XPPen è un nome che chi disegna in digitale conosce da tempo, mentre nel mondo del montaggio video è praticamente un debutto. Pilot Pro è infatti la prima console di editing dell’azienda, un controller da 251 grammi pensato per essere usato con la mano sinistra mentre la destra continua a tenere il mouse, e arriva in un segmento presidiato da pochi nomi storici, dalle tastiere Blackmagic legate a DaVinci Resolve alla gamma Loupedeck, passando per i vecchi Contour Shuttle che tanti montatori usano ancora oggi. Il prezzo di 199,99 euro per il mercato europeo la colloca nella fascia bassa della categoria, e sulla carta la dotazione è generosa: 19 tasti, un joystick omnidirezionale, tre elementi rotanti, feedback aptico regolabile e un software che promette di dialogare con qualsiasi applicazione. L’abbiamo usata per diverse settimane su Premiere Pro, ed è un prodotto che ci ha convinti, pur con qualche riserva fisiologica per ogni debutto.

Recensione XPPen Pilot Pro: una console di editing da provare, può migliorarvi la vita 1

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Perché una console di editing, e cosa cambia davvero nel flusso di lavoro

Chi monta video per lavoro sa come funziona: si imparano una dozzina di scorciatoie, J-K-L per lo scrubbing, i tasti di taglio e selezione, e da lì in avanti si costruisce una memoria muscolare che regge il 90% delle giornate. Il problema non è la velocità della singola azione, è la somma di tutte le microtransizioni fra tastiera e mouse, il continuo spostamento della mano destra dal cursore alla timeline, i comandi complessi che richiedono due o tre modificatori tenuti insieme. Ognuno di questi passaggi vale frazioni di secondo, ma in una sessione da otto o dieci ore diventano minuti e, soprattutto, diventano affaticamento.

Poi c’è anche chi con la tastiera proprio non si trova, per esempio il sottoscritto mancino per usare le scorciatoie da tastiera si è dovuto rimappare tutta l’impostazione di default di Premiere ed è un lavoro gigantesco visto che di continuo ci si imbatte in sovrapposizioni con altri comandi. C’è anche chi, anche qui presente, passa da una postazione fissa ad un portatile, con conseguente cambio di layout e riadattamento necessario.

Una console di editing lavora esattamente su questo. Da un lato concentra i comandi più usati su una superficie fisica dedicata, intuitiva e personalizzabile con la possibilità di associare a un singolo tasto anche una macro composta da più azioni, cosa che sulla tastiera richiederebbe una sequenza. Dall’altro, e qui sta il punto meno raccontato, cambia la postura. La mano sinistra resta appoggiata in una posizione stabile, il polso non ruota, la destra si limita al mouse: per chi passa la giornata nella stessa postazione la differenza si sente.

Va detto che una console non sostituisce la tastiera e non lo pretende. Serve a spostare fuori dalla tastiera i comandi ripetitivi e a rendere fluide le operazioni continue, quelle in cui un movimento rotatorio è intrinsecamente più naturale di una pressione ripetuta: scorrere la timeline, spostare la testina fotogramma per fotogramma, cambiare il livello di zoom. In questa categoria, poi, c’è una variabile che conta quanto l’hardware, ed è il supporto software nel tempo: la storia dei controller per il montaggio è piena di prodotti ottimi abbandonati dai driver dopo due aggiornamenti di sistema operativo, e su questo fronte un marchio nuovo parte inevitabilmente senza track record.

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Qualità costruttiva e controlli: cosa c’è sotto le dita

Pilot Pro misura 13 x 9,2 x 6,6 cm, quindi non è un oggetto minuto, e pesa 251 grammi, un valore ben scelto perché la tiene ferma sul piano di lavoro senza renderla scomoda da spostare. Sotto ci sono quattro gommini antiscivolo che fanno il loro lavoro anche sulle superfici lisce. La scocca è interamente in plastica, ben assemblata e senza scricchiolii, la sensazione al tatto è molto buona ma resta quella di un materiale un po’ rigido. La finitura bicolore bianca e nera è gradevole da vedere, meno da mantenere, perché la parte chiara è il punto in cui le dita si appoggiano di continuo e nel tempo raccoglierà inevitabilmente aloni e untuosità.

La forma è la parte più interessante del progetto: il corpo è sagomato su tre livelli sovrapposti e sale verso il fondo, con un appoggio dedicato all’eminenza ipotenare, cioè la parte carnosa del palmo sotto il mignolo. Il polso rimane inclinato e sostenuto, non appiattito sul piano, e per chi soffre di tunnel carpale o di fastidi articolari questa impostazione è preferibile alle console completamente piatte.

