 5.0 vale la pena di essere sottolineato: è uno dei codec Hi-Res più avanzati disponibili, e porta la qualità audio a un livello percepibilmente superiore rispetto ad AAC, specialmente su musica ben prodotta. L’importante avvertenza è che non è supportato su iPhone, quindi gli utenti Apple rimarranno su AAC e non potranno sfruttare le certificazioni Hi-Res. È una scelta di mercato comprensibile, ma chi ha un iPhone e considera queste cuffie deve essere consapevole di questa limitazione.

La funzione OPPO Alive Audio per il suono spaziale è una di quelle feature “nice to have”: funziona bene con film, serie e contenuti video, dove aggiunge una sensazione di apertura piacevole. Sulla musica tradizionale in due canali, invece, il risultato può risultare meno naturale. La mia raccomandazione è di usarla in modo selettivo piuttosto che lasciarla sempre attiva.

Microfoni e chiamate: una vera sorpresa

L’aspetto su cui ci aspettavamo di fare le critiche più pesanti, i microfoni di un open-ear, si è rivelato invece uno dei punti di forza più sorprendenti delle Enco Clip 2.

Il sistema è composto da tre microfoni per auricolare, affiancati da una VPU a conduzione ossea e da un algoritmo AI per la riduzione del rumore in tempo reale, elaborato su un chip a 6 nm con NPU dedicata. In teoria, un arsenale notevole. In pratica, funziona davvero.

Nelle chiamate in ambienti urbani normali, in ufficio, per strada con traffico moderato, in un bar non troppo rumoroso, la voce arriva pulita e comprensibile. La VPU a conduzione ossea cattura le vibrazioni della mandibola per isolare meglio la voce dal rumore ambientale, e l’AI fa il resto in tempo reale: il risultato è una cancellazione del rumore di fondo efficace, senza quegli artefatti digitali che rovinano molte cuffie open-ear di qualità inferiore.

L’unica lacuna che abbiamo notato è una lieve carenza nei bassi vocali: le voci maschili tendono a risultare leggermente più sottili del naturale, meno calde, come se ci fosse un taglio in bassa frequenza sulla cattura del microfono. Non pregiudica la comprensibilità, ma in conversazione si percepisce.

In condizioni estreme, vento forte, traffico pesante, cantieri, qualcosa inevitabilmente passa. È il limite fisico di qualsiasi open-ear senza ANC, e non è specifico di OPPO: semplicemente, senza una sigillatura che blocchi fisicamente il rumore dall’esterno, l’algoritmo AI fa quello che può ma non è onnipotente.

App HeyMelody e funzionalità smart

L’app di riferimento è HeyMelody, disponibile sia su Google Play Store che su App Store per iOS. Chi utilizza uno smartphone OPPO con ColorOS o un OnePlus con OxygenOS può gestire tutto direttamente dalle impostazioni Bluetooth native, senza dover aprire l’app. È una comodità non banale.

L’ecosistema software è uno degli aspetti più ricchi di questa proposta. Dalla app si gestisce praticamente tutto:

  • Doppia connessione multipoint a due dispositivi contemporaneamente, con switch automatico in entrata chiamata
  • Spotify Tap per controllare il player con un gesto sull’archetto
  • Controllo remoto della fotocamera su smartphone compatibili
  • Traduzione AI in tempo reale, in due modalità: face-to-face (entrambe le persone parlano nello stesso dispositivo) e live translation (si riceve la traduzione direttamente in cuffia)
  • Windows Swift Pair per il collegamento rapido ai PC Windows
  • Spazio sonoro con preset di rumore bianco
  • Smart Drop Monitor: se un auricolare cade, l’altro emette un avviso sonoro
  • Trova i miei auricolari
  • Personalizzazione completa dei controlli touch sull’archetto e sulla capsula

La doppia connessione funziona sorprendentemente bene, anche con dispositivi di ecosistemi diversi, abbiamo testato la combinazione smartphone Android + MacBook senza problemi di disconnessione. Lo switch in ingresso chiamata è rapido e non causa interruzioni audio sull’altro dispositivo.

La Traduzione AI è probabilmente la feature più interessante e innovativa del pacchetto. Già compatibile con l’italiano, permette di avere conversazioni in lingue diverse in tempo reale, con la traduzione che arriva direttamente in cuffia. In viaggio è uno strumento genuinamente utile, non solo una trovata di marketing.

Il quadro però non è perfettamente simmetrico, e questo è un punto su cui è giusto essere espliciti: alcune funzionalità smart funzionano al massimo solo dentro l’ecosistema OPPO con ColorOS. Il controllo avanzato della fotocamera, certe animazioni popup, i comandi vocali completi, sono feature legate alle versioni più recenti di ColorOS. Chi ha un Android di altro brand o un iPhone ha comunque un set di funzionalità ricco, ma non identico. Se state acquistando le Enco Clip 2 principalmente per le funzioni smart più avanzate, questo elemento è da valutare prima di mettere mano al portafoglio.

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Autonomia e ricarica: tutto il giorno senza pensieri, quasi

I numeri dichiarati sono 9,5 ore di riproduzione continua in AAC al 50% del volume, con 40 ore totali con la custodia. In modalità LHDC si scende a 8 ore per auricolare e 36 ore totali.

