Ci sono operazioni finanziarie che, per quanto legittime sulla carta, lasciano comunque a bocca aperta per la sola grandezza dei numeri coinvolti. Elon Musk ha appena ricevuto un compenso da Tesla sotto forma di azioni per un valore teorico attuale di oltre 115 miliardi di dollari, la formalizzazione di un pacchetto che arriva al termine di una battaglia legale lunga sei anni. Una cifra monstre che, paradossalmente, non costa all’azienda un solo dollaro.
Il meccanismo dell’operazione è tanto semplice da descrivere quanto enorme nei suoi effetti. Musk ha esercitato opzioni su 303.960.630 azioni Tesla a un prezzo di esercizio rettificato di 23,34 dollari ciascuna. Il giorno della transazione, il 16 giugno 2026, il titolo Tesla ha chiuso le contrattazioni a 404,66 dollari, generando uno scarto di 381,32 dollari per ogni azione. Moltiplicato per il numero di titoli coinvolti, il risultato è quel guadagno teorico di circa 115,9 miliardi di dollari in una singola transazione, una delle operazioni sul capitale più grandi nella storia delle aziende quotate.
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Una battaglia legale di sei anni che si chiude
Per capire il perché di una cifra così abnorme, bisogna tornare al 2018, quando il consiglio di amministrazione di Tesla aveva approvato per Musk un pacchetto di compenso da 20.264.042 azioni a un prezzo di esercizio di 350,02 dollari, secondo quanto riportato da Electrek. Quel piano, uno dei più ricchi mai concessi a un amministratore delegato, era finito sotto accusa da parte degli azionisti, convinti che la cifra fosse scaturita da trattative non genuine con un consiglio di amministrazione troppo vicino allo stesso Musk.
La giudice della Corte di Cancelleria del Delaware, Kathaleen McCormick, aveva accolto quelle accuse, annullando integralmente il pacchetto nel 2024 con una sentenza che bollava il consiglio come non indipendente e gli azionisti come mal informati. La Corte Suprema del Delaware, però, ha ribaltato quella decisione nel dicembre 2025, giudicando l’annullamento totale una misura eccessiva. Da quel momento Tesla ha lavorato a una via per ripristinare il compenso, firmando un accordo di attuazione il 21 aprile 2026 e avviando la procedura per la consegna delle azioni.
Il costo nominale per Tesla, derivante dalla differenza tra il prezzo di esercizio e il valore di mercato delle opzioni, sarebbe stato di circa 7,1 miliardi di dollari. Quella cifra, però, è stata interamente compensata da un meccanismo di compravendita interna chiamato net share settlement: Tesla ha trattenuto 17.531.857 azioni dal lotto in consegna a Musk, il cui valore corrente coincide esattamente con quei 7,1 miliardi necessari a coprire l’operazione. Il risultato pratico è che Musk non ha pagato nulla di tasca propria, e l’azienda non ha sostenuto alcuna spesa diretta per consegnare un pacchetto azionario da oltre 115 miliardi.
A completare il quadro, l’operazione ha cancellato automaticamente anche un premio temporaneo di 96 milioni di azioni che il consiglio di Tesla aveva concesso a Musk nell’agosto 2025, come paracadute nel caso in cui la battaglia legale sul pacchetto del 2018 si fosse conclusa diversamente. Con l’esercizio delle opzioni originarie, quel premio alternativo è stato automaticamente revocato il 21 aprile 2026.
C’è però un dettaglio che raffredda l’entusiasmo, se così si può dire, di un guadagno tanto colossale. Le nuove azioni ricevute da Musk restano vincolate, e secondo le clausole del pacchetto non potranno essere effettivamente liquidate prima del 2028, anno in cui scatterà la maturazione, seguito da un ulteriore periodo di blocco alla vendita di cinque anni che si concluderà solo nel 2033. Per il momento, dunque, l’enorme controvalore esiste soltanto sulla carta, legato all’andamento futuro del titolo Tesla nei prossimi anni.
Con questa transazione, secondo i dati riportati da Basenor, la quota di Musk in Tesla è salita a circa il 20% del capitale, portando il totale delle sue azioni a poco più di 1,12 miliardi. È bene sottolineare che si tratta di un pacchetto completamente distinto dal piano di compenso da 1.000 miliardi di dollari approvato dagli azionisti nel novembre 2025, che matura invece in più tranche fino al 2035. Due piani diversi, due orizzonti temporali diversi, ma un’unica costante, ovvero il legame sempre più stretto tra il destino personale di Musk e quello finanziario di Tesla.
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