Samsung Galaxy Watch Ultra 2 nasce con un’ambizione precisa: mettere nella stessa cassa uno smartwatch completo e un orologio da attività outdoor, di quelli che non si tolgono nemmeno nelle uscite più impegnative. È un terreno su cui Apple lavora da qualche anno con la propria serie Ultra, riuscendoci almeno in parte, e su cui Samsung arriva ora alla seconda prova. Il vantaggio, questa volta, è che la OneUI dallo scorso anno si era arricchita molto sugli orologi e che l’hardware ha ricevuto proprio gli interventi che servivano, batteria in testa. Il prezzo di listino è elevato, il processore è per la prima volta di Qualcomm, il display arriva a 5.000 nit e in dote c’è una certificazione per le immersioni che nessun Galaxy Watch aveva mai avuto. Vediamo com’è andata nelle settimane di prova.

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Video recensione Samsung Galaxy Watch Ultra 2

Recensione Samsung Galaxy Watch Ultra 2: grandi ambizioni e performance quasi sempre all'altezza 1

Design ed ergonomia: ingombrante per scelta, ma più equilibrato

L’estetica resta divisiva e non ci aspettiamo consensi unanimi: la cassa è uno squircle, cioè un quadrato dagli angoli molto stondati, sormontato da una lunetta circolare e affiancato da tre pulsanti di dimensioni generose. Al polso l’ingombro si percepisce, quindi chi ha una corporatura minuta farebbe bene a provarlo prima di decidere, ma rientra in quella categoria di oggetti che rendono meglio indossati che fotografati. Il titanio ricopre l’intero corpo, qualche superficie lucida rompe l’opacità generale e la ghiera adesso riporta i numeri a indicare le ore, mentre due dei tre tasti hanno perso gli inserti colorati lasciando in evidenza solo l’arancione del tasto azione.

Il lavoro più utile, però, non si vede: lo spessore scende a 10,7 mm, circa un millimetro in meno rispetto al modello precedente, e la bilancia segna un solo grammo in più nonostante uno schermo appena più generoso e una batteria che cresce da 590 a 800 mAh. Anche il cinturino in silicone è stato assottigliato e ammorbidito, differenza che si apprezza nelle giornate lunghe e soprattutto se si dorme con l’orologio al polso. Il pannello è un AMOLED da 1,52 pollici coperto da cristallo di zaffiro, con un trattamento oleofobico che finalmente fa il suo dovere, dettaglio che ci sentiamo di sottolineare perché su tanti altri orologi con lo stesso materiale le impronte sono un fastidio costante. Sulla luminosità di picco c’è poco da discutere: sotto il sole pieno la leggibilità è di un altro livello rispetto a tutti, 5000 nits sono impressionanti.

Sul versante robustezza troviamo IP69K, tenuta a 10 ATM e, novità assoluta per la famiglia, la conformità allo standard EN13319 per gli strumenti da immersione fino a 40 metri. Le funzioni subacquee vere e proprie, sviluppate con Mares e capaci di restituire profondità, temperatura dell’acqua e durata dell’immersione in tempo reale, arriveranno però solo verso fine anno, e per avere un computer da immersione completo servirà comunque affidarsi a un’app dedicata.

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Specifiche tecniche, prestazioni e autonomia

  • Display: Super AMOLED 1,52″ 480 x 480 pixel, picco a 5.000 nit, cristallo di zaffiro
  • Cassa: titanio 47 mm, spessore 10,7 mm, colorazioni Titanium Gray e Titanium Silver
  • Certificazioni: IP69K, 10 ATM, EN13319 per immersioni fino a 40 m
  • SoC: Qualcomm Snapdragon Wear Elite (SW6100) a 3 nm, 5 core a 2,1 e 1,95 GHz
  • Memorie: 2 GB di RAM, 64 GB di archiviazione
  • Batteria: 800 mAh, ricarica wireless rapida ad alta frequenza, fino a 80 ore dichiarate senza always on display
  • Connettività: LTE con eSIM, Wi-Fi, Bluetooth 6.0, NFC, GPS dual band
  • Sensori: BioActive (ottico, elettrico, bioimpedenza), accelerometro, giroscopio, barometro, altimetro, bussola, temperatura corporea e dell’acqua, luce ambientale
  • Software: Wear OS 7 con One UI 9 Watch
  • Compatibilità: Android 13 o successivi, nessun supporto iOS

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L’abbandono di Exynos W1000 in favore dello Snapdragon Wear Elite si traduce in un orologio pronto e privo di esitazioni in qualsiasi frangente, dall’apertura delle app alla gestione delle notifiche. Va detto per correttezza che la cella al silicio carbonio non nasce nelle fabbriche Samsung ma presso un produttore cinese che nel settore fa da riferimento; quel che conta, comunque, è il risultato pratico. Con monitoraggio dei parametri vitali attivo tutto il giorno e always on display disattivato abbiamo chiuso due giorni e mezzo di utilizzo, arrivando anche al terzo, notti comprese. Due giornate piene reggono senza problemi anche inserendo un paio d’ore di allenamento, mentre attivando lo schermo sempre acceso il conto crolla, come su qualsiasi altro orologio. È una differenza sostanziale rispetto al primo Ultra, che offriva una lunga lista di funzioni senza però lasciare margine per sfruttarle davvero.