I comandi sono tanti e distribuiti su piani diversi. Si parte dai 12 tasti liberamente assegnabili: quattro sul fianco anteriore sinistro, dove arrivano naturalmente anulare e medio, quattro sulla parte posteriore destra che si raggiungono col pollice e quattro al centro nella zona retrostante. Alla base del joystick abbiamo una ghiera rotabile, davanti ad essa una rotella aggiuntiva, sopra al joystick un tasto per la conferma e una terza ghiera rotabile, infine sia il joystick che la ghiera anteriore sono cliccabili per avere due ulteriori tasti per un conteggio complessivo di 16 pulsanti + joystick multidirezionale (configurabile per 4 o 8 direzioni).

Gli elementi rotanti sono tre e hanno vocazioni diverse. La ghiera grande sotto il joystick è quella ad alta velocità, pensata per lo scrubbing rapido alla ricerca del punto di taglio. La corona più piccola sopra il joystick è la ghiera di precisione, quella con cui si sposta la testina fotogramma per fotogramma o si ruota un’immagine. La rotella frontale, infine, gestisce di default lo zoom della timeline. Tutte e tre restituiscono un feedback aptico generato da un motore lineare, con tre intensità selezionabili via software oppure disattivabile del tutto, e la sensazione di scatto simulato è convincente.

Sul fronte connettività si può scegliere fra Bluetooth diretto, dongle a 2,4 GHz incluso in confezione e collegamento via cavo attraverso la porta USB-C anteriore, che serve anche per la ricarica. Sotto la scocca ci sono l’interruttore di accensione e un tasto per commutare rapidamente fra due computer associati, comodo per chi alterna workstation e portatile. La batteria è da 1900 mAh e XPPen dichiara oltre 15 giorni di autonomia con un utilizzo di quattro ore al giorno: nel nostro periodo di prova l’abbiamo ricaricata due volte, il che è coerente con il dato. La compatibilità copre Windows 10 e successivi e macOS 11 Big Sur in avanti. Nella confezione, oltre alla console, ci sono una custodia rigida di buona fattura, il dongle, un adattatore da USB-A a USB-C e un cavo da USB-A a USB-C angolato: avremmo preferito un più moderno cavo USB-C a USB-C, che la maggior parte dei portatili in circolazione userebbe direttamente.

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Il software di personalizzazione: qui si vince o si perde la partita

Per far funzionare la console serve installare Pilot Controller, il software proprietario disponibile per Windows e macOS. L’installazione è lineare e al primo avvio parte un tutorial breve che spiega la logica dell’interfaccia, cosa che in questo tipo di applicazioni non è affatto scontata.

La struttura è quella dei profili per applicazione, con supporto dichiarato per Photoshop, Lightroom Classic, Premiere Pro, DaVinci Resolve, Final Cut Pro, CapCut e diverse altre, e con la possibilità di gestire fino a sette temi personalizzati e oltre cento comandi mappati per configurazione. A ogni tasto, ghiera o direzione del joystick si può assegnare una scorciatoia da tastiera, una macro con più azioni in sequenza, un comando nativo dell’applicazione oppure il richiamo di uno strumento. Si può anche decidere il momento di attivazione, cioè se il comando deve scattare alla pressione, al rilascio, una volta per ogni pressione o in modo ripetuto tenendo premuto, dettaglio che serve più di quanto sembri quando si mappano operazioni come il trim o l’incremento di un valore. Un singolo tasto, poi, può diventare un set di comandi o espandersi in un pannello a schermo con più voci correlate, soluzione utile per raggruppare funzioni che si usano insieme senza consumare tasti fisici.

C’è poi una scelta software che consideriamo una piccola genialata, e che meritava di essere raccontata dentro l’esperienza d’uso più che nel capitolo tecnico: la possibilità di assegnare i comandi partendo dalle scorciatoie da tastiera già impostate nel proprio NLE. Non si tratta di imparare quale nuovo comando corrisponde a un certo tasto, ma di traslare sulla console una scorciatoia che le dita conoscono già. È uno scatto mentale minimo che accorcia sensibilmente la curva di apprendimento, perché il cervello non deve costruire una seconda mappa da zero.

La funzione che consideriamo più importante di tutto il pacchetto, però, è la libreria di preset pubblicata sul sito di XPPen. I profili sono scaricabili gratuitamente, alcuni realizzati in collaborazione con montatori professionisti, e possono essere applicati alla console in pochi passaggi, modificati liberamente e usati come punto di partenza invece di affrontare la mappatura da zero. Chi vuole, può caricare le proprie configurazioni e condividerle. È un approccio che risolve il problema più concreto di qualunque controller programmabile, cioè quelle due orette di configurazione iniziale che scoraggiano molti prima ancora di cominciare, e che allo stesso tempo apre la porta a un piccolo ecosistema di layout ragionati da chi vive di pane e timeline.

