Negli ultimi mesi il confronto tra aziende statunitensi e cinesi nel settore dell’intelligenza artificiale si è fatto sempre più acceso, tra accuse di utilizzo improprio dei modelli, restrizioni all’accesso ai servizi e tensioni legate alla sicurezza. In questo contesto si inserisce l’ultima decisione di Alibaba, che avrebbe scelto di vietare ai propri dipendenti l’utilizzo di Claude Code e, secondo alcune indiscrezioni, dell’intero ecosistema di prodotti sviluppati da Anthropic.

La decisione arriverebbe dopo la scoperta di un presunto meccanismo nascosto all’interno di Claude Code che, secondo alcuni ricercatori indipendenti, sarebbe stato progettato per individuare gli utenti che operano dalla Cina o che risultano collegati ad aziende cinesi attive nel settore dell’intelligenza artificiale.

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Alibaba considera Claude Code un software ad alto rischio

Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, Alibaba avrebbe classificato Claude Code come un software ad alto rischio con vulnerabilità di sicurezza, inserendolo in un’apposita lista interna a seguito di una valutazione sulla sicurezza.

La misura entrerà in vigore il 10 luglio e impedirà ai dipendenti di utilizzare Claude Code per qualsiasi attività lavorativa, contestualmente, il personale sarebbe stato invitato ad adottare Qoder, la piattaforma di coding assistito basata sull’intelligenza artificiale sviluppata internamente da Alibaba.

Le indiscrezioni provenienti dalla Cina parlano inoltre di una direttiva ancora più ampia: oltre a Claude Code, i dipendenti avrebbero ricevuto l’indicazione di disinstallare anche gli altri prodotti Anthropic, inclusi i modelli Claude Sonnet, Claude Opus e Claude Fable.

Tutto nasce da una presunta funzione nascosta scoperta nella piattaforma

L’origine della vicenda risale a un post pubblicato il 30 giugno sul subreddit dedicato a Claude, dove uno sviluppatore ha sostenuto di aver individuato una porzione di codice introdotta a partire dalla versione 2.1.91 di Claude Code, distribuita lo scorso aprile.

Secondo quanto ricostruito dall’autore della segnalazione, il software avrebbe eseguito una serie di controlli ogni volta che veniva rilevato l’utilizzo di un proxy. Oltre a verificare il fuso orario del sistema, confrontando ad esempio le impostazioni con Asia/Shanghai o Asia/Urumqi, il codice avrebbe analizzato anche l’indirizzo del proxy confrontandolo con un elenco di domini e identificativi associati ad alcune delle principali aziende tecnologiche cinesi, tra cui Alibaba, Baidu, Ant Group e ByteDance.

L’aspetto che ha attirato maggiormente l’attenzione riguarda però il presunto metodo utilizzato per trasmettere queste informazioni ai server di Anthropic. Secondo l’autore della scoperta, il software non avrebbe inviato un messaggio esplicito ma avrebbe sfruttato una tecnica di steganografia, modificando impercettibilmente il formato della data e alcuni caratteri di punteggiatura presenti nei messaggi di sistema, così da incorporare dati leggibili soltanto dai sistemi dell’azienda. Per chi ha scoperto il comportamento, questa modalità rappresenterebbe una violazione della trasparenza nei confronti degli utenti.

Anthropic conferma l’esperimento ma ne ridimensiona la portata

Anthropic non ha diffuso un comunicato ufficiale sulla vicenda, ma uno degli ingegneri del team Claude Code, Thariq Shihipar, è intervenuto pubblicamente su X per spiegare l’origine del codice.

Secondo il tecnico, il meccanismo sarebbe stato introdotto come parte di un esperimento avviato nel mese di marzo con l’obbiettivo di contrastare gli abusi degli account, limitare l’attività dei rivenditori non autorizzati e proteggere i modelli dai tentativi di distillazione.

Shihipar ha inoltre affermato che il team aveva già pianificato la rimozione di quel codice e che la modifica necessaria per eliminarlo sarebbe stata approvata il 1° luglio, il giorno successivo alla pubblicazione della segnalazione su Reddit.

Una disputa che va avanti da settimane

Il divieto imposto da Alibaba non arriva però in un momento qualsiasi, solo poche settimane fa infatti, Anthropic aveva accusato alcuni soggetti collegati al laboratorio Qwen di Alibaba di aver organizzato quello che la società ha definito il più grande tentativo di distillazione mai registrato ai danni dei propri modelli.

In una lettera inviata alla Commissione bancaria del Senato degli Stati Uniti, Anthropic aveva sostenuto che tra aprile e giugno sarebbero stati utilizzati quasi 25.000 account fraudolenti per generare circa 28,8 milioni di richieste verso Claude, con il presunto obbiettivo di addestrare modelli concorrenti sfruttando le risposte dell’assistente.

Alibaba ha respinto le accuse, negando qualsiasi coinvolgimento nell’operazione. Successivamente Anthropic ha irrigidito ulteriormente le proprie politiche di accesso, bloccando numerosi account riconducibili alla Cina e ribadendo la propria linea particolarmente restrittiva nei confronti delle aziende cinesi, anche quando operano tramite filiali estere.

Lo scontro sull’intelligenza artificiale coinvolge sempre più Stati Uniti e Cina

L’intera vicenda rappresenta soltanto l’ultimo capitolo della crescente competizione tra Stati Uniti e Cina nel settore dell’intelligenza artificiale. Negli ultimi mesi i due Paesi hanno alternato aperture e nuove restrizioni, sia sul fronte hardware sia su quello software; se da un lato Washington ha recentemente allentato alcune limitazioni relative all’esportazione di acceleratori per l’IA verso determinate aziende cinesi, dall’altro continuano a crescere le limitazioni imposte ai servizi software.

Anthropic ha scelto da tempo di limitare l’accesso ai propri prodotti in Cina, mentre Alibaba ha ora deciso di escludere i software dell’azienda americana dal proprio ambiente di lavoro. Parallelamente, anche OpenAI negli ultimi mesi ha adottato misure analoghe contro alcuni account ritenuti collegati ad attività provenienti dalla Cina.

Lo scontro, dunque, sembra ormai estendersi ben oltre l’hardware e coinvolgere direttamente anche piattaforme, modelli e strumenti di sviluppo basati sull’intelligenza artificiale, con ripercussioni sempre più evidenti sia sulle aziende sia sugli sviluppatori.

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