Sono passati appena dieci giorni dal lancio dei Meta Glasses in Italia, e già Meta stravolge i piani per tutti i suoi occhiali smart. Il brand ha aggiornato le proprie pagine di supporto comunicando che alcune funzionalità avanzate richiederanno l’abbonamento al Meta One Premium Plan. La notizia riguarda tutti i modelli della gamma: Ray-Ban Meta, Oakley Meta e i nuovi Meta Glasses.

La funzione coinvolta, almeno per ora, è Conversation Focus, di cui vi avevamo parlato a dicembre 2025 come una delle novità più interessanti dell’aggiornamento v21: sfruttando beamforming, audio spaziale e AI, amplifica la voce dell’interlocutore in ambienti rumorosi come bar, ristoranti o mezzi pubblici. Senza abbonamento, gli utenti potranno usarla per 3 ore al mese. Con il Meta One Premium Plan si sale fino a 15 ore mensili, ma anche con l’abbonamento il limite rimane comunque, il che è abbastanza paradossale.

L’abbonamento include anche il Premium Device Support, ovvero accesso più rapido a “esperti umani” formati sulle funzionalità degli occhiali smart in caso di problemi tecnici.

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Una funzione on-device, ma con paywall

Un dettaglio importante: Conversation Focus gira on-device, senza inviare dati ai server Meta per l’elaborazione; pertanto, non si tratta di un limite legato ai costi di inferenza cloud, come confermato esplicitamente da un portavoce di Meta stesso a WIRED, affermando che non si tratta di una questione legata ai limiti dei token AI.

Meta precisa che, stando ai dati del proprio programma di early access, la stragrande maggioranza degli utenti non supererà il limite mensile gratuito di 3 ore, e che ascolterà i feedback per aggiustare eventualmente le soglie.

Chris Harrison, direttore del Future Interfaces Group della Carnegie Mellon University, ha commentato la mossa affermando che l’industria ha compiuto progressi enormi negli ultimi 18 mesi nell’efficienza di generazione dei token e che in questo caso non si tratta di recuperare i costi AI ma di monetizzare i clienti.

La logica, afferma Harrison, sta nel “vecchio stratagemma del rasoio e delle lamette”, ovvero che Meta vende gli occhiali a prezzi contenuti, come nel caso dei nuovi Meta Glasses da 299 dollari che rinunciano al brand Ray-Ban per abbassare la barriera d’ingresso, e costruisce invece il proprio guadagno attraverso il layer software. Man mano che le funzionalità degli occhiali crescono, è ragionevole aspettarsi che altre vengano inserite dietro un paywall.

Il rischio di un concorrente con un modello diverso

Come fanno notare vari analisti di settore, questa mossa però non è priva di rischi. Infatti entro la fine del 2026 è atteso il debutto degli occhiali smart di Google, sviluppati con Samsung e i brand di occhiali Warby Parker e Gentle Monster.

Non ci sono ancora dettagli su abbonamenti o limiti d’uso, ma Harrison osserva che Google ha dimostrato una crescente efficienza nei propri modelli AI e potrebbe trovarsi in posizione di assorbire quei costi invece di strutturare le funzionalità in livelli a pagamento. Quindi in parole povere potrebbe scegliere di vendere gli occhiali smart senza far pagare nessun abbonamento.

Questo non significa che Google sia immune ai limiti d’uso: sui Pixel, alcune funzioni come Video Boost richiedono un piano Google One specifico. Come saprete Gemini è gratuito, ma alcune funzionalità avanzate come Gemini Spark sono a pagamento. Anche il nuovo Google Home Speaker richiede Google Home Premium per avere l’esperienza Gemini Live più conversazionale.

Apple, infine, non è da meno visto che con iOS 27 alcune funzioni di editing fotografico AI avranno limiti di utilizzo legati al piano iCloud+ dell’utente.

Tutti questi servizi dovranno dimostrare un valore reale, altrimenti le persone sceglieranno la versione gratuita“, conclude Harrison. E aggiunge che una funzione come Conversation Focus, utile per chi ha difficoltà uditive in ambienti rumorosi, potrebbe giustificare il costo: “Vale 10 dollari al mese? Probabilmente sì.”

Staremo a vedere come verranno accolte queste nuove strategie di pagamento di Meta dal pubblico che ormai si trova sommerso da abbonamenti (la cosiddetta subscription fatigue), con evidente malcontento e frustrazione, e che potrebbe rifiutare aspramente di sottoscriverne uno nuovo.

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