Ci sono smartphone che si presentano al mondo con una sicurezza disarmante. Non devono urlare per farsi notare, non hanno bisogno di numeri stellari scritti a caratteri cubitali su una scheda tecnica infinita: si impongono e basta, con quella tranquillità tipica di chi sa già di essere al top.  iPhone 17 Pro Max è esattamente questo tipo di telefono. Ma è anche uno smartphone che, in questi mesi di utilizzo intenso quotidiano, ci ha regalato parecchie riflessioni, non tutte positive, e che vi racconteremo qui in questa recensione completa. 

Partiamo da dove si parte sempre: dall’unboxing. Il nostro modello è quello colore Mezzanotte, uno di quelli che Apple non ha messo in prima fila nelle comunicazioni ma che, nella pratica quotidiana, si rivela forse il più elegante dell’intera line up. Una tinta che di giorno si porta via tutta la luce, restituendo un nero quasi assoluto con quel leggerissimo riflesso che ricorda l’asfalto bagnato sotto i lampioni. Di sera diventa quasi antracite. Non fa rumore, non urla “guardami”, ma quando prendi in mano questo iPhone in Mezzanotte capisci immediatamente che stai toccando qualcosa di premium.  

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iPhone 17 Pro Max: video recensione

Design: tutto nuovo, non tutto bene

Il design dell’iPhone 17 Pro Max è il punto di rottura più netto con la generazione precedente, e non solo in senso estetico. Apple ha abbandonato il telaio in titanio che aveva caratterizzato gli iPhone 15 Pro e 16 Pro, tornando a un telaio in alluminio forgiato a caldo. Sulla carta può sembrare una scelta regressiva, e in parte lo è. Nella pratica, a contatto con le mani, la differenza si sente. Venendo da un iPhone 15 Pro Max usato per quasi due anni e mezzo, il cambiamento è stato importante nei primissimi giorni.

Il titanio del 15 Pro Max aveva una sua personalità unica: leggero, rigido, con quella texture quasi opaca che sembrava non voler attirare le impronte. L’alluminio dell’iPhone 17 Pro Max è un materiale diverso, più morbido al tatto nel senso percettivo, più “consumer” se vogliamo. E questo porta con sé una conseguenza diretta sul peso: il 17 Pro Max arriva a 231 grammi, un numero che sulla carta sembra gestibile ma che nella realtà quotidiana si traduce in un telefono che si sente, eccome. In tasca, durante lunghe camminate, ma soprattutto durante le sessioni prolungate di utilizzo con una mano, ammesso che vogliate cimentarvi nell’impresa.

Recensione iPhone 17 Pro Max: dopo mesi di utilizzo è davvero il migliore? 4

Le dimensioni sono importanti, la larghezza in particolare è sempre stata il tallone d’Achille dei modelli Pro Max di Apple. Rispetto ad Android, il form factor di iPhone è stato leggermente meno allungato, e questo significa più larghezza a parità di superficie del display. Con il 17 Pro Max questa sensazione si amplifica rispetto al passato. Non è impossibile usarlo, ci si abitua, ci si abitua sempre, ma rimane comunque un telefono da tasca grande o da borsa. Non è uno di quei dispositivi che ti dimentichi di avere addosso.

Le curve ergonomiche sono ben studiate e rastremate nella parte posteriore per limitare il rischio di scivolamento, e questo è un merito vero di Apple che su questo fronte ha lavorato bene. Il vetro posteriore in Mezzanotte è trattato con una finitura leggermente satinata che regge bene alle impronte digitali, molto meglio, ad esempio, degli ultimi Pro in finitura lucida di qualche anno fa. 

Ma c’è un problema di cui bisogna assolutamente parlare, che riguarda un elemento di design molto specifico. Apple lo chiama plateau: quella struttura rettangolare rialzata sulla back cover del telefono che ospita i tre sensori fotografici, i LED del flash e i componenti delle antenne. Da un punto di vista estetico è decisamente divisivo, c’è chi lo ama perché comunica potenza e riconoscibilità visiva istantanea, e c’è chi lo trova goffo e sproporzionato. Noi ci siamo fermati nel mezzo: non ci ha mai fatto innamorare, ma dobbiamo ammettere che da solo giustifica la leggenda visiva di questo telefono, vederlo su un tavolo o in mano a qualcuno è immediatamente riconoscibile.

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Il vero problema del plateau, però, non è estetico: è strutturale. L’anodizzazione applicata sugli angoli vivi della struttura tende a rovinarsi con l’utilizzo quotidiano. Il fenomeno è stato ribattezzato “plateau gate” e riguarda in modo particolare le zone ad angolo acuto, dove il processo di anodizzazione non riesce ad aderire perfettamente al materiale. Il risultato? Graffi, scheggiature e usura precoce anche con un uso normale, senza cadute particolari. Non è un difetto di fabbricazione in senso stretto, ma è chiaramente una svista progettuale che Apple avrebbe potuto evitare.

