HUAWEI FreeClip 2S rappresentano l’ennesima evoluzione di una gamma che ha letteralmente inventato la categoria degli auricolari a clip, e dopo settimane di utilizzo quotidiano possiamo dirvi che si tratta di un aggiornamento elegante, sensato ma non rivoluzionario, che punta tutto su estetica e comfort più che su un salto generazionale nelle prestazioni.

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HUAWEI domina gli open-ear, ma può permettersi di rischiare?

Partiamo da un dato che aiuta a capire perché Huawei stia investendo così tanto su questa linea: secondo IDC sull mercato cinese e quello globale, la serie FreeClip si è confermata leader nel segmento degli auricolari open-ear a clip per due anni consecutivi, un primato che pochi si aspettavano quando la prima generazione di FreeClip debuttò nel 2023 con quel design a “goccia” tanto discusso quanto imitato. Non è un dettaglio da poco: quando sei leader di mercato, la tentazione di “accontentarsi” è forte, e infatti FreeClip 2S non stravolge nulla rispetto al fratello maggiore FreeClip 2, lanciato solo pochi mesi fa. È, nei fatti, una revisione di metà generazione, quella che in gergo si chiamerebbe una “S” con tutto il peso (e i limiti) che questa lettera comporta. 

Recensione HUAWEI FreeClip 2S: il gioiello open-ear si fa (quasi) perfetto 1

Il posizionamento di mercato di Huawei in questo segmento è tutt’altro che casuale: gli auricolari open-ear a clip sono diventati un fenomeno di costume prima ancora che un prodotto tecnologico, complice l’esigenza sempre più diffusa di ascoltare musica senza isolarsi completamente dall’ambiente circostante, sia per motivi di sicurezza (in bici, mentre si corre, in strada) sia per comodità (in ufficio, mentre si tengono d’occhio i figli, durante lo sport). FreeClip 2S si inserisce esattamente in questo solco, ma lo fa con un’operazione che definiremmo più “sartoriale” che “ingegneristica”.

Cosa cambia davvero rispetto a FreeClip 2 (e cosa no)

Qui è dove serve fare chiarezza, perché il marketing rischia di confondere le acque. Abbiamo messo a confronto le schede tecniche di FreeClip, FreeClip 2 e FreeClip 2S e la sintesi è questa: dal punto di vista acustico e prestazionale, FreeClip 2S risultano identiche a FreeClip 2. Stesso driver dual-diaphragm da 10,8mm, stesso sistema di riduzione del rumore in chiamata a 2 microfoni con NPU, stessa batteria da 60 mAh per auricolare e 537 mAh per la custodia, stessa autonomia dichiarata di 9 ore per gli auricolari e 38 ore complessive con la custodia, stessa certificazione IP57. Anche il peso, 5,1 grammi per singolo auricolare, resta invariato.

Quello che cambia, e non è poco per un prodotto che si vende tanto per lo stile quanto per la tecnologia, è tutto il capitolo estetico e materico. La custodia diventa “Luminous Charging Case” con un trattamento NCVM (metallizzazione sottovuoto non conduttiva) che le dona una lucentezza quasi gioielliera, lo spazio interno utilizzabile cresce del 20% (secondo i dati Huawei) permettendo di riporre non solo gli auricolari ma anche piccoli accessori come orecchini, e l’archetto Airy C-bridge viene rifinito con una tecnica di spruzzatura a 22 passaggi che lo rende il 25% più morbido rispetto a quello del FreeClip originale. Arrivano anche due nuove colorazioni, Deepsea Blue e Space Silver, ispirate rispettivamente ai riflessi oceanici e alla madreperla argentata.

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C’è poi una piccola new entry pratica che abbiamo apprezzato molto nell’uso quotidiano: ora è possibile tenere premuto il pulsante fisico dentro la custodia per 2 secondi per il pairing, oppure per 10 secondi per il ripristino delle impostazioni di fabbrica, una gestione più intuitiva rispetto al passato. Sul fronte software, FreeClip 2S guadagna anche il supporto OTA all’Unlimited Spatial Audio, una feature che però era già presente (o in arrivo) su FreeClip 2, quindi non è un vero discrimine tra i due modelli.

