Sono passati poco più di dodici mesi da quando Disney e Universal avevano trascinato Midjourney in tribunale, accusando l’azienda di aver addestrato il proprio generatore di immagini su migliaia di personaggi protetti da copyright, da Darth Vader a Bart Simpson.

A quella causa si era poi aggiunta anche Warner Bros. Discovery, con una denuncia separata presentata pochi mesi più tardi, tanto che ne avevamo parlato anche noi qualche mese fa raccontando come il caso si inserisse in un fronte giudiziario sempre più affollato. Ora è Midjourney a voler stringere le maglie della battaglia legale, e lo fa in un modo che ribalta la prospettiva chiedendo agli stessi studios di aprire i cassetti dei propri sistemi di intelligenza artificiale e vedere come lavorano.

Segui TuttoTech.net su Google Discover

La contromossa di Midjourney sulla discovery

Secondo quanto riportato da Variety, l’azienda ha presentato un’istanza al giudice federale John Kronstadt per annullare un’ordinanza dello scorso 15 giugno, con cui il giudice magistrato Joel Richlin aveva limitato sensibilmente il perimetro della discovery, la fase processuale in cui le parti si scambiano documenti e prove.

Richlin aveva stabilito che gli studios fossero tenuti a fornire soltanto le informazioni relative alle proprie applicazioni AI rivolte al pubblico, escludendo di fatto tutto ciò che riguarda l’uso interno della tecnologia. Midjourney, tutt’altro che soddisfatta di quel perimetro, punta ora a farlo allargare.

Midjourney vuole che Disney, Universal e Warner Bros. Discovery mettano sul tavolo i piani aziendali sull’intelligenza artificiale, i report di ricerca interni, i dataset di addestramento, i pesi stessi dei modelli e le presentazioni preparate per i consigli di amministrazione. A questo si aggiunge una richiesta ancora più capillare, quella della piena tracciabilità di tutti i prompt inseriti dagli studios sulla piattaforma Midjourney, insieme ai relativi output generati, non limitandosi quindi alle sole immagini già citate come prova nella causa.

Dietro questa strategia c’è un ragionamento preciso, spiegato dall’avvocato di Midjourney, Bobby Ghajar: “Se gli attori stanno facendo proprio la cosa che cercano di punire, quella prova va al cuore delle difese di Midjourney basate su fair use e unclean hands“. In altre parole, se gli studios sviluppano internamente strumenti di AI generativa, magari per creare storyboard o abbozzare idee creative, questo dimostrerebbe che addestrare modelli su materiale protetto senza licenza è prassi diffusa in tutto il settore dell’intrattenimento, e non una colpa esclusiva di Midjourney.

midjourney

La replica degli studios

Dall’altra parte della barricata, l’avvocato David Singer, che rappresenta gli studios, ha definito la mossa di Midjourney un tentativo di spostare l’attenzione dal cuore della vicenda. La sua posizione è netta:ù

“Gli attori non intendono fermare la tecnologia AI né tantomeno chiudere l’attività di Midjourney. Gli attori chiedono semplicemente che Midjourney smetta di copiare i loro film e le loro serie TV, e smetta di distribuire, mostrare pubblicamente ed eseguire pubblicamente opere derivate che includono copie dei personaggi famosi degli attori senza autorizzazione”.

Sotto un determinato aspetto, è una risposta che prova a tenere separati due piani che Midjourney sta invece cercando di sovrapporre: da una parte l’eventuale utilizzo interno di strumenti AI da parte degli studios per finalità creative proprie, dall’altra la distribuzione pubblica di immagini generate che riproducono fedelmente personaggi di proprietà altrui.

Non è la prima volta che una causa sul copyright legata all’intelligenza artificiale generativa arriva a toccare il tema della discovery in modo così aggressivo, dal momento che il fronte legale attorno all’AI generativa si sta allargando su più tavoli contemporaneamente, dai testi alla musica fino alle immagini.

Resta dunque da capire se la decisione di Kronstadt su questa istanza specifica finirà per fare da precedente per dispute analoghe future tra sviluppatori di modelli generativi e detentori di diritti d’autore.

Nelle prossime settimane ne sapremo sicuramente di più, ma intanto la partita legale tra Midjourney e i tre colossi di Hollywood si arricchisce di un capitolo che punta i riflettori su cosa succede dietro le porte chiuse degli studios stessi.