Il punto debole si sposta quindi sulla ricarica, ancora troppo lenta: la basetta a induzione chiede due ore, che diventano due ore e mezza a seconda dell’alimentatore utilizzato, e nemmeno un caricatore rapido cambia sostanzialmente le cose. La soluzione adottata da Google sui Pixel Watch, che affianca all’induzione dei contatti fisici per accorciare i tempi, ci sembra francamente la direzione più sensata.

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Salute: una quantità enorme di dati

Con questa generazione Samsung ha chiarito quale sia la vocazione della linea Ultra, ed è la salute, con lo sport in posizione di comprimario. Basta aprire Samsung Health per rendersene conto: pressione arteriosa, Punteggio salute cardiaca che sintetizza sonno, indice di massa corporea, attività fisica e carico vascolare, punteggio energetico giornaliero, rilevamento delle apnee notturne, indicazioni per migliorare il riposo, indice antiossidante ricavato dai carotenoidi cutanei e una scheda dedicata ai parametri vitali con frequenza cardiaca, variabilità, respirazione, temperatura della pelle e saturazione. Quest’anno si aggiungono il carico cardiaco giornaliero, pensato per capire quanto spingere nelle sedute aerobiche, un indice di fitness complessivo e una sezione sulla salute dell’udito che avvisa quando l’esposizione al rumore diventa potenzialmente dannosa. Per chi ha voglia di seguire nel tempo il proprio stato di forma, il materiale a disposizione è davvero abbondante, raccolto in buona parte durante la notte.

Proprio sulla sintesi di tutti questi numeri, però, abbiamo qualche riserva. Con i dispositivi Fitbit ci è capitato più volte di trovare nell’app un’indicazione che anticipava una stanchezza o un calo che poi si sarebbe manifestato davvero, quasi prima che ce ne accorgessimo. Qui è andata diversamente: nonostante il periodo particolarmente intenso, il caldo asfissiante di questi giorni, tante attività sportive e alcune notti con poco sonno, i punteggi riassuntivi sono rimasti su valori alti e pressoché stabili, mentre noi ci sentivamo tutt’altro che riposati, e la cosa si è fatta sentire anche durante l’attività sportiva. La nostra impressione è che le singole metriche vengano rilevate con precisione, ma che l’algoritmo che le fonde in un unico indice abbia ancora bisogno di essere calibrato. Se e quando arriverà questa messa a punto non possiamo dirlo, ci sembrava però giusto riportarvi l’esperienza per come l’abbiamo vissuta.

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Sport: sensori affidabili, analisi pensata per il pubblico generalista

L’allenatore per la corsa e gli allenamenti a intervalli personalizzati erano già arrivati lo scorso anno con Galaxy Watch 8, e restano funzioni valide con due limiti. Il primo è pratico: la programmazione degli intervalli va fatta dall’orologio, con una procedura più lunga e scomoda di quanto sarebbe necessario. Il secondo riguarda l’impostazione generale, perché il coach parla a chi vuole rimettersi in moto o preparare la propria prima maratona, non a chi corre con continuità, segue una tabella e ragiona su parametri più fini. Lo stesso registro si ritrova nel trail running, che qui debutta in esclusiva per la serie Ultra, sebbene cartografia e gestione del dislivello siano attese con aggiornamenti successivi, esattamente come la modalità immersione. Un aspetto che non ci è piaciuto è l’impossibilità di scorrere le pagine di dati in allenamento sfruttando i due tasti, solo touch screen, ma sappiamo bene che con le mani sudate, guanti o umidità il touch diventa un problema.

Abbiamo dedicato qualche uscita anche alla bici, collegando un misuratore di potenza: l’associazione è immediata e l’orologio stima la FTP, valore che al momento ci è risultato piuttosto lontano dal vero e su cui torneremo dopo ulteriori verifiche. Il quadro complessivo è quello di due livelli che viaggiano a velocità diverse. Sul piano dei sensori non c’è molto da eccepire, il posizionamento GPS è accurato e la lettura cardiaca affidabile anche sotto sforzo. Sul piano dell’elaborazione, invece, l’orientamento è dichiaratamente generalista: le informazioni vengono restituite in forma semplificata e addolcita, con pochissimo spazio per il dato grezzo su cui uno sportivo abituato a Garmin, Polar, Amazfit o a piattaforme analoghe vorrebbe lavorare. È la stessa filosofia che seguono Google e Apple sui rispettivi orologi, e vale la pena inquadrarla per quello che è: non è un orologio per atleti, è un orologio per chi fa sport.

