Sony Semiconductor Solutions e TSMC hanno firmato l’accordo definitivo per una joint venture dedicata alla produzione di sensori d’immagine per smartphone, mantenendo la promessa fatta a maggio con il memorandum d’intesa.

Nascerà così Advanced Vision Semiconductor Manufacturing Corporation, con sede a Koshi, nella prefettura giapponese di Kumamoto, che entrerà in produzione su larga scala a partire dal 2029.

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Chi mette cosa sul tavolo dell’accordo

Sony contribuirà con circa 465 miliardi di yen, pari a 2,9 miliardi di dollari, in parte versati in contanti e in parte tramite il conferimento, attraverso una scissione societaria, dello stabilimento appena costruito a Koshi. Per quanto concerne TSMC, questa apporterà circa 282 miliardi di yen in contanti, l’equivalente di 1,8 miliardi di dollari. A questo si aggiungerà il sostegno del governo giapponese, che finanzierà parte degli investimenti aggiuntivi necessari per raggiungere la capacità produttiva pianificata.

Sul piano societario sarà Sony a mantenere il controllo, consolidando la nuova azienda nel proprio gruppo e nominandone l’amministratore delegato. La divisione dei compiti tecnici segue la stessa logica: a Sony spettano la tecnologia dei sensori, la progettazione e la definizione dei prodotti, mentre TSMC mette a disposizione i propri processi produttivi avanzati.

Il monopolio Sony che si sta sgretolando

Dietro questa alleanza c’è un problema concreto che Sony fatica ormai a nascondere ovvero che la quota di mercato dei sensori d’immagine, che si aggirava intorno al 55% qualche anno fa, è scesa a poco più del 43% nel 2025, mentre Samsung è salita intorno al 20%. Il colpo più duro era arrivato ad agosto 2025, quando i coreani si erano aggiudicati da Apple la produzione dei sensori a tre strati per lo stabilimento di Austin, in Texas, un accordo di cui avevamo già raccontato i dettagli e che aveva incrinato per la prima volta il ruolo storico di Sony come fornitore principale delle fotocamere iPhone.

Dividere i costi delle fabbriche con TSMC allevia una pressione finanziaria che Sony non riusciva più a sostenere da sola. L’amministratore delegato Hiroki Totoki ha definito questa operazione il primo passo verso un modello “fab-light”, meno dipendente dalla proprietà diretta degli impianti produttivi.

Anche TSMC ha le proprie ragioni per questa alleanza insolita: secondo Nikkei Asia, alcuni clienti del colosso taiwanese starebbero spostando ordini verso le fonderie cinesi, che stanno aumentando le consegne soprattutto ai marchi di smartphone di fascia bassa. La società di analisi giapponese Techno Systems Research segnala inoltre che, solo nella lavorazione dello strato sensore, i concorrenti cinesi avrebbero già superato TSMC nel complesso degli ordini ricevuti.

Il ridimensionamento è ancora più evidente se paragonato ai numeri di inizio decennio visto che nel 2022 Sony deteneva ancora il 54% del mercato globale dei sensori fotografici, con una crescita anno su anno costante.

Da allora però la concorrenza si è fatta sempre più agguerrita su più fronti contemporaneamente: oltre a Samsung, che ha guadagnato terreno anche grazie a sensori a tre strati capaci di superare in alcuni test la qualità della serie Exmor RS di Sony, la stessa Apple starebbe lavorando a un sensore d’immagine proprietario per iPhone.

In questo contesto sempre più competitivo, l’alleanza con TSMC rappresenta per Sony un modo per difendere la propria posizione senza dover sostenere da sola tutto il peso degli investimenti necessari a restare competitiva.

Resta comunque da vedere se la nuova joint venture riuscirà davvero a invertire questa tendenza entro la fine del decennio, dato che l’avvio della produzione su larga scala è previsto solo per il 2029, il che è comunque un orizzonte temporale che lascia a Samsung e ai concorrenti cinesi ancora diversi anni per consolidare ulteriormente le proprie quote di mercato.

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