Il 69% dei cittadini statunitensi è oggi favorevole a obbligare le aziende di intelligenza artificiale a trasferire metà delle proprie azioni a un fondo sovrano pubblico. Il dato arriva da un sondaggio della società di ricerca Verasight, condotto a giugno su 1.690 adulti e ripreso da CNBC, e fotografa quanto rapidamente un’ipotesi considerata radicale fino a poco tempo fa sia diventata posizione di maggioranza nell’opinione pubblica americana. Per Benjamin Leff, amministratore delegato di Verasight, agli occhi del pubblico questi fondi sovrani sono visti come uno strumento per redistribuire alla società i guadagni prodotti dall’industria dell’IA.
La proposta concreta dietro il sondaggio è l’American AI Sovereign Wealth Fund Act, presentata a giugno dal senatore Bernie Sanders. Il testo prevede un prelievo una tantum del 50% sulle azioni, non sui profitti, delle maggiori aziende di IA statunitensi, per un fondo che secondo le stime dello stesso Sanders varrebbe circa 7.000 miliardi di dollari. Il fondo sarebbe gestito da un consiglio di sette membri nominati dal presidente e confermati dal Senato, con potere di voto sulle decisioni aziendali legate al benessere pubblico. La tesi di fondo è che a finanziare ricerca e infrastrutture dell’IA, tramite decenni di investimenti pubblici in scienza e istruzione, sia stata la collettività, che dovrebbe quindi condividerne i ritorni. «Il futuro dell’IA e il destino dell’umanità non devono essere decisi a porte chiuse nella Silicon Valley da miliardari che cercano di massimizzare il proprio potere e profitto», ha dichiarato Sanders. Non è una posizione isolata: la AI Accountability Agenda del senatore Ed Markey elenca la condivisione della ricchezza generata dall’IA tra le proprie priorità.
Segui TuttoTech.net su Google Discover
Perché il clima è cambiato così in fretta
Il contesto che ha reso popolare un’idea un tempo marginale è un mercato del lavoro che continua ad assorbire cattive notizie. Nel primo semestre del 2026 il comparto tecnologico ha rappresentato quasi un terzo dei licenziamenti negli Stati Uniti, con l’intelligenza artificiale indicata sempre più spesso come causa diretta, mentre le stesse aziende che tagliano personale aumentano contemporaneamente la spesa in infrastrutture IA. È proprio questo contrasto, licenziamenti da un lato e investimenti record dall’altro, a rendere l’argomento della compartecipazione pubblica più difficile da liquidare come stravaganza.
Le proiezioni più autorevoli non aiutano a ridimensionare la preoccupazione. Joseph Briggs, economista di Goldman Sachs, stima che oltre il 9% della forza lavoro, circa 15 milioni di persone, potrebbe perdere il proprio impiego nell’arco di una transizione decennale verso l’intelligenza artificiale, uno shock paragonabile, secondo Briggs, a quello vissuto tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila con l’automazione digitale. Lo stesso economista sottolinea però che si tratterebbe di perdite temporanee, destinate a essere compensate nel lungo periodo da nuove tipologie di impiego generate dalla stessa tecnologia, un pattern già osservato in altre transizioni tecnologiche del passato.
Le obiezioni, dal diritto di proprietà alla formulazione del sondaggio
Chi critica la proposta la definisce, nella sostanza, un trasferimento forzato di proprietà privata mascherato da dividendo sociale. Espropriare metà del capitale di un’azienda, secondo questa lettura, scoraggerebbe gli investimenti nel settore e finirebbe per spingere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale verso giurisdizioni meno ostili, indebolendo proprio la posizione competitiva statunitense che la proposta dice di voler difendere.
C’è poi chi contesta la premessa stessa su cui la proposta si regge. Sam Altman ha più volte sostenuto che un’apocalisse occupazionale causata dall’IA sia uno scenario improbabile, e se questa lettura fosse corretta, una politica costruita sull’ipotesi di licenziamenti di massa affronterebbe un problema in gran parte inesistente. Pesa infine un elemento metodologico non trascurabile: chiedere ai cittadini se le aziende debbano essere “obbligate” a cedere le proprie azioni orienta la risposta in una direzione diversa rispetto a una domanda formulata sui compromessi concreti che una simile misura comporterebbe. Non a caso, quando lo stesso sondaggio ha esplicitamente collegato la proposta al nome di Sanders, il consenso è sceso dal 69% al 64%, un segnale che una parte del sostegno raccolto riflette più un’insofferenza generica verso le grandi aziende tecnologiche che un’adesione informata ai dettagli operativi della misura.
Resta aperto, in ogni caso, il nodo di come un fondo di questo tipo funzionerebbe nella pratica. Secondo la società di ricerca Windfall Trust, un fondo sovrano dedicato all’IA potrebbe finanziare le infrastrutture del settore e trattenere per l’erario pubblico una parte dei guadagni generati, ma dovrebbe gestire una tensione interna difficile da risolvere: il mandato finanziario, massimizzare i rendimenti per i cittadini, può entrare in conflitto con il mandato strategico di costruire capacità nazionale nell’IA, soprattutto nei casi in cui il miglior investimento finanziario disponibile sia un’azienda straniera anziché una nazionale.
Un dibattito che si sta spostando, non chiudendo
Il disegno di legge di Sanders non ha, nella pratica, alcuna possibilità di essere approvato dall’attuale Congresso. Nel frattempo, altri paesi stanno già ricorrendo a strumenti più diretti sul fronte occupazionale: in Cina alcuni tribunali hanno stabilito che sostituire un lavoratore con un sistema di intelligenza artificiale non costituisce motivo legittimo di licenziamento, una tutela che al momento non trova equivalenti negli Stati Uniti né in Europa.
Quello che emerge con più chiarezza dal sondaggio, al netto delle sue possibili distorsioni metodologiche, è uno spostamento del terreno del dibattito pubblico. La domanda, per una parte crescente dell’opinione pubblica americana, non è più se i cittadini avranno diritto a una quota dei guadagni generati dall’intelligenza artificiale, ma in quale forma concreta questo diritto dovrebbe tradursi, tra fondo sovrano, tassazione mirata o altre forme di redistribuzione ancora da definire.
I nostri contenuti da non perdere:
- 🔝 Importante: NVIDIA GeForce RTX 5070 vs GeForce RTX 5060 Ti 16 GB: gaming, consumi e prezzi
- 💰 Risparmia sulla tecnologia: segui Prezzi.Tech su Telegram, il miglior canale di offerte
- 🏡 Seguici anche sul canale Telegram Offerte.Casa per sconti su prodotti di largo consumo




