Durante gli Australian Open 2026, in svolgimento proprio in questi giorni, si è aperto un piccolo ma significativo caso tra tennis professionistico e tecnologia indossabile. Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, rispettivamente primo e secondo della classifica ATP, entrambi impegnati nel torneo, sono stati invitati dagli arbitri a rimuovere i loro Whoop durante i match, nonostante il dispositivo sia formalmente approvato dagli organismi internazionali del tennis.
Un episodio che, al di là del singolo gesto, mette in luce una frattura sempre più evidente tra le abitudini moderne degli atleti e le regole ancora molto conservative dei tornei del Grande Slam.
Indice:
Giocatori costretti a rimuovere i propri Whoop, cosa è successo in campo
Il caso più visibile è stato quello di Carlos Alcaraz, ripreso con un Whoop al polso destro durante il match di quarto turno. L’arbitro è intervenuto quasi subito, chiedendogli di rimuovere il dispositivo. Pochi minuti dopo, il CEO di Whoop, Will Ahmed, ha commentato pubblicamente la decisione definendola “ridicola” e sottolineando come il tracker non rappresenti alcun rischio per la sicurezza.
Il messaggio del di Ahmed, e di gran parte della comunità tennistica, è quello di lasciare che gli atleti misurino il proprio corpo. Non per ottenere vantaggi in tempo reale, ma per capire meglio carichi, recupero e risposta fisica allo sforzo.
Ridiculous. Whoop is approved by the International Tennis Federation for in-match wear and poses no safety risk. Let the athletes measure their bodies. Data is not steroids! https://t.co/fC3JX6Vldm
— Will Ahmed (@willahmed) January 25, 2026
Jannik Sinner si è trovato nella stessa situazione. Anche lui indossava un Whoop, nascosto sotto una fascia, ed è stato invitato a toglierlo. A fine partita ha accettato la decisione, ma senza nascondere una certa delusione.
Sinner ha spiegato che l’obiettivo non era analizzare dati live, ma studiare a posteriori parametri come frequenza cardiaca, consumo calorico e livello di sforzo, informazioni utili per impostare allenamenti e recupero nei giorni successivi.

Il dato fisico è ormai parte del tennis moderno
Le parole di Sinner simboleggiano come sta cambiando il tennis professionistico. Sempre più giocatori, staff e preparatori integrano i dati fisiologici nel lavoro quotidiano, soprattutto in tornei lunghi e fisicamente logoranti come gli Slam.
Lo stesso Sinner ha fatto notare che esistono alternative, come i tracker integrati nei gilet, ma sono spesso meno comodi e più invasivi. E non è stato l’unico; infatti anche Aryna Sabalenka è stata vista indossare un Whoop durante il torneo.
“Capisco. Non lo userò più. Ci sono altre cose che potremmo usare. Il gilet con il localizzatore interno. Ma è un po’ scomodo, ti senti come se avessi qualcosa sulle spalle.”
Il punto non è la moda del gadget, ma la necessità impellente di normalizzare i dati e le metriche per gli atleti. Ormai al giorno d’oggi, misurare stress, recupero e carico è considerato parte della professionalità e non un vantaggio sleale.
Gli Slam restano indietro rispetto al resto del circuito
Il vero problema nasce dal fatto che la stessa federazione Tennis Australia ha confermato che agli Australian Open i wearable non sono ammessi durante il gioco. Una regola che entra in contrasto con il resto dell’ecosistema tennistico.
La International Tennis Federation include ufficialmente Whoop tra le tecnologie di Player Analysis approvate. Anche ATP e WTA permettono l’uso di dispositivi simili, entro limiti chiari. Il risultato è una zona grigia: ciò che è consentito nei tornei regolari diventa improvvisamente vietato sul palcoscenico più importante.
Ovviamente va ignorato nemmeno l’aspetto economico in quanto Whoop ha accordi di sponsorizzazione con diversi atleti di alto profilo e il suo modello di comunicazione punta proprio sulla visibilità durante l’attività sportiva.
I tornei Slam, però, sono notoriamente rigidi nel controllo dei marchi mostrati in campo, soprattutto se non rientrano tra gli sponsor ufficiali. È possibile che una parte della resistenza derivi anche da qui, più che da reali preoccupazioni sportive.
Quello visto agli Australian Open sembra essere il segnale di uno sport che deve scegliere se accompagnare l’evoluzione tecnologica degli atleti o continuare a trattarla come un elemento di disturbo, nonostante sia solo d’aiuto alla gestione del recupero degli atleti stessi e non interferisca in alcun modo con le prestazioni in campo.
I nostri contenuti da non perdere:
- 🔝 Importante: NVIDIA GeForce RTX 5060 Ti 16 GB vs RTX 5060 8 GB: gaming, consumi e prezzi
- 💰 Risparmia sulla tecnologia: segui Prezzi.Tech su Telegram, il miglior canale di offerte
- 🏡 Seguici anche sul canale Telegram Offerte.Casa per sconti su prodotti di largo consumo

