Tra i corridoi del potere a Washington sta spopolando un accessorio inaspettato soprattutto se si considera che è prodotto in Finlandia. Stiamo parlando di Oura Ring che è diventato ormai il wearable di riferimento per politici, funzionari e militari americani, al punto che l’amministrazione Trump lo considera uno strumento chiave per trasformare l’approccio alla sanità pubblica.

Il Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., estremamente determinato nel rendere gli statunitensi più consapevoli della propria salute, ha espresso un obiettivo ambizioso: nel giro di quattro anni, vorrebbe che ogni cittadino americano indossasse un dispositivo per il monitoraggio della salute.

L’idea alla base quella di prevenire le malattie prima che si manifestino, riducendo così la spesa sanitaria federale. È la filosofia del movimento MAHA (“Make America Healthy Again“), strettamente legato all’orbita trumpiana.

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Il successo di Oura va oltre gli schieramenti

La cosa curiosa è che l’entusiasmo per Oura non segue le linee di partito. Secondo quanto riportato da Politico, anche figure progressiste come Alexandria Ocasio-Cortez indossano l’anello finlandese. Washington sembra aver trovato un raro terreno d’accordo: la passione per i dati biometrici.

Il Pentagono ha fatto un passo ulteriore, diventando uno dei maggiori acquirenti di Oura a livello mondiale. Gli anelli vengono offerti come benefit ai dipendenti civili e ai militari, trasformando di fatto il Dipartimento della Difesa in un laboratorio su larga scala per il monitoraggio della salute tramite wearable.

Oura ha fatto molta strada dal 2016, quando raccolse i primi fondi su Kickstarter. Oggi domina il mercato americano degli smart ring con una quota di circa due terzi, e la sua valutazione è esplosa: dai 2,5 miliardi di dollari del 2022 si è arrivati agli attuali 11 miliardi, un salto che l’ha catapultata nel ristretto club dei cosiddetti “decacorni” europei, un vanto per il Vecchio Continente, spesso tacciato per la scarsa abilità di produrre prodotti o società in grado di innovare.

Il brand ha costruito credibilità nel mondo dello sport professionistico, conquistando atleti NBA e assicurandosi la sponsorizzazione del Team USA per le Olimpiadi di Los Angeles 2028. Un posizionamento che ora sta pagando dividendi anche in ambito politico.

La partita regolatoria e le pressioni sulla FDA

Con la crescente visibilità, Oura ha intensificato il lavoro di lobbying verso la Food and Drug Administration. Il nodo è la classificazione: attualmente gli smart ring rientrano tra i “prodotti per il benessere generale”, una categoria che impone meno vincoli rispetto ai dispositivi medici certificati.

Oura vorrebbe poter offrire funzionalità più sofisticate senza dover affrontare il percorso di approvazione medica, che richiede tempi lunghi e investimenti significativi. Non è l’unica a muoversi in questa zona grigia: anche Whoop ha ricevuto richiami dalla FDA per alcune funzioni ritenute troppo vicine all’ambito clinico.

I dubbi sulla privacy

L’aspetto più delicato riguarda i dati personali. Questi dispositivi raccolgono informazioni intime: ritmi del sonno, battito cardiaco, temperatura corporea, livelli di stress. Chi li custodisce? Chi può accedervi?

La collaborazione annunciata tra Oura e Palantir Technologies ha fatto suonare qualche campanello d’allarme. Palantir è nota per il suo lavoro con agenzie di intelligence e forze dell’ordine, e l’accostamento con un’azienda che raccoglie dati biometrici su milioni di utenti ha sollevato interrogativi sul rischio di sorveglianza di massa.

Se il sogno di Kennedy Jr. si realizzasse e decine di milioni di americani iniziassero a indossare wearable collegati al cloud, le implicazioni per la privacy sarebbero enormi. È una conversazione che Washington non ha ancora affrontato seriamente, ma che sui social e nei corridoi del potere sta iniziando a serpeggiare.

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