Sul software abbiamo comunque incontrato qualche imperfezione. La rotella frontale assegnata allo zoom della timeline si comporta in modo irregolare durante la riproduzione: l’azione sembra non registrarsi e poi recupera tutta insieme alla pausa, con uno zoom improvviso. Ci è capitato di dover ripetere qualche comando su Premiere e alcuni non sembravano proprio rispondere.

Esperienza d’uso: quanto tempo serve per non pensarci più

Partiamo dall’ergonomia, che è un fatto profondamente personale e su cui nessuna recensione può essere definitiva. XPPen ha dimensionato Pilot Pro su una mano media, e questo significa che chi ha mani molto grandi potrebbe trovare compressi i tasti sul lato destro, mentre chi le ha piccole farà più fatica a raggiungere con naturalezza quelli sul fianco sinistro. Nel nostro caso la posizione si è rivelata comoda, naturale e rilassata, con il palmo appoggiato e il polso sostenuto nel modo che descrivevamo sopra. Resta il fatto che la console è pensata esclusivamente per la mano sinistra: i mancini che vogliono tenere il mouse a sinistra non hanno alternative, perché i tasti frontali diventano irraggiungibili con il pollice destro.

Sui tasti c’è poco da discutere: la forza di attivazione è calibrata alla perfezione, morbida ma con una soglia chiara, e la forma concava aiuta a percepirli sotto i polpastrelli senza guardare, migliorando la precisione del tocco e della pressione. Si capisce che dietro c’è uno studio di design funzionale meticoloso, non un layout disegnato a occhio.

La parte che ci ha conquistati sono le ghiere rotanti e il joystick usati sulla timeline di Premiere. Scorrere, cercare il punto di taglio con la ghiera veloce, rifinire fotogramma per fotogramma con quella di precisione, cambiare zoom con la rotella frontale: sono tanti movimenti che togliono di mezzo altrettanti interventi di mouse e tastiera, e l’effetto non è soltanto un montaggio più rapido, è un montaggio meno stancante. Il joystick centrale, invece, l’abbiamo usato meno di quanto immaginassimo in fase di taglio, mentre dà il suo meglio sulle ruote colore, dove permette di intervenire con un movimento continuo senza modificatori; qui però la precisione sulle correzioni fini resta inferiore a quella di un pannello di grading dedicato, e XPPen dichiara di stare valutando l’introduzione di livelli di precisione regolabili in un futuro aggiornamento del driver.

Detto questo, la curva di apprendimento c’è, e per noi è stata piuttosto lunga. Dopo anni di montaggio con mouse e tastiera c’è voluto del tempo, e sono servite diverse sessioni complete prima di smettere di forzarci a usare la console e cominciare ad allungare la mano senza pensarci. Nel frattempo abbiamo anche imparato a convivere con la ghiera centrale, molto sensibile, che nelle prime giornate ci è capitato di sfiorare per errore: si può ridurre la velocità di rotazione via software oppure disabilitarla, ma in quel caso si perdono due comandi.

In conclusione: a chi serve e quanto costa

Siamo alle battute finali della recensione di XPPen Pilot Pro, proposta a 199,99 euro sullo store ufficiale e su Amazon, un prezzo che nella categoria è competitivo e che per chi monta ogni giorno si ripaga in fretta in tempo risparmiato e affaticamento evitato. Come primo tentativo in un segmento nuovo per l’azienda è un lavoro serio, sia per la qualità dei controlli e la logica del layout, sia per un software che con la libreria di preset scaricabili risolve il problema di ingresso più fastidioso di tutti.

Non è un prodotto democratico, e non ha senso raccontarlo diversamente. Chi usa già una console di editing e conosce il tipo di beneficio che porta troverà qui una proposta completa a un prezzo onesto, con qualche imperfezione software da sistemare via aggiornamento ma nel complesso già perfettamente utilizzabile. Chi non l’ha mai provata deve mettere in conto un periodo di adattamento non banale, la necessità di ripensare il proprio flusso di lavoro e il fatto che l’ergonomia va verificata sulla propria mano. Se però la prova viene affrontata con un minimo di pazienza, ci sono buone possibilità che nasca un amore difficile da abbandonare.

Pro:

    • Design e qualità costruttiva
    • Personalizzazione completa
    • Ottima autonomia
    • Custodia per il trasporto inclusa

Contro:

    • Curva di apprendimento lunga
    • Qualche imperfezione software

Voto finale:

8