La missione Artemis III della NASA continua a prendere forma in vista del lancio previsto nella seconda metà del 2027, con le attività di preparazione che stanno entrando in una fase sempre più importante. L’agenzia spaziale statunitense sta infatti lavorando contemporaneamente sulla capsula Orion e sul gigantesco razzo Space Launch System (SLS), con l’obbiettivo di completare l’integrazione dell’hardware e arrivare ai test necessari per verificare il corretto funzionamento dell’intero sistema.

La novità più importante riguarda proprio Orion, il 30 luglio 2026, presso il Neil Armstrong Operations and Checkout Building del Kennedy Space Center, gli ingegneri hanno completato l’assemblaggio del modulo equipaggio e del modulo servizio della navicella che sarà utilizzata durante Artemis III. Si tratta di un passaggio fondamentale perché i due elementi, una volta integrati, costituiscono il veicolo che dovrà trasportare gli astronauti durante la missione.

A bordo di Artemis III voleranno gli astronauti della NASA Randy Bresnik, Andre Douglas e Frank Rubio, insieme all’astronauta dell’ESA Luca Parmitano; il modulo equipaggio sarà responsabile del trasporto e del supporto degli astronauti, mentre il modulo di servizio fornirà a Orion energia, propulsione e altri sistemi necessari durante la missione.

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Orion si prepara ai primi test integrati

Dopo l’unione dei due moduli, i tecnici potranno procedere con una delle prossime tappe fondamentali del programma: la prima accensione della navicella Orion nella configurazione combinata. Successivamente saranno effettuati ulteriori test di integrazione e verranno completate le installazioni finali dell’hardware prima dell’inserimento della capsula nella configurazione di lancio.

Artemis III avrà inoltre un profilo particolare rispetto alle precedenti missioni del programma, la NASA vuole infatti utilizzare la missione per dimostrare alcune delle tecnologie e delle procedure necessarie alle future missioni lunari con equipaggio, compreso il rendezvous e l’attracco con i sistemi di atterraggio umano sviluppati dai partner commerciali.

L’obbiettivo più ampio è preparare il terreno per le missioni successive, che porteranno avanti il programma Artemis verso operazioni lunari sempre più complesse; in questo scenario, Artemis III rappresenta quindi un passaggio intermedio fondamentale, anche se il profilo della missione è stato modificato rispetto alle prime pianificazioni.

Anche il razzo SLS entra nella fase di integrazione

Parallelamente ai lavori su Orion, anche il NASA SLS sta avanzando all’interno del Kennedy Space Center. I tecnici hanno completato le ispezioni e i controlli sui segmenti dei due booster a propellente solido, che costituiscono una parte fondamentale del sistema di lancio insieme al grande stadio centrale di colore arancione.

L’assemblaggio dei booster all’interno del Veichle Assembly Building è iniziato all’inizio di luglio, mentre il 21 luglio 2026 è stato consegnato l’ultimo dei quattro motori RS-25 destinati alla missione Artemis III. I propulsori, prodotti da L3Harris Technologies e derivati dall’esperienza maturata con il programma Space Shuttle, saranno integrati con lo stadio centrale del razzo.

La presenza dei quattro RS-25 rappresenta uno degli elementi più importanti dello SLS, che dovrà fornire la spinta necessaria per portare Orion fuori dall’atmosfera terrestre e inserirla nella traiettoria prevista dalla missione.

Nel frattempo, presso il Marshall Space Flight Center di Huntsville, in Alabama, la NASA ha completato anche l’ultima delle otto saldature a frizione necessarie per realizzare la sezione cilindrica del distanziatore destinato ad Artemis III. Terminata questa fase, la struttura è stata rimossa dall’attrezzatura di saldatura e sono iniziate le ispezioni, mentre il prossimo passaggio sarà l’installazione degli anelli strutturali superiore e inferiore.

nasa artemis III

Per Artemis III la NASA cambia il ruolo dello stato superiore

Uno degli aspetti più interessanti dell’hardware di Artemis III riguarda proprio la parte superiore dello SLS. La missione non seguirà infatti lo stesso profilo previsto per le missioni Artemis dirette verso la superficie lunare, perché Artemis III sarà principalmente una missione dimostrativa in orbita terrestre bassa (LEO).

