Raggiungere un altro sistema stellare in una vita umana non è più fantascienza. Ricercatori della Texas A&M University hanno dimostrato un sistema di propulsione basato sulla luce che potrebbe ridurre il viaggio verso Alpha Centauri, il sistema stellare più vicino a noi, da migliaia di anni a soli due decenni. La chiave? Strutture microscopiche chiamate metajets che trasformano i raggi laser in spinta direzionale controllabile.
La tecnologia presentata nel maggio 2026 risolve uno dei problemi fondamentali dei sistemi di propulsione a vela solare finora concepiti: l’impossibilità di manovrare con precisione. I precedenti progetti potevano sfruttare la spinta della luce, ma mancavano di un sistema di controllo tridimensionale efficace. I metajets cambiano completamente questo scenario.
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Come funzionano i metajets
Il cuore del sistema sono le metasurface, superfici speciali composte da minuscole colonne disposte secondo schemi precisi. Ogni metajet è più sottile di un capello umano, nell’ordine dei micrometri. Quando un raggio laser colpisce queste strutture, la particolare disposizione delle colonne riflette e rifrange la luce in modo da generare un impulso direzionale.
La genialità del sistema sta nel fatto che la capacità di manovra è integrata direttamente nella struttura fisica del materiale. Non servono complicati sistemi di orientamento del raggio laser o meccanismi esterni: basta illuminare il metajet con un laser di intensità adeguata e la spinta viene generata automaticamente nella direzione desiderata. La navigazione tridimensionale completa diventa possibile semplicemente variando l’intensità e la posizione del fascio luminoso.
I test condotti finora hanno dimostrato che il sistema funziona. I ricercatori sono riusciti a muovere oggetti microscopici con precisione millimetrica usando solo la luce laser. La forza generata dipende principalmente dalla potenza del laser impiegato, il che significa che scalare la tecnologia a dimensioni maggiori è teoricamente possibile, a patto di avere laser abbastanza potenti.
Vantaggi oltre la propulsione spaziale
Il vantaggio più evidente per la propulsione spaziale è l’eliminazione del carburante. Una sonda dotata di metajets non ha bisogno di serbatoi, pompe, ugelli o sistemi di combustione. Il peso complessivo si riduce drasticamente, e con esso i costi di lancio. Una volta nello spazio, l’accelerazione può continuare indefinitamente finché c’è una fonte laser che illumina la sonda.
Ma le applicazioni potrebbero estendersi ben oltre l’esplorazione spaziale. Il team di ricerca texano sta valutando utilizzi in campo medico: microrobot guidati dalla luce che potrebbero navigare nel corpo umano per consegnare farmaci con precisione millimetrica. Il vantaggio rispetto ad altri sistemi di propulsione microscopica è che la luce non riscalda il materiale trasportato, rendendo possibile il trasporto di molecole sensibili al calore senza degradarle.
L’assenza di parti mobili e l’affidabilità intrinseca del sistema lo rendono particolarmente interessante per applicazioni dove la manutenzione è impossibile. Una sonda interstellare non può essere riparata a metà viaggio: ogni componente deve funzionare per decenni senza interventi. I metajets, essendo strutture passive che rispondono alla luce, non hanno praticamente nulla che possa rompersi.
Le sfide ancora da superare
Nonostante i risultati promettenti, il percorso verso un’applicazione pratica è ancora lungo. Il primo ostacolo è che tutti i test finora sono stati condotti in liquidi speciali, utilizzati per compensare la gravità terrestre e simulare parzialmente le condizioni dello spazio. Per dimostrare che il sistema funziona davvero nel vuoto cosmico servono esperimenti in microgravità reale, su piattaforme orbitali o in voli parabolici.
Il secondo problema è la potenza necessaria. Scalare i metajets da micrometri a dimensioni utilizzabili per sonde interstellari richiede laser di potenza mostruosa. Stiamo parlando di gigawatt o anche terawatt di energia continua per accelerare un’astronave vera e propria. Costruire, alimentare e puntare con precisione un laser di quella potenza è tecnicamente fattibile ma economicamente proibitivo con la tecnologia attuale.
Il team sta anche lavorando per adattare i metajets alla luce solare diretta invece che ai laser monocromatici. Se riuscissero a far funzionare il sistema con lo spettro completo del sole, i metajets potrebbero essere integrati in vele solari tradizionali, aggiungendo capacità di manovra a un sistema di propulsione già collaudato. Questo amplierebbe notevolmente le possibilità di applicazione pratica nel medio termine.
I ricercatori sono attualmente alla ricerca di finanziamenti per condurre i test in microgravità e sviluppare prototipi più grandi. Senza questi passaggi, la tecnologia rimane confinata ai laboratori terrestri, per quanto promettente possa essere sulla carta.
Alpha Centauri in una generazione
Se tutti i problemi tecnici venissero risolti, le implicazioni sarebbero rivoluzionarie. Alpha Centauri si trova a circa 4,37 anni luce dalla Terra. Con i sistemi di propulsione convenzionali, anche i più avanzati progetti su carta richiederebbero decine di migliaia di anni per raggiungerlo. Con un sistema di propulsione a luce ottimizzato, quel tempo scenderebbe a 20 anni.
Venti anni sono una frazione di vita umana. Una missione lanciata oggi potrebbe inviare dati e immagini da un altro sistema stellare prima che gli scienziati che l’hanno progettata vadano in pensione. Non sarebbe più una missione multigenerazionale, ma qualcosa di tangibile entro l’orizzonte temporale della pianificazione umana.
Certo, stiamo ancora parlando di sonde automatiche, non di astronavi con equipaggio. Ma anche una sonda che riuscisse a fotografare da vicino i pianeti di Proxima Centauri, la stella più vicina del sistema Alpha Centauri, rappresenterebbe un salto qualitativo nella nostra comprensione dell’universo. E se la tecnologia dovesse maturare ulteriormente, chi può escludere che un giorno anche missioni umane possano diventare fattibili?
Per ora, i metajets rimangono una tecnologia emergente che ha dimostrato di funzionare in laboratorio. Il percorso verso le stelle è ancora lungo, ma per la prima volta abbiamo una tecnologia che potrebbe rendere i viaggi interstellari qualcosa di più di un esercizio teorico. E questo, da solo, è già un passo avanti notevole.
L’immagine di copertina è puramente indicativa e realizzata con l’ausilio di IA
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