Va detto comunque che esistono app di terze parti, anche sul mondo WearOS, per buttarsi più seriamente nel mondo dello sport, ma non è la stessa cosa che averle native e in ogni caso certificano una vocazione più “pop” del Watch Ultra2.

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Area smart e cosa si perde senza uno smartphone Galaxy

Il software è Wear OS 7 con la personalizzazione One UI 9 Watch, e assieme a quanto fa Google sui Pixel Watch resta l’interpretazione migliore della piattaforma. Significa libertà di installare applicazioni, ampia personalizzazione di quadranti e scorciatoie, sincronizzazione completa con lo smartphone e una veste grafica curata in ogni schermata. Le novità sostanziali della piattaforma, Gemini e schede laterali incluse, erano però già arrivate con la versione precedente, quindi qui si parla soprattutto di rifiniture non immediatamente visibili. Da segnalare che esiste unicamente la variante LTE: manca una versione solo Wi-Fi e, per un prodotto con questa vocazione, la scelta ci pare ragionevole.

Il consiglio che ci sentiamo di dare, valido anche per Galaxy Watch 9, è di considerare l’acquisto soprattutto se in tasca avete uno smartphone Samsung, perché diverse funzioni avanzate, e in particolare quelle sanitarie che costituiscono il vero tratto distintivo del prodotto, restano vincolate all’ecosistema. Ecco cosa rimane fuori abbinando l’orologio a un Android di altra marca:

  • ECG: la misurazione richiede l’app Samsung Health Monitor, installabile solo su smartphone Samsung Galaxy
  • Pressione sanguigna: stesso vincolo applicativo, con calibrazione da bracciale da rinnovare ogni quattro settimane
  • Avvisi di ritmo cardiaco irregolare: la certificazione ottenuta da Samsung riguarda la coppia orologio più telefono Galaxy
  • Rilevamento delle apnee notturne: le note ufficiali parlano di smartphone Galaxy come requisito, mentre altre pagine di Samsung citano genericamente Android 13, quindi vale la pena una verifica prima dell’acquisto
  • Punteggio salute cardiaca: indicato come funzione che necessita di uno smartphone Galaxy compatibile, di Samsung Health 7.0 e di un account Samsung
  • AGE

Restano accessibili su qualunque Android il cardio continuo, la saturazione, la composizione corporea via bioimpedenza, la temperatura cutanea, l’analisi del sonno di base, il punteggio energetico e tutta la parte di tracciamento sportivo con GPS. In abbinata alla One UI, però, si guadagna anche una serie di piccole comodità come la gestione più ordinata delle notifiche, la condivisione delle sveglie e il controllo remoto della fotocamera, dettagli che sommati costruiscono un’esperienza molto simile, e lo diciamo senza giri di parole, a quella di un Apple Watch abbinato a un iPhone. Se, come pensiamo, questo era l’obiettivo di Samsung, il traguardo è stato raggiunto.

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Conclusione e prezzo

Il listino chiede 749 euro, una cifra importante. Fino a pochi giorni fa un coupon permetteva di scendere a 599 euro sia sullo store ufficiale sia su Amazon, e non ci stupirebbe rivedere presto promozioni analoghe, perché anche la prima generazione ha visto il prezzo scendere in modo consistente nel corso dei mesi. Chi ha un minimo di pazienza, quindi, farà bene ad aspettare; nel frattempo su eBay si trovano proposte intorno ai 550 o 590 euro.

Resta un prodotto premium e volutamente selettivo, se non altro per un design che chiede di essere accettato così com’è. A noi ha convinto, e riconosciamo a Samsung il merito di aver corretto o alleggerito i punti più fragili della generazione precedente, autonomia in primis. Rispetto a quello che cerchiamo personalmente da un incrocio fra orologio intelligente e strumento sportivo qualche tassello continua a mancare, ma si tratta di scelte deliberate, non di errori: sono priorità diverse dalle nostre, che per una larga fetta di utenti possono rappresentare esattamente il compromesso giusto. Il giudizio complessivo, dunque, è decisamente positivo.


Pro:

    • Qualità dei materiali
    • Schermo super luminoso
    • Indici di salute estensivi

Contro:

    • Ricarica molto lenta
    • Manca un approccio sportivo più serio
    • Design non per tutti

Voto finale:

8.5