Per come lo abbiamo usato, sempre con la cover, il plateau gate è stato un problema zero in questi mesi. Zero graffi, zero segni, niente. Ma se siete tra quelli che usano il telefono nudo, sappiate che probabilmente dopo poche settimane vi ritroverete con un iPhone che mostra già i suoi segni del tempo. E su un telefono che parte da 1489 euro, francamente, non è accettabile. Il colore Mezzanotte, va detto, regge leggermente meglio rispetto ad altri colori proprio perché il nero tende a mascherare meglio le micro-abrasioni. Ma non è una soluzione: è una mitigazione.

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Display: la certezza assoluta

Ci sono cose su cui Apple non sbaglia mai, e il display è una di queste. Il pannello Super Retina XDR da 6,9 pollici con risoluzione 2868×1320 pixel a 460 ppi è semplicemente uno dei migliori display che possiate avere su uno smartphone oggi. Non il migliore in assoluto in ogni singolo parametro, Samsung continua a fare cose straordinarie con i suoi pannelli, ma un insieme di qualità che fatica a trovare rivali nella pratica quotidiana.

La tecnologia ProMotion LTPO con refresh rate variabile da 1 a 120Hz è una delle cose che apprezza davvero solo chi ci vive insieme per mesi. Non si tratta solo di fluidità nello scrolling, quella la vedete dopo 30 secondi dal primo avvio, ma di come il display gestisce le transizioni tra contenuti statici e dinamici, di come passa da 1Hz quando guardate una foto a 120Hz quando scorrere un feed. È trasparente, silenzioso, efficiente. E contribuisce in modo decisivo all’autonomia complessiva.

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La luminosità di picco arriva a 3000 nit in condizioni di piena luce solare, e sul serio: in estate, all’aperto, con il sole diretto, questo display è perfettamente leggibile. È uno di quei dettagli che fanno la differenza nella vita reale più di qualsiasi altra specifica. In questa colorazione mezzanotte poi, con i neri profondi dell’OLED che si fondono con il bordo del telefono, il display sembra galleggiare, un effetto molto piacevole durante la visione di contenuti.

Il Ceramic Shield 2 ha fatto il suo lavoro: dopo mesi di utilizzo senza pellicola protettiva, non c’è un singolo graffio sul display. Questo è un risultato notevole e dimostra come Apple abbia fatto passi avanti concreti sulla resistenza superficiale del vetro. L’aggiunta della modulazione PWM dimming per ridurre l’affaticamento visivo durante le sessioni lunghe è un upgrade silenzioso ma importante. Per chi usa lo smartphone per ore di fila, leggere, scorrere, guardare video, la differenza in termini di affaticamento degli occhi si nota, soprattutto la sera.

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Se c’è una critica da muovere al display del 17 Pro Max, è che non regala quel senso di wow visivo immediato che alcune alternative riescono a trasmettere. L’iPhone Air, ad esempio, con il suo schermo quasi sospeso nella struttura sottilissima, dà quella sensazione di irrealtà ottica che questo Pro Max non ha. È un display eccellente e affidabilissimo, ma non è il tipo di display che vi fa fermare e dire “non ho mai visto niente del genere”.

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Prestazioni: A19 Pro e la camera di vapore

Qui entriamo nel cuore di quello che rende il 17 Pro Max un telefono straordinariamente capace, anche e soprattutto sulla lunga distanza. Il chip A19 Pro a 3 nanometri è semplicemente il processore mobile più potente ed efficiente che Apple abbia mai messo in un iPhone. Con 12GB di RAM, un aumento significativo rispetto agli 8GB dell’A18 Pro del 16 Pro Max, il multitasking è fluido in modo quasi irritante.

Ma la vera rivoluzione nelle prestazioni non è il chip in sé, anche se è eccellente: è la camera di vapore. Per la prima volta nella storia di iPhone, Apple ha integrato questo sistema di dissipazione termica che gli smartphone Android usano da anni e che Apple aveva sempre osteggiato con una certa supponenza. La logica della camera di vapore è semplice: invece di far concentrare il calore sul processore fino al punto in cui il sistema è costretto a limitare le prestazioni (il famoso throttling), il calore viene distribuito uniformemente su una superficie più ampia.

