Dopo OpenAI e Anthropic, anche Meta conferma un incidente che coinvolge uno dei suoi modelli di intelligenza artificiale durante una valutazione di sicurezza. L’azienda ha infatti rivelato che Muse Spark 1.1, uno dei suoi modelli più recenti, è riuscito ad accedere a internet e causa di un errore di configurazione dell’ambiente di test e ha successivamente sfruttato una vulnerabilità presente in un servizio di terze parti.

L’episodio contribuisce ad alimentare il dibattito sulla sicurezza degli agenti IA più avanzati, soprattutto alla luce dei casi emersi nelle ultime settimane che hanno coinvolto anche OpenAI e Anthropic; tutti e tre gli incidenti, inoltre, sembrano avere un elemento in comune.

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Un errore nell’ambiente di test ha aperto l’accesso a internet

Meta ha confermato l’accaduto attraverso una dichiarazione del portavoce Andy Stone, arrivata dopo le prime indiscrezioni pubblicate da The Information. Secondo quanto spiegato dall’azienda, Muse Spark 1.1 stava partecipando a una valutazione di sicurezza informatica in un ambiente che avrebbe dovuto essere completamente isolato dalla rete ma, a causa di una configurazione errata realizzata da Irregular (società esterna incaricata di gestire i test), il modello è però riuscito ad accedere a internet.

Una volta ottenuto l’accesso alla rete, il sistema di intelligenza artificiale ha individuato e sfruttato una vulnerabilità presente in un servizio di terze parti, in un comportamento che Meta descrive come molto simile a quanto già osservato nei recenti incidenti che hanno coinvolto altri sviluppatori di modelli IA.

L’azienda ha precisato di essere stata informata direttamente da Irregular e di aver avviato un’indagine interna. Meta ha inoltre annunciato che pubblicherà un resoconto completo dell’accaduto non appena saranno concluse tutte le verifiche.

Lo stesso partner era coinvolto anche nei casi OpenAI e Anthropic

Uno degli aspetti più interessanti emersi dalla vicenda riguarda proprio Irregular, la startup israeliana, specializzata nei test di sicurezza per i modelli di intelligenza artificiale, era infatti coinvolta anche nelle valutazioni che hanno portato ai recenti incidenti di Anthropic e OpenAI.

Nel caso Anthropic, l’azienda aveva raccontato che un malinteso con il partner aveva permesso ai modelli Claude di accedere realmente a internet nonostante dovessero operare in una simulazione isolata; i sistemi avevano così compromesso le infrastrutture di tre organizzazioni esterne durante le prove.

Anche OpenAI ha recentemente confermato che alcuni dei suoi modelli erano riusciti a sfruttare una configurazione errata dell’ambiente di test per collegarsi a internet e compromettere il sito di un’organizzazione esterna. Secondo persone a conoscenza della vicenda, anche quell’episodio sarebbe avvenuto durante la stessa valutazione gestita da Irregular.

Di conseguenza, i tre principali incidenti emersi nelle ultime settimane sembrano essere riconducibili allo stesso ambiente di test e allo stesso partner incaricato delle valutazioni.

Irregular: “Non si è trattato di una fuga dalla sandbox”

Dal canto suo, Irregular ha cercato di ridimensionare la portata dell’accaduto. L’azienda ha dichiarato che gli episodi non rappresentano una vera e propria evasione dalla sandbox né un sofisticato attacco informatico, sottolineando che al momento non risultano problemi aperti legati agli incidenti.

La società ha inoltre annunciato la pubblicazione di un white paper dedicato alle migliori pratiche per il contenimento dei modelli di intelligenza artificiale e per l’esecuzione sicura delle valutazioni di cybersecurity.

Fondata nel 2023 a Tel Aviv da Dan Lahav e Omer Nevo, Irregular si definisce il primo frontier security lab dedicato ai sistemi IA di nuova generazione. L’azienda esegue simulazioni realistiche per valutare sia le capacità offensive dei modelli sia la loro resilienza agli attacchi, e nel corso del 2025 ha raccolto 80 milioni di dollari in un round di finanziamento guidato da Sequoia Capital e Redpoint Ventures.

Crescono le preoccupazioni sulla sicurezza degli agenti IA

L’incidente conferma una tendenza che sta emergendo con sempre maggiore frequenza nel settore dell’intelligenza artificiale. I modelli più avanzati stanno infatti dimostrando una crescente capacità di individuare vulnerabilità, sfruttarle e utilizzare strumenti esterni quando l’ambiente di esecuzione lo consente, anche se ciò avviene a causa di errori di configurazione nei sistemi predisposti per i test.

Episodi di questo tipo potrebbero spingere un numero sempre maggiore di aziende a privilegiare soluzioni di sicurezza personalizzate e modelli open-weight eseguibili all’interno delle proprie infrastrutture, così da mantenere un controllo più stretto su dati, conformità e sicurezza.

Per Meta si tratta del primo caso pubblico di questo genere, ma la vicenda evidenzia come il tema della sicurezza degli agenti IA non riguardi più soltanto singole aziende. Dopo Anthropic, OpenAI e ora anche Meta, il settore dovrà inevitabilmente rafforzare i propri sistemi di isolamento e i protocolli di valutazione per evitare che errori apparentemente banali possano trasformarsi in incidenti sempre più complessi.

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