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Un nuovo wearable medico è in grado di misurare il livello di cortisolo dal sudore

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Gli attuali wearable sono rappresentati soprattutto da fitness band e smartwatch. Tuttavia, in futuro sarà la categoria del wearable medico che otterranno i maggiori sviluppi e, all’Università di Stanford, si sono già fatti passi da gigante nell’integrare un sensore in grado di misurare il livello di cortisolo direttamente dal sudore.

Guidato dall’italiano Alberto Salleo, il team di sviluppo di Stanford sta provando a rivoluzionare la tecnologia del wearable medico con un progetto molto interessante e ricco di potenziale.

Siamo particolarmente interessati al rilevamento del sudore, perché offre un monitoraggio non invasivo e continuo di vari biomarcatori per una serie di condizioni fisiologiche“, ha affermato Onur Parlak, uno studioso post-dottorato nel laboratorio di Salleo e autore principale dell’articolo. “Questo offre un nuovo approccio per la diagnosi precoce di varie malattie e la valutazione delle prestazioni sportive.”

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I test clinici che misurano il cortisolo forniscono un indicatore oggettivo di stress emotivo o fisico nei soggetti di ricerca e possono aiutare i medici a capire se la ghiandola surrenale o l’ipofisi di un paziente funziona correttamente. Se la versione prototipo del dispositivo indossabile diventerà una realtà, potrebbe consentire alle persone con uno squilibrio di monitorare i propri livelli a casa e senza alcuna modifica al loro stile di vita.

Finora, il wearable medico sembra funzionare come progettato. Ma i ricercatori vogliono renderlo più affidabile e preciso. Vogliono anche assicurarsi che sia riutilizzabile. Il prototipo sembra funzionare più volte finché non è saturo di sudore. In futuro, potrebbero provare il sensore di cortisolo sulla saliva, il che eviterebbe ai pazienti di dover sudare.

I ricercatori, sperando di sfruttare il loro reference design, stanno anche cercando di capire quale biomarker potrebbero voler studiare in seguito. Alla fine, l’obiettivo sarebbe avere un dispositivo che misura più biomarcatori contemporaneamente, il che darebbe un’immagine più chiara e più individualizzata di ciò che sta accadendo nel corpo di una persona.

Fonte: Mobilegeeks, Stanford

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