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Il risultato pratico è straordinario. In mesi di utilizzo intenso, rendering video, sessioni di gaming prolungate, elaborazione di foto in RAW, multitasking spinto, questo iPhone non si è mai surriscaldato in modo problematico. Non scalda come il 15 Pro Max scalda quando lo spremi, non va in throttling, rimane fluido e reattivo anche quando lo stai stressando al massimo delle sue capacità. È una di quelle novità che non vedi, non tocchi, non fa nemmeno bella figura in una scheda tecnica, ma è quella che fa funzionare tutto il resto alla perfezione.

Per farvi capire la differenza pratica: con il 15 Pro Max, dopo 20-25 minuti di registrazione video in 4K ProRes in una giornata calda, il telefono diventava caldo al tatto e si sentiva un calo nelle prestazioni. Con il 17 Pro Max, quella stessa sessione passa quasi inosservata in termini termici. È una differenza enorme per chi usa lo smartphone come strumento di lavoro creativo, e per chi porta questo iPhone in vacanza o agli eventi per girare video.

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Il sistema fotografico: tre sensori, otto volte lo zoom

Le fotocamere dell’iPhone 17 Pro Max sono il punto di forza più concreto e tangibile di questo smartphone. Il sistema è composto da tre sensori da 48 megapixel: un principale, un ultra-grandangolare e il nuovo teleobiettivo con architettura tetra prisma di ultima generazione.

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Il sensore principale da 48MP con apertura f/1.78 è il punto di riferimento del sistema. In condizioni di buona luce è eccezionale: la gamma dinamica è impressionante, con una capacità di recuperare le ombre senza bruciare le alte luci che lascia a bocca aperta. In post-produzione con Lightroom, spesso ci siamo ritrovati a fare pochissimi interventi: il file RAW che arriva dall’iPhone 17 Pro Max ha già una base di lavoro molto solida, con dettaglio nelle ombre e toni naturali nelle luci. È una cosa che chi fa fotografia seria sa apprezzare.

Il vero salto di qualità rispetto alla generazione precedente è però il teleobiettivo. Passare dal 5x ottico del 16 Pro Max all’8x ottico del 17 Pro Max non è solo un numero più grande sulla scheda tecnica. Nella pratica significa poter fotografare soggetti lontani con una qualità che prima richedeva un’ottica dedicata o una post-produzione pesante. Il sensore più ampio del 56% rispetto al modello precedente, la lunghezza focale equivalente a 200mm e l’OIS 3D per la stabilizzazione fanno di questo teleobiettivo qualcosa di concretamente eccezionale. Ho fotografato con il tele 8x in condizioni di luce non ideale, controluce, luce artificiale, tramonto, e il rumore è contenuto, il dettaglio è superiore a quello che ottenevo con il 15 Pro Max.

Il sistema offre uno zoom di qualità ottica che va da 0,5x fino a 8x, con la possibilità di arrivare fino a 40x digitale, ma da 8x in poi il degrado qualitativo si fa sentire in modo progressivo, com’è normale che sia. Ciò che colpisce è la coerenza cromatica tra le tre focali: passare dall’ultra-grandangolare al principale al tele senza percepire salti di colore o di esposizione è un risultato che Apple ottiene meglio di praticamente chiunque altro. E questo è il vero vantaggio di avere hardware e software sviluppati insieme.

Per chi gira video, il sistema propone Dolby Vision fino a 4K e la modalità ProRes/Log che permette di avere una base di color grading professionale. La funzione Dual Capture, registrare contemporaneamente con due obiettivi, è una comodità enorme per i creator che lavorano in mobilità.

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Apple non è quella con l’hardware fotografico più aggressivo sul mercato, la concorrenza su certi parametri spinge ancora più forte, ma alla fine della fiera la combinazione di hardware e software produce risultati affidabili, consistenti e pronti all’uso anche senza una post-produzione spinta. Per noi che agli eventi portiamo sempre un iPhone per fare foto e video, il 17 Pro Max è uno strumento di cui ci fidiamo completamente.

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La fotocamera frontale: innovazione con riserve

Uno degli aggiornamenti più interessanti e inaspettati di questa generazione è il nuovo sensore frontale quadrato da 18 megapixel. La novità non è solo la risoluzione aumentata, ma la geometria del sensore: essendo quadrato, permette di scattare e registrare video sia in formato verticale che orizzontale con la stessa qualità, senza dover ruotare il telefono o fare operazioni di ritaglio.

Nella pratica, questo ha cambiato il mio modo di usare la fotocamera frontale. Fare un video orizzontale in selfie mode senza compromessi, avere la stessa nitidezza che si ottiene in verticale, poter scegliere il framing in post, sono libertà creative che prima erano appannaggio solo dei sensori posteriori. Per i creator che fanno contenuti per multiple piattaforme, verticale per Reels e TikTok, orizzontale per YouTube, questa è una comodità reale e concreta.

