Dopo mesi di braccio di ferro con Bruxelles, Apple ha deciso di cambiare rotta. L’azienda di Cupertino ha annunciato oggi una revisione profonda delle condizioni commerciali applicate agli sviluppatori che distribuiscono app nei ventisette paesi dell’Unione Europea. La mossa arriva al termine di un dialogo intenso con la Commissione Europea e mette fine, almeno sulla carta, alle frizioni legate al Digital Markets Act, la normativa che da tempo obbliga i colossi tecnologici a garantire maggiore apertura e concorrenza sui rispettivi ecosistemi.

Il risultato più evidente di questo accordo è la semplificazione: non ci saranno più regimi diversi a seconda di come uno sviluppatore scelga di distribuire la propria app. Tutti, indipendentemente dal canale utilizzato, confluiranno in un unico set di regole. Chi vuole aderire può farlo da subito, ma il nuovo sistema diventerà obbligatorio a partire dal 1° ottobre.

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Addio Core Technology Fee, arriva la commissione al 5%

La novità più concreta riguarda l’abbandono della tanto discussa Core Technology Fee, quella tariffa calcolata per ogni singola installazione che scattava una volta superata una certa soglia di download e che aveva scatenato non poche polemiche tra gli sviluppatori, memori del caso Epic Games. Al suo posto arriva la Core Technology Commission, un meccanismo decisamente più semplice: una commissione fissa del 5% calcolata sulle transazioni digitali generate dalle app distribuite fuori dall’App Store. Spariscono inoltre sia la commissione di acquisizione iniziale che quella sui servizi di negozio, due voci di costo che pesavano non poco sui bilanci degli sviluppatori indipendenti.

Ma le modifiche non si fermano qui. Apple ha rivisto anche le percentuali applicate a chi resta fedele all’App Store e al sistema di pagamento proprietario.

Ecco come si articola la nuova griglia tariffaria:

  • Per le app sull’App Store che utilizzano Apple In-App Purchase, la commissione scende al 26%, ma per la maggior parte degli sviluppatori — inclusi quelli iscritti al Programma Piccole Imprese, al programma dedicato alle Mini App o al Video Partner Program, oltre agli abbonamenti a rinnovo automatico dopo il primo anno — la quota si ferma al 15%.

  • Per chi sceglie un sistema di pagamento alternativo all’interno dell’app, la commissione standard è del 20%, che scende al 10% per le categorie di sviluppatori appena citate.

  • Per chi rimanda l’utente fuori dall’app per completare l’acquisto (il cosiddetto link-out), la commissione è fissata al 15%, con una riduzione al 10% per gli stessi programmi agevolati.

  • Per le app distribuite tramite marketplace alternativi o direttamente dal web, resta valida la sola Core Technology Commission del 5%.

Un ventaglio di opzioni pensato, secondo Apple, per riflettere il valore che l’azienda continua a garantire agli sviluppatori attraverso strumenti, infrastrutture e visibilità, indipendentemente dal canale di distribuzione scelto.

Pagamenti alternativi finalmente dentro l’app

Fino a oggi, in Europa, chi voleva offrire un metodo di pagamento diverso da Apple In-App Purchase era costretto a scegliere un’alternativa esclusiva, rinunciando del tutto al sistema di Cupertino. Con le nuove regole questo scenario cambia radicalmente: gli sviluppatori potranno finalmente proporre agli utenti sia Apple In-App Purchase sia un sistema di pagamento terzo all’interno della stessa app, una possibilità che finora era vietata sul mercato europeo.

Questa apertura non è però priva di paletti. Apple ha introdotto requisiti di presentazione precisi, pensati per garantire agli utenti un’esperienza chiara e coerente qualunque sia il metodo di pagamento scelto. Inoltre, chi distribuisce app nella UE dovrà definire in anticipo quale combinazione di opzioni offrire, pagamento nativo Apple, sistema alternativo, link-out verso il web, o un mix di questi, e mantenerla invariata per almeno dodici mesi, evitando così cambi di strategia troppo frequenti che potrebbero confondere gli utenti.

Più tutele per i minori

Uno dei punti su cui Apple ha insistito maggiormente riguarda la sicurezza dei più giovani. L’azienda ha lavorato a stretto contatto con la Commissione per estendere all’Europa alcune protezioni già attive in altri mercati, con l’obiettivo dichiarato di ridurre il rischio di frodi e truffe online ai danni dei minori.

Le app appartenenti alla categoria Kids, ad esempio, non potranno più includere link esterni per completare acquisti, un accorgimento pensato per tenere i più piccoli lontani da siti potenzialmente pericolosi. Per gli utenti con meno di 18 anni, qualsiasi app che utilizzi pagamenti alternativi o link-out dovrà obbligatoriamente prevedere un cosiddetto “parental gate”, un passaggio che richiede il coinvolgimento attivo di un genitore o tutore prima di autorizzare l’acquisto. Per i minori di 13 anni la stretta è ancora più netta: niente reindirizzamenti verso siti esterni, punto e basta. Nei paesi dell’Unione dove la normativa locale prevede il consenso dei genitori anche per ragazzi sopra i 13 anni, queste tutele verranno adattate di conseguenza.

Chi può aprire un marketplace alternativo

Apple amplia anche la platea di soggetti autorizzati a gestire un marketplace alternativo o a distribuire app tramite il web, un canale che resta comunque una peculiarità esclusiva del mercato europeo. Per qualificarsi, un’azienda dovrà rispettare almeno uno di questi requisiti: dimostrare una solidità finanziaria adeguata secondo i parametri di Dun & Bradstreet, essere quotata in borsa o controllata da una società quotata, aver ricevuto finanziamenti da un fondo di venture capital riconosciuto, aver superato un audit finanziario condotto da un revisore certificato, oppure essere un ente governativo, un istituto educativo o un’organizzazione non profit.

Apple giustifica questi filtri con un argomento tutt’altro che banale: a differenza dell’App Store, la distribuzione via web non prevede un operatore di marketplace che vigili costantemente sulle app pubblicate. Questo significa che un soggetto malintenzionato potrebbe, in teoria, operare indisturbato per molto tempo prima che qualcuno se ne accorga, con conseguenze potenzialmente dannose per gli utenti. Per questo motivo, ogni app distribuita al di fuori dell’App Store continuerà comunque a passare attraverso la Notarization, il controllo di base che Apple applica per verificare funzionalità minime e assenza di minacce evidenti.

Cosa cambia per gli sviluppatori italiani

Per chi sviluppa app in Italia e nel resto d’Europa, questo aggiornamento rappresenta probabilmente la revisione più significativa delle politiche App Store degli ultimi anni. Le nuove condizioni possono essere sottoscritte già da oggi, ma l’entrata in vigore effettiva è fissata per il 1° ottobre. Apple ha messo a disposizione una sezione dedicata sul proprio portale per gli sviluppatori, con materiali di approfondimento per orientarsi tra le nuove opzioni disponibili.

Resta da capire come reagirà il mercato a questo cambio di strategia, dopo anni in cui Apple aveva mostrato resistenza a ogni forma di apertura del proprio ecosistema. Per ora, la sensazione è che la pressione regolatoria europea stia effettivamente producendo effetti concreti, con benefici tangibili soprattutto per le piccole realtà di sviluppo che finora avevano faticato a competere con le commissioni più elevate del passato.

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