Design e materiali: l’estetica luminosa in mano

Il claim di lancio di Huawei è “Estetica Luminosa, Radiosità Dentro e Fuori” e, dobbiamo dire, non è solo slogan da comunicato stampa. La custodia colpisce davvero alla vista: la sensazione tattile è quella di tenere in mano un piccolo scrigno di gioielleria più che una scatoletta tecnologica. Il processo produttivo dichiarato da Huawei prevede oltre 100 fasi di lavorazione per ottenere quella forma arrotondata e simmetrica, e onestamente si percepisce nella qualità della verniciatura e nella precisione delle linee. 

Quando si apre la custodia, gli auricolari si presentano allineati come vere pietre preziose, ed è un dettaglio che Huawei ha voluto enfatizzare al punto da parlare di “rituale” nell’apertura, un concetto quasi da unboxing di alta gioielleria. Detto da un recensore che ha aperto centinaia di custodie di auricolari in carriera, l’effetto “wow” al primo utilizzo c’è, ma è chiaro che stiamo parlando di un prodotto pensato per un pubblico che guarda tanto (se non più) all’accessorio quanto alla componente sonora. 

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La colorazione Deepsea Blue, che abbiamo potuto testare più a lungo, ha un effetto cromatico che cambia sensibilmente in base alla luce: sotto il sole diventa quasi uno specchio, in ambienti interni assume tonalità più tenui e opache. È un pregio in termini di versatilità stilistica, ma anche un difetto pratico: la superficie lucida trattiene impronte digitali con una facilità imbarazzante, e dopo un giorno di utilizzo la custodia richiede quasi sempre una pulita con un panno prima di essere fotografata o mostrata.

Comfort e vestibilità: l’Airy C-bridge alla prova

Qui arriviamo al vero cuore dell’esperienza d’uso quotidiana, perché per un auricolare open-ear a clip il comfort non è un dettaglio, è la ragione d’essere del prodotto. Il design si basa su due elementi: la “Acoustic Ball”, che va posizionata all’interno del padiglione auricolare senza spingerla nel canale, e il “Comfort Bean”, che resta dietro l’orecchio. Non esiste distinzione tra auricolare destro e sinistro, un dettaglio banale ma che nella pratica quotidiana toglie uno stress non da poco quando li si prende di fretta dalla custodia. 

Il nuovo silicone liquido dell’archetto è realmente più morbido rispetto alla generazione precedente: Huawei parla di un incremento di softness del 25% ottenuto tramite 28 cicli di tuning della struttura del silicone e cottura ad alta temperatura a 130°C. Nella pratica, dopo 6-7 ore consecutive di utilizzo (una giornata tipo di lavoro con call, musica e podcast), non abbiamo percepito quel fastidioso senso di pressione dietro l’orecchio che a volte affliggeva la prima generazione di FreeClip. È un miglioramento concreto, non solo di carta.

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C’è però un aspetto che va sottolineato con onestà: il fit “universale” del Comfort Bean, per quanto regolabile scorrendolo su e giù, non si adatta perfettamente a tutte le conformazioni d’orecchio. Chi ha padiglioni particolarmente piccoli o particolarmente grandi potrebbe percepire un assestamento leggermente diverso da quello promesso, ed è un limite intrinseco di qualsiasi design “one size fits all”, per quanto Huawei dichiari di aver basato lo studio ergonomico su oltre 10.000 campioni di orecchie raccolti a livello globale.

“Never Feel, Never Fall”: la prova sul campo, sudore incluso

Il claim di lancio più ambizioso è probabilmente questo: “Never Feel, Never Fall”, cioè non li senti e non cadono. Li abbiamo messi alla prova in diversi scenari concreti: corsa leggera, camminata veloce sotto la pioggia (grazie alla certificazione IP57 contro acqua e polvere) e persino qualche giro in bici in città. 

