Chi porta lenti a contatto standard, quelle vendute in scatolette identiche per milioni di persone, probabilmente non si è mai posto il problema. Ma per chi ha una cornea dalla geometria irregolare, trovare una lente che calzi davvero può significare mesi di appuntamenti, lenti diagnostiche multiple e una spesa che si aggira facilmente sulle centinaia di euro a paio. Un gruppo di ricerca del Dipartimento di Chimica dell’Università di Waterloo, in Canada, sostiene di poter comprimere quel percorso in circa 20 minuti, il tempo di una singola visita dall’optometrista.

Lo studio, dal titolo “Patient-specific hard contact lenses fabricated by vat photopolymerization printing and non-contact fluidization coating”, è stato pubblicato sulla rivista Materials & Design. Un dettaglio che vale la pena chiarire subito, perché la formulazione stessa del titolo lo rende esplicito: non si tratta delle comuni lenti morbide in silicone idrogel che la maggior parte dei portatori usa quotidianamente, ma di lenti rigide su misura, la categoria riservata proprio ai casi più complessi, dove le lenti morbide standard non garantiscono una visione sufficientemente nitida.

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Un software che disegna la lente sulla forma esatta dell’occhio

Il cuore del sistema è un software di progettazione proprietario che costruisce un modello tridimensionale della lente partendo dalla scansione della cornea del paziente. La superficie interna viene calcolata per aderire con precisione alla forma dell’occhio, mentre quella esterna incorpora la correzione visiva necessaria. È un approccio concettualmente diverso da quello con cui vengono prodotte oggi la maggior parte delle lenti in commercio, realizzate in una gamma limitata di misure e forme standard entro cui il paziente deve, in un certo senso, adattarsi.

Il vero ostacolo tecnico non era però il software, quanto il materiale. Il silicone è la scelta quasi obbligata per le lenti a contatto, per la sua biocompatibilità e per l’ottima permeabilità all’ossigeno, ma le formulazioni convenzionali non sono compatibili con i processi di stampa 3D. Il team guidato da Sayan Ganguly, ricercatore associato del Dipartimento di Chimica, e dalla docente Shirley Tang, ha quindi sviluppato una nuova formulazione di silicone idrofilo pensata appositamente per la manifattura additiva, mantenendo però le proprietà necessarie all’uso oftalmico. «Il nuovo materiale siliconico che abbiamo creato, combinato con il nostro processo produttivo, genera lenti lisce e trasparenti, comode da indossare», ha dichiarato Ganguly.

Lenti a contatto su misura in 20 minuti, la stampa 3D che potrebbe cambiare l'optometria 1

Restava un secondo problema, tipico di qualsiasi oggetto stampato in 3D strato dopo strato: le microscopiche imperfezioni superficiali note come effetto “a gradino”, che su una lente a contatto possono compromettere sia il comfort sia la qualità ottica. Per eliminarle senza alterare la geometria personalizzata già calcolata dal software, i ricercatori hanno messo a punto un processo di rivestimento ultrasottile senza contatto, capace di uniformare la superficie preservandone le proprietà ottiche originarie.

Dai primi test in laboratorio alla strada verso la clinica

I primi test condotti in laboratorio hanno dato risultati incoraggianti: le lenti sono risultate biocompatibili, quindi sicure per l’interazione con i tessuti oculari, con prestazioni ottiche e meccaniche giudicate comparabili a quelle delle lenti a contatto commerciali già in vendita. È un passaggio preliminare, va detto con chiarezza, non una validazione clinica: il gruppo di ricerca sta ora preparando gli studi in vivo, il passaggio realmente decisivo prima di qualunque impiego su pazienti reali.

Parallelamente, il team ha già depositato un brevetto provvisorio relativo al nuovo silicone idrofilo, con la domanda definitiva in preparazione, e lavora in collaborazione con il Centre for Vision and Eye Research (CEVR), istituto congiunto tra l’Università di Waterloo e la Hong Kong Polytechnic University, con l’obiettivo dichiarato di favorire il trasferimento della tecnologia verso applicazioni commerciali. Il progetto, che ha già ricevuto una medaglia d’oro allo Shanghai International Exhibition of Inventions 2026, è stato sostenuto da due finanziamenti del Natural Sciences and Engineering Research Council of Canada e da fondi aggiuntivi dell’iniziativa InnoHK di Hong Kong.

Resta da capire, come sempre in questi casi, quanto tempo separi un risultato di laboratorio solido da un prodotto realmente disponibile negli studi optometrici. Ma se il percorso verso la sperimentazione clinica dovesse confermare quanto visto finora, il vantaggio per chi oggi convive con cornee irregolari, e con mesi di appuntamenti per trovare una lente che funzioni davvero, sarebbe tutt’altro che marginale.