Xtream Codes IPTV Pirata

La Polizia di Stato, in collaborazione con le agenzie Eurojust ed Europol e le Polizie di Francia, Paesi Bassi, Germania, Bulgaria e Grecia, ha condotto la così detta operazione “Eclisse” in tutta Europa per sferrare un nuovo duro colpo alle “IPTV Pirata“. Dopo dunque aver sgominato la banda del “pezzotto” nel luglio del 2019, la Polizia di Stato è riuscita a sgominare anche la banda di Xtream Codes, con a capo due greci, che trasmetteva il segnale delle Pay TV sul web senza averne alcun diritto.

Con un danno stimato di oltre 6,5 milioni di euro, la cosa più sorprendente è che i principali fruitori di questo servizio pirata erano italiani. Sono infatti ben 5 milioni gli italiani che traevano vantaggio della IPTV pirata per guardare materiale protetto da copyright (nella maggior parte dei casi eventi sportivi e film) senza sborsare un euro. O meglio, pagando Xtream Codes (circa 12 euro) invece che le Pay TV.

Dopo il "pezzotto", nuovo duro colpo alle "IPTV Pirata": sgominata la banda di Xtream Codes 1

L’operazione “Eclisse” ha individuato fino a ora 25 persone coinvolte, con otto ordini europei di indagine nei confronti dell’associazione a delinquere a carattere transnazionale emessi in Italia, Olanda, Francia, Grecia, Germania e Bulgaria.

Tra l’altro, l’operazione non è ancora terminata, in quanto sono numerose le perquisizioni in corso in Italia e all’estero sferrare un colpo decisivo alle varie centrali di distribuzione di questa IPTV pirata.

Ricordiamo che l’anno scorso la Premier League vinse una battaglia giudiziaria molto importante che portò all’arresto diverse persone mentre quest’anno la Lega Serie A, in collaborazione con Sky e DAZN, sta portando avanti una campagna di marketing per scoraggiare le persone a utilizzare questo genere di servizi illegali.

Ricordiamo infatti che ad essere perseguibili non sono solo coloro che mettono in piedi l’organizzazione e ritrasmettono il segnale ma anche coloro che ne usufruiscono. In particolare, nei confronti dei fruitori del servizio è prevista la reclusione da sei mesi a 3 anni e la multa fino a 25.822 Euro. “Individueremo gli utenti italiani e verranno perseguiti“, ha spiegato il colonnello Giovanni Reccia, comandante del Nucleo speciale tutela della privacy e frode tecnologica.