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Ma dobbiamo essere onesti: sulla qualità assoluta delle immagini frontali, siamo ancora in fase di maturazione. Il sensore è nuovo, è innovativo nel design, ma nelle condizioni di luce difficile, controluce, ambienti scarsamente illuminati, mix di luci artificiali, si notano ancora alcune imprecisioni che un sensore più maturo probabilmente non avrebbe. È un passo avanti enorme rispetto al passato, ma non è ancora al livello dei sensori posteriori. Con i futuri aggiornamenti software e le ottimizzazioni che Apple tende a portare nel tempo, ci aspettiamo che migliori ulteriormente.

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Il camera control: un’idea buona, un’esecuzione incompiuta

Dobbiamo parlare del Camera Control perché è uno di quegli elementi su cui abbiamo passato molto tempo a riflettere in questi mesi. Il pulsante fisico sul lato del telefono, presentato da Apple come la rivoluzione nel controllo della fotocamera, regolazioni rapide, accesso immediato alle impostazioni, gesture per zoomare, è un’idea che in teoria ha senso.

La realtà è che dopo due settimane di utilizzo intenso, l’abbiamo disattivato completamente. E non siamo gli unici, perché è un problema noto e ampiamente discusso. Il pulsante ha alcune implementazioni limitate e non particolarmente intuitive, la posizione non è ideale per un utilizzo naturale con il pollice o l’indice, e soprattutto, questo è il punto critico, dopo due generazioni di iPhone in cui è stato presente (iPhone 16 e ora 17), Apple non ha fatto praticamente nulla per migliorarlo.

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La community si è lamentata, i reviewer l’hanno criticato, gli utenti nelle recensioni online esprimono frustrazione. Eppure Apple ha lasciato il Camera Control esattamente com’era, quasi come se avesse già perso interesse nel progetto. Per noi, dopo mesi, è semplicemente un pulsante in più che ogni tanto attiviamo per sbaglio e che crea più frustrazioni che vantaggi concreti. È un peccato, perché l’idea di base, avere un controllo fisico dedicato alla fotocamera su uno smartphone, è buona. L’esecuzione attuale non è all’altezza del nome che porta in etichetta.

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Autonomia: la migliore mai vista su iPhone

Se c’è un aspetto su cui l’iPhone 17 Pro Max stupisce, anche chi è abituato a aspettarsi molto da Apple, è l’autonomia. Parliamo di una batteria da circa 4823 mAh, che in combinazione con l’efficienza del chip A19 Pro produce risultati che semplicemente non avevamo mai visto su un iPhone.

Con utilizzo intenso, parliamo di 6-7 ore di schermo acceso tra social media, YouTube, navigazione, email, fotografia e video, e un po’ di gaming, chiudiamo le giornate con un residuo tra il 30 e il 40%. Non è esagerazione: è la realtà di quattro mesi di utilizzo quotidiano. Queste sono performance che mettono in discussione la necessità di portare un power bank in borsa, cosa che con il 15 Pro Max facevamo quasi sistematicamente nelle giornate più intense.

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Il risultato è ancora più sorprendente se si considera che l’iPhone 17 Pro Max non usa ancora le batterie al silicio-carbonio di nuova generazione che promettono densità energetica ancora più elevate. Con una batteria da 6500 mAh di tecnologia avanzata su un iPhone 18 Pro Max ipotetico, permettetemi di sognare, le possibilità diventano davvero entusiasmanti.

Sul fronte ricarica, rimane il limite relativo della velocità wired: non siamo sui livelli di Xiaomi o OnePlus che con 100W o più ricaricano in 20 minuti, ma la ricarica MagSafe wireless migliora rispetto alle generazioni precedenti, e nella pratica quotidiana mettere il telefono sul caricatore la sera porta sempre alla mattina successiva con il 100%. Non ho mai avuto l’ansia da batteria con questo iPhone, e questo per me è il parametro definitivo.

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iOS 26 e Liquid Glass: coraggio sì, ma con riserva

Un capitolo a parte merita il software. Questo iPhone gira su iOS 26, il sistema operativo che Apple ha presentato come una delle evoluzioni più radicali degli ultimi anni, portando una nuova estetica chiamata Liquid Glass, un’interfaccia trasparente, fluida, con effetti di vetro che si sovrappongono ai contenuti sottostanti.

Dobbiamo ammettere che la prima volta che abbiamo visto il Liquid Glass lo abbiamo trovato originale e coraggioso. Apple ha sempre avuto un approccio conservativo al design dell’interfaccia, e vedere un cambiamento così netto ha una sua forza. Ma dopo mesi di utilizzo e diversi aggiornamenti che hanno modificato e raffinato l’interfaccia, non ce la sentiamo di promuoverla completamente.

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Il problema principale è la leggibