Quando si parla di ricerca della vita oltre la Terra, spesso e volentieri l’immaginazione corre subito verso pianeti lontani e sonde interplanetarie; eppure, come molti di voi sapranno, alcune delle risposte potrebbero trovarsi (almeno in parte) proprio qui sul nostro pianeta, in uno degli ambienti più estremi e inospitali che conosciamo: l’Antartide.

È qui che due ricercatori della NASA, Mariam Naseem e Marc Neveau (affiliati all’Università del Maryland e al Goddard Space Flight Center), hanno avviato una missione tanto affascinante quanto complessa: raccogliere campioni di acqua marina nelle profondità del Mare di Weddell per simulare ciò che accade negli oceani nascosti dei cosiddetti mondi ghiacciati del Sistema Solare.

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Perché studiare l’Antartide per capire mondi come Europa ed Encelado

Corpi come Europa (luna di Giove), o Encelado (satellite di Saturno) sono ritenuti tra i candidati più promettenti nella ricerca di vita extraterrestre. Sotto le loro spesse croste di ghiaccio si nasconderebbero infatti vasti oceani di acqua liquida, potenzialmente ricchi di ingredienti chiave per la vita, come carbonio, azoto ed energia chimica.

Anche Plutone rientra in questo gruppo di mondi oceanici, che condividono una caratteristica fondamentale: oceani nascosti, isolati dalla luce solare e protetti da chilometri di ghiaccio. E qui entra in gioco l’Antartide.

Nel Mare di Weddell, permanentemente coperto di ghiaccio e situato a est della Penisola Antartica, esistono masse d’acqua profonde e buie che non ricevono la luce solare, condizioni che per certi versi ricordano quelle degli oceani extraterrestri. Studiare questi ambienti terrestri permette di comprendere meglio come potrebbero comportarsi molecole e composti chimici in scenari analoghi su altri mondi.

Il criovulcanismo

Nel caso di Encelado, la situazione è ancora più interessante, questa piccola luna è famosa per i suoi spettacolari geyser: attraverso un processo chiamato criovulcanismo, l’acqua dell’oceano sotterraneo viene espulsa nello spazio sotto forma di pennacchi di vapore e granelli di ghiaccio.

Questo fenomeno rappresenta un’opportunità straordinaria per le missioni spaziali, invece di perforare chilometri di ghiaccio, un veicolo robotico potrebbe semplicemente attraversare questi pennacchi e campionare direttamente il materiale oceanico.

Il problema tuttavia, è tutt’altro che secondario: cosa succede alle molecole organiche durante il viaggio dall’oceano allo spazio?

A contatto con il vuoto e le temperature estreme, amminoacidi, acidi grassi e sali potrebbero essere alterati, degradati o persino distrutti; comprendere questi cambiamenti è essenziale per interpretare correttamente eventuali dati raccolti in futuro da missioni dirette verso Europa o Encelado.

Campioni da oltre 1.100 metri di profondità

Per simulare queste condizioni, Naseem e Neveu hanno raccolto campioni della Corrente Circumpolare Profonda a 1.120 metri sotto la superficie del Mare di Weddell, una profondità che, su mondi a gravità inferiore, equivarrebbe a decine di chilometri sotto la crosta ghiacciata.

L’operazione non è stata semplice, il 30 dicembre il team ha calato una rastrelliera di bombole di campionamento attraverso un’apertura nel ghiaccio spesso fino a 15 metri; la pressione dei blocchi circostanti tendeva a richiudere lo spazio, costringendo l’equipaggio della nave rompighiaccio a manovrare continuamente per mantenere allineato il sistema di campionamento. Come se non bastasse, anche alcune orche sono emerse nell’area, rendendo l’intervento ancora più dinamico.

Il giorno successivo, grazie a una perfetta coordinazione con l’equipaggio, il team ha raggiunto i 1.120 metri di profondità, un record per la nave impiegata nella missione.

Il simulatore di criovulcanismo

I campioni raccolti in Antartide, mantenuti congelati nonostante imprevisti e cambi di volo tra Ushuaia e Washington, sono ora in Maryland, dove verranno analizzati utilizzando tecniche cromatografiche avanzate.

Una parte verrà studiata direttamente, mentre l’altra sarà iniettata in un dispositivo chiamato Simulator of Ocean World Cryovolcanism, una camera a vuoto progettata per riprodurre le condizioni spaziali. In pratica, i ricercatori ricreeranno il laboratorio ciò che avverrebbe durante un’eruzione criovulcanica su Encelado.

Confrontando i campioni originali con quelli eruttati nel simulatore, sarà possibile capire quali molecole sopravvivono, quali si alterano, e quali potrebbero scomparire del tutto.

Un passaggio cruciale, perché un’eventuale missione futura che rilevasse composti organici nei pennacchi di Encelado dovrebbe essere in grado di distinguere tra alterazioni dovute al viaggio nello spazio e segnali autentici di attività biologica.

Un piccolo passo in Antartide, un grande passo per l’astrobiologia

Come spesso accade nella ricerca spaziale, i progressi più significativi nascono da esperimenti meticolosi e apparentemente terrestri, studiare l’acqua sotto i ghiacci dell’Antartide potrebbe sembrare distante dalle sonde interplanetarie, ma in realtà rappresenta un tassello fondamentale nella preparazione delle future missioni verso Europa ed Encelado.

Se un giorno dovessimo davvero individuare tracce di vita microbica oltre la Terra, sarà anche grazie a campagne di campionamento come questa, condotte in ambienti estremi e con una pianificazione che ha coinvolto decine di persone tra sicurezza, logistica e analisi dei dati.

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