Per questo motivo la NASA non utilizzerà lo stadio di propulsione criogenica provvisorio (ICPS) destinato originariamente a questa missione. Lo stadio verrà invece utilizzato per Artemis IV, mentre su Artemis III sarà impiegato un distanziatore non propulsivo.

La soluzione permette di mantenere sostanzialmente invariate le dimensioni complessive e i punti di connessione dell’architettura del lanciatore, il distanziatore avrà quindi il compito di collegare l’adattatore dello stadio Orion all’adattatore dello stadio del veicolo di lancio, senza richiedere una modifica sostanziale della configurazione del razzo.

Si tratta di una scelta legata direttamente al nuovo profilo della missione e che consente alla NASA di utilizzare in modo più efficiente l’hardware disponibile. Il componente tuttavia, dovrà essere sottoposto alle necessarie verifiche e ottenere la certificazione al volo prima di poter essere utilizzato.

La NASA punta sempre di più sul riutilizzo dell’hardware

Un altro elemento particolarmente interessante riguarda la strategia adottata dalla NASA per ridurre tempi e costi di produzione. L’agenzia sta infatti riutilizzando diversi componenti già disponibili, applicando anche le lezioni apprese durante le precedenti missioni Artemis.

Per Artemis III verranno utilizzati nuovamente alcuni adattatori strutturali realizzati e testati prima di Artemis I, gli ingegneri stanno effettuando ispezioni dettagliate e aggiornamenti per assicurarsi che le strutture rispettino tutti i requisiti necessari per il nuovo volo.

Il riutilizzo non riguarda però solamente le strutture del razzo, alcuni componenti del modulo equipaggio di Orion utilizzato per Artemis II saranno infatti impiegati anche per Artemis III. Questa scelta permetterà di anticipare l’installazione dell’hardware di circa tre mesi e, soprattutto, di rendere disponibili con oltre sei mesi di anticipo alcuni componenti originariamente destinati ad Artemis II per la missione Artemis IV.

La strategia avrà effetti anche sulle missioni successive, secondo la NASA più di 250 componenti della navicella Orion di Artemis II saranno riutilizzati per supportare Artemis IV e Artemis V.

Non si tratta quindi semplicemente di recuperare componenti già costruiti, ma di una strategia più ampia con cui l’agenzia sta cercando di aumentare la frequenza delle missioni Artemis e ridurre i tempi necessari per preparare ogni nuovo veicolo.

Artemis III si avvicina al primo grande test

La NASA sta inoltre cercando di rendere più efficienti le operazioni a terra, la lavorazione dei segmenti dei motori a propellente solido ha permesso di anticipare di quasi quattro mesi la loro preparazione per l’integrazione di Artemis III, mentre alcune modifiche alle infrastrutture e alle procedure hanno ridotto sensibilmente i tempi necessari per preparare nuovamente il sistema di lancio.

In particolare, le strutture di terra sono state rinforzate e rese più resistenti, mentre le operazioni di pulizia dopo il lancio di Artemis II sono state completate rapidamente per limitare il rischio di corrosione. Secondo la NASA, questo lavoro ha contribuito a ridurre di quasi il 50% i tempi necessari per riportare la torre di lancio al Veichle Assembly Building in preparazione della missione successiva.

Il prossimo obbiettivo sarà quindi completare progressivamente l’integrazione di Orion e SLS e arrivare ai test complessivi del sistema. Il programma prevede inoltre un Wet Dress Rehearsal, cioè una prova generale di rifornimento del razzo, entro la fine del 2026, secondo quanto indicato dall’amministratore della NASA Jared Isaacman.

Se le attività procederanno secondo la tabella di marcia, Artemis III dovrebbe partire nella seconda metà del 2027, rappresentando uno dei passaggi più importanti del nuovo programma lunare statunitense. La missione servirà infatti a verificare in condizioni operative una parte significativa dell’architettura che la NASA e i suoi partner commerciali intendono utilizzare per le future missioni lunari con equipaggio, preparando il terreno per Artemis IV e per le missioni successive a partire dal 2028.