Volkswagen è pronta a una vera e propria rivoluzione per la sua gamma di auto elettriche ID. Le sigle un po’ freddine come ID.3, ID.4 e compagnia cantante potrebbero avere le ore contate. Il colosso tedesco, infatti, sta seriamente valutando un clamoroso ritorno al passato, rispolverando nomi che hanno fatto la storia dell’automobile – parliamo di Golf e Tiguan – anche per i suoi modelli a batteria. Una mossa che sa un po’ di “operazione nostalgia”, ma che nasconde una strategia ben precisa per rendere le elettriche più semplici da capire e decisamente più appetibili per tutti noi.

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ID. stop? Volkswagen vuole nomi “veri” per le sue elettriche

La famiglia a zero emissioni di Volkswagen, che ha debuttato con l’ID.3 e si è poi allargata con modelli come l’ID.4, l’ID.5 e ID.Buzz, potrebbe quindi subire un restyling nominativo non da poco. L’obiettivo, chiarissimo, è quello di semplificare l’offerta e fare breccia nel cuore (e nel portafoglio) dei consumatori sfruttando la popolarità immensa di nomi che sono, a tutti gli effetti, leggenda.

E le prime indiscrezioni sono già sul piatto: la futura piccola elettrica, quella che abbiamo intravisto con il concept ID.2all, potrebbe arrivare sul mercato proprio con il nome di ID.Golf o, perché no, semplicemente Golf. Lo stesso CEO di Volkswagen, Thomas Schäfer, avrebbe ammesso che un nome come Golf è “troppo iconico per lasciarlo morire”.

Ma le novità non riguarderebbero solo le compatte. Anche per i SUV elettrici si profila un cambio di rotta simile. Si parla con sempre maggiore insistenza di una futura ID.Tiguan, pronta a dire la sua nel combattutissimo segmento dei crossover, affiancando la sua controparte con motore tradizionale.

Perché questo “ritorno alle origini”?

Ma perché questa svolta improvvisa (ma non troppo) da parte di Volkswagen? Le ragioni sono fondamentalmente due, e sono entrambe molto sensate.

Da un lato, c’è la sacrosanta esigenza di fare chiarezza. Ammettiamolo, districarsi tra ID.3, ID.4, ID.4 GTX, ID.5 e via dicendo, stava diventando un po’ un rompicapo per il grande pubblico. Nomi come Golf, Tiguan o, chissà, magari un domani anche Passat (anche questo nome è stato tirato in ballo per future elettriche) renderebbero immediatamente chiaro e lampante il tipo di vettura e il suo posizionamento sul mercato.

Dall’altro lato, c’è una strategia di marketing che definire furba è dire poco. Volkswagen vuole capitalizzare la fiducia e la familiarità che questi nomi storici ispirano da generazioni. In un mercato delle auto elettriche che diventa ogni giorno più affollato e competitivo, poter contare su un “brand nel brand” come Golf o Tiguan è un asso nella manica non da poco. Questa scelta permetterebbe a Volkswagen di “coccolare” i clienti, soprattutto quelli magari un po’ più titubanti di fronte alla rivoluzione elettrica, offrendo loro un porto sicuro, un nome conosciuto, all’interno di un pacchetto tecnologico all’avanguardia.

Lo stesso Thomas Schäfer ha confermato che l’azienda sta lavorando per semplificare la struttura dei nomi e che l’utilizzo di denominazioni di modelli affermati è una possibilità più che concreta. Anche se una decisione ufficiale al 100% ancora non c’è, la strada sembra tracciata: un progressivo abbandono del suffisso numerico “ID.” per molti modelli, pur mantenendo forse la sigla “ID.” come una sorta di “marchio di fabbrica” della famiglia elettrica, da affiancare ai nomi storici (giusto per fare un esempio, ID.Golf, per capirci).

Come avrete capito, non si tratta di un semplice cambio di nome ma di una dichiarazione d’intenti: le auto elettriche non sono più un mondo a parte, una nicchia per pochi, ma parte integrante e fondamentale della gamma, pronte a raccogliere l’eredità dei modelli che hanno fatto la storia del marchio.

Staremo a vedere se questa strategia, che punta a unire innovazione e tradizione, si rivelerà la mossa vincente per Volkswagen. Di certo, dire addio a sigle un po’ anonime per riabbracciare nomi carichi di storia e significato potrebbe rendere il futuro elettrico del colosso di Wolfsburg non solo più semplice da decifrare, ma anche molto più emozionante e familiare. Non ci resta che attendere le prossime mosse ufficiali per scoprire quali modelli saranno i primi a beneficiare di questo “ritorno al futuro”.

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