Il risultato è nel complesso positivo ma con alcune riserve. Durante la corsa a ritmo moderato, il fit resta sorprendentemente stabile: il trucco è spostare leggermente più in basso il Comfort Bean dietro l’orecchio, come suggerito dalle stesse istruzioni Huawei per le attività sportive più intense, e la sensazione di sicurezza aumenta notevolmente. Durante movimenti bruschi e ripetuti, come in una sessione di allenamento a intervalli o durante salti, abbiamo notato un leggero assestamento dell’auricolare che, senza mai portarlo a cadere nella nostra esperienza, ci ha fatto percepire un minimo di instabilità nei primi minuti, prima che il corpo (e l’auricolare) trovassero il loro equilibrio. 

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È interessante notare che test condotti sulla generazione precedente, FreeClip 2, riportano risultati simili: sessioni prolungate di allenamento intenso senza che l’auricolare si sfili, ma con la consapevolezza che si tratta comunque di un design “a clip” e non “in-ear”, quindi la sensazione di massima sicurezza assoluta non è totale come con un auricolare che sigilla il canale. La sensazione è che il claim “Never Fall” sia veritiero per il 90% degli scenari di utilizzo quotidiano e sportivo moderato, ma vada preso con più cautela per attività ad altissimo impatto come il crossfit estremo o gli sport di combattimento.

Un altro aspetto da sottolineare: essendo un design open-ear, l’assenza totale di isolamento acustico è una scelta voluta e non un difetto, ma va comunicata con chiarezza a chi si aspetta un’esperienza “immersiva” da auricolari true wireless classici. Chi cerca l’annullamento del rumore ambientale (ANC) deve guardare altrove, perché FreeClip 2S non lo supporta, esattamente come i due predecessori.

Qualità audio: il vero limite (e il vero pregio) degli open-ear

Il driver dual-diaphragm da 10,8 mm è lo stesso della generazione precedente, e Huawei dichiara un incremento di loudness del 100% e di potenza sulle basse frequenze del 100% rispetto al primo FreeClip, non rispetto a FreeClip 2. Questo significa, in parole semplici, che chi arriva da FreeClip 2 non sentirà alcuna differenza sonora, mentre chi arriva dal primo modello percepirà un salto importante soprattutto sui bassi. 

Nell’ascolto quotidiano, la resa è sorprendentemente buona per un auricolare che non sigilla il canale auricolare: i bassi si sentono, pulsano, e in alcuni brani più ritmati (abbiamo provato deliberatamente tracce con bassline marcate) restituiscono un impatto che raramente troviamo in altri open-ear concorrenti. Le voci restano nitide e ben distinte, con una buona separazione tra i registri medio-alti. Dove il limite fisico della categoria si fa sentire è negli ambienti particolarmente rumorosi: in strada, con traffico intenso, o in metropolitana, il suono tende inevitabilmente a “diluirsi” nel rumore di fondo, ed è qui che entra in gioco la funzione Adaptive Open-ear Listening.

Questa funzione utilizza l’IA per riconoscere il livello di rumore ambientale e regolare automaticamente il volume, con tre modalità di sensibilità configurabili dall’app. Nella pratica funziona bene nella maggior parte degli scenari: passando da un ambiente silenzioso a uno rumoroso (tipo l’ingresso in una metro affollata), il volume si alza gradualmente senza scatti improvvisi. Abbiamo notato, però, un’occasionale tendenza del sistema a spingere il volume oltre il livello di comfort in ambienti particolarmente chiassosi, probabilmente perché la funzione è etichettata ancora come sperimentale e va attivata manualmente dal menu “Funzionalità sperimentali” dell’app Huawei Audio Connect. È un aspetto che ci aspettiamo venga raffinato con futuri aggiornamenti firmware.

Chiamate: il vero asso nella manica

Se c’è un ambito in cui questi auricolari ci hanno davvero sorpreso in positivo è quello delle chiamate vocali. Il sistema combina due microfoni dedicati alla cancellazione del rumore in chiamata con un algoritmo multi-canale DNN (Deep Neural Network) sviluppato internamente da Huawei, il tutto elaborato da un processore NPU AI che secondo l’azienda offre un balzo di potenza di calcolo di 10 volte rispetto al FreeClip originale. Abbiamo testato le chiamate in ambienti critici: in strada con traffico o in una metropolitana o ancora in un ristorante rumoroso. In tutti questi scenari, la voce arriva pulita all’interlocutore, con un’efficacia nella rimozione del rumore di fondo che definirei tra le migliori della categoria open-ear. 