L’esperienza d’uso reale è in linea con quanto dichiarato: in uso misto tra musica, podcast e qualche chiamata, si arriva comodamente a due-tre giorni senza caricare il case. Il case ricarica gli auricolari rapidamente ogni volta che vengono riposti, quindi in pratica ci si ritrova sempre con percentuale alta quando si vanno a riprendere.

La ricarica rapida è un’ancora di salvezza pratica: 10 minuti nel case danno circa 3,5 ore di autonomia aggiuntiva. Per le mattine di corsa in cui si dimentica di ricaricare la sera, è un dettaglio che fa la differenza.

Recensione OPPO Enco Clip2: open-ear con doppio driver Dynaudio e tanta AI 27

La critica qui è una: manca la ricarica wireless. Probabilmente il 90% degli utenti non la userebbe mai o quasi. Ma su un prodotto a quasi 180 euro, in un mercato in cui competitor diretti come Huawei FreeClip 2 e Sony LinkBuds Clip la offrono, è un dettaglio che si nota. Non è l’ago della bilancia, non cambia la valutazione complessiva, ma chiude il cerchio “premium” dal punto di vista percepito e OPPO quel cerchio non lo ha chiuso.

Usarle nella vita reale: qualche scena pratica

Tra i test che abbiamo fatto, alcuni scenari si sono rivelati particolarmente illuminanti.

In ufficio in open space, le Enco Clip 2 sono state probabilmente il contesto di utilizzo migliore in assoluto. Si ascolta musica a volume moderato, si rimane consapevoli di cosa succede intorno, qualcuno che chiama, una riunione che inizia, senza doverle togliere ogni volta. La Dipole Sound Field Technology, che promette di ridurre la dispersione sonora verso l’esterno tramite onde inverse nelle aperture posteriori, funziona onestamente bene a volumi medi: il collega seduto di fronte non capisce cosa state ascoltando. Alzando molto il volume in un ufficio silenzioso si inizia a sentire qualcosa, ma è buonsenso non farlo.

In metro e sui mezzi pubblici è dove le limitazioni del format si fanno sentire di più. Il rumore di fondo del convoglio copre parzialmente la musica, soprattutto sui bassi, e tende a far alzare il volume. Non è un problema di OPPO, è un problema fisico del formato open-ear: senza isolamento, il mondo esterno entra e compete con quello che state ascoltando. In queste condizioni preferisco ancora le in-ear.

Recensione OPPO Enco Clip2: open-ear con doppio driver Dynaudio e tanta AI 28

Durante la corsa leggera le ho trovate sorprendentemente stabili. L’archetto in Ni-Ti si adatta bene all’orecchio e la pressione, seppur lieve, è sufficiente a mantenere la posizione senza che cadano. Ho apprezzato molto la consapevolezza ambientale: sentire i passi, la strada, le macchine. Certe mattine la sicurezza vale più dell’isolamento acustico.

Nelle videochiamate di lavoro si sono comportate ottimamente. La voce in uscita è chiara, l’AI microfonica funziona, e la comodità di averle indossate tutto il giorno senza quella sensazione di stanchezza all’orecchio è un vantaggio reale rispetto alle in-ear che tengo usualmente.

Prezzo e verdetto finale

Le OPPO Enco Clip 2 si trovano in Italia a 179,99 euro di listino e purtroppo al momento non ci sono offerte, promo o altro che possano far scendere questo prezzo. Sono acquistabili sul sito ufficiale OPPO Store, su Amazon.it e nei punti vendita della grande distribuzione.

A questa cifra si trovano competitor diretti come le Sony LinkBuds Clip e le Huawei FreeClip 2, che la ricarica wireless la offrono e hanno case più compatti. La battaglia è dura, e OPPO la affronta con le armi del design e del pacchetto tecnologico: nessun altro in questa fascia offre LHDC 5.0, chip a 6 nm con NPU, traduzione AI integrata e triplo microfono con VPU su un’unica proposta open-ear.

Il profilo di chi dovrebbe acquistarle è abbastanza preciso: chi passa la giornata tra ufficio, spostamenti in città e qualche allenamento leggero, vuole restare connesso con l’ambiente, non sopporta i gommini nel condotto uditivo, usa uno smartphone Android (meglio se OPPO) e non disdegna un accessorio che faccia anche bella figura. Per questo profilo, le Enco Clip 2 sono tra le migliori open-ear disponibili oggi.

Recensione OPPO Enco Clip2: open-ear con doppio driver Dynaudio e tanta AI 29

Per chi invece cerca una cuffia da isolarsi in metro, da abbattere il rumore del mondo, da sentire ogni sfumatura di un album di musica classica senza compromessi, guardatevi le Enco X3s o qualsiasi buona in-ear con ANC. Le Enco Clip 2 non fanno quello e non ci provano nemmeno. E questo onestà, in fondo, è già un pregio.

Pro:

    • Comfort eccezionale
    • Qualità audio sopra la media per il formato
    • Microfoni ottimi
    • Autonomia ottima
    • Certificazione IP55

Contro:

    • Custodia ingombrante
    • Assenza di ricarica wireless
    • Nessun equalizzatore manuale a bande
    • Alcune funzioni smart solo su ColorOS
    • Nessuna cancellazione attiva del rumore (ANC)

Voto finale:

8.5