C’è anche un sistema “Reverse Sound Field” che riduce la dispersione del suono verso l’esterno (utile per la privacy quando si ascolta musica in pubblico) e una funzione di “Adaptive Voice Enhancement” che aumenta automaticamente il volume della voce dell’interlocutore quando il volume dell’auricolare è già al massimo e l’ambiente diventa rumoroso. È un dettaglio tecnico che nella vita reale si traduce in meno “eh? puoi ripetere?” durante le telefonate di lavoro fatte camminando per strada, cosa che per un content creator sempre in movimento come chi scrive è tutt’altro che secondaria.

Le funzionalità smart: gesture, assistenti vocali e controllo con la testa

Il sistema di controllo gestuale è ricco e, dopo qualche giorno di adattamento, diventa piuttosto naturale. Si può fare doppio tap su Acoustic Ball, C-bridge o Comfort Bean per play/pausa o rispondere alle chiamate, tripla tap per saltare traccia, e scorrere su/giù sul Comfort Bean per regolare il volume (personalizzabile anche per il cambio traccia). La vera new entry di questa generazione è la possibilità di tenere premuto il Comfort Bean per richiamare l’assistente vocale del proprio smartphone, funzione totalmente personalizzabile dall’app. 

Qui va fatta una precisazione importante per chi si aspetta un’integrazione “nativa” con Siri o Gemini: FreeClip 2S non ha un’integrazione proprietaria e dedicata a un assistente specifico, ma funge da trigger universale per l’assistente vocale predefinito del sistema operativo collegato. Questo significa che su iPhone il gesto richiamerà Siri, mentre su un dispositivo Android con i servizi Google attivi richiamerà Google Assistant o Gemini, a seconda di cosa è impostato come assistente predefinito sul telefono. Nella pratica abbiamo trovato questa soluzione più flessibile di quanto sembri sulla carta: non essendo legata a un ecosistema specifico, funziona bene indipendentemente dal telefono usato, coerentemente con la filosofia “Cross-OS” che Huawei rivendica per tutta la gamma FreeClip. Il rovescio della medaglia è che non aspettatevi funzioni esclusive stile “Hey Siri hands-free” continuo: il trigger resta legato al gesto fisico sull’auricolare, non a un comando vocale spontaneo. 

C’è anche il “Head Motion Control”, ovvero la possibilità di annuire per accettare una chiamata e scuotere la testa per rifiutarla, utile quando si hanno le mani occupate, per esempio mentre si cucina o si guida in bici. È una chicca che si potrebbe usare più spesso di quanto si pensi inizialmente, soprattutto quando arrivano chiamate mentre si portano borse della spesa.

Cross-OS Connection: il vero valore per chi lavora su più device

Da content creator che passa costantemente da smartphone a laptop, abbiamo apprezzato molto la funzione Cross-OS Connection: gli auricolari possono connettersi simultaneamente a due dispositivi, indipendentemente che siano iOS, Android o Windows, passando automaticamente l’audio da uno all’altro. 

Nella pratica quotidiana, questo significa poter seguire una call su PC durante lo smart working e ricevere automaticamente una chiamata urgente sul telefono senza dover riaprire manualmente le impostazioni Bluetooth, un’esperienza fluida che rende questi auricolari particolarmente adatti a chi lavora in mobilità tra più dispositivi.

Autonomia e ricarica: prestazioni allineate, non straordinarie

Sul fronte batteria non ci sono sorprese: 9 ore di autonomia per gli auricolari da soli e fino a 38 ore complessive con la custodia, con una ricarica rapida che garantisce 3 ore di ascolto con soli 10 minuti di ricarica. Nella prova reale, con volume attorno al 50% e utilizzo misto tra musica, podcast e chiamate, abbiamo registrato un’autonomia realistica di circa 8 ore e mezza, quindi molto vicina al dato dichiarato. È una prestazione onesta ma non eccezionale rispetto ad alcuni concorrenti in-ear che superano tranquillamente le 10-12 ore, un compromesso che va tenuto presente considerando le dimensioni compatte del driver e la scelta stilistica della custodia, leggermente più grande di quella “quadrata” del FreeClip 2 per fare spazio al maggiore volume interno.

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HUAWEI Loss Care: la garanzia che nessuno pensava di volere (e che invece serve)

Una delle novità commerciali più interessanti, spesso trascurata nelle recensioni ma che merita spazio, è il servizio HUAWEI Loss Care. Per i primi 12 mesi dall’acquisto, in caso di smarrimento o danno accidentale di un singolo auricolare, l’utente ha diritto a uno sconto del 50% sull’acquisto di un ricambio originale, un servizio che si affianca alla comodità dell’assistenza a domicilio. 

Chi possiede auricolari true wireless sa quanto sia frustrante perdere un solo auricolare e ritrovarsi costretto a comprare l’intero set daccapo: qui Huawei introduce un paracadute concreto, e per un prodotto che punta molto sull’uso quotidiano in mobilità (con tutti i rischi di smarrimento che questo comporta, specialmente per un design a clip senza sigillatura profonda nell’orecchio) è un’iniziativa che premia davvero la tranquillità dell’utente. 

È una mossa intelligente dal punto di vista commerciale, perché riduce la frizione psicologica dell’acquisto: sapere che perdere un singolo auricolare non significa dover rifare l’intero investimento è un incentivo concreto, specialmente per un pubblico che sceglie questi auricolari anche come accessorio di moda da portare sempre con sé.

Conclusione

HUAWEI FreeClip 2S non riscrivono le regole del gioco, ma confermano con intelligenza la leadership conquistata da Huawei in questo segmento negli ultimi due anni. Sul fronte acustico è, di fatto, un FreeClip 2 travestito con abiti più eleganti; ma chi cerca un open-ear elegante, comodo tutto il giorno e affidabile in chiamata troverà qui una delle proposte più curate della categoria. HUAWEI FreeClip 2S non sono un semplice restyling: dimostrano che gli auricolari open-ear possono essere eleganti senza rinunciare al comfort

Il valore aggiunto sta nei dettagli: la custodia da gioielleria, l’archetto ancora più morbido, la tranquillità del Loss Care e la gestione multi-dispositivo che semplifica la vita a chi lavora tra più schermi. Sono migliorie che non compaiono in un benchmark, ma che si sentono nell’uso quotidiano.

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Sul fronte prezzo, però, va fatta una precisazione: HUAWEI FreeClip 2S debutta a 229 euro, quindi 50 euro sopra il listino di lancio del FreeClip 2 (179 euro), un incremento che pesa se consideriamo che sul piano acustico e prestazionale i due modelli sono sostanzialmente identici. È una scelta che sposta ancora di più il baricentro del prodotto verso l’estetica e la cura artigianale piuttosto che verso la tecnologia pura, e chi valuta l’acquisto solo per le prestazioni sonore potrebbe storcere il naso.

Detto questo, c’è un modo concreto per ammortizzare questo aumento: dal 14 luglio al 17 agosto 2026 è disponibile un coupon da 40 euro (codice 40TTAN2S), che riporta il prezzo effettivo a 189 euro, un valore molto più vicino e coerente con quello del predecessore. Con questo sconto attivo, le FreeClip 2S tornano a essere una scelta convincente per chi non possiede già le FreeClip 2, mentre resta un upgrade “di cuore” più che “di necessità” per chi ha già il modello precedente in tasca.

Pro:

    • Design da gioielleria, custodia curatissima
    • Comfort eccellente anche per uso prolungato
    • Chiamate nitide ai vertici della categoria
    • Loss Care tutela in caso di smarrimento
    • Cross-OS Connection tra più dispositivi

Contro:

    • Nessun salto reale rispetto a FreeClip 2
    • Prezzo più alto (229€) senza upgrade hardware
    • Niente ANC per chi cerca isolamento
    • Fit non garantito negli sport ad alto impatto

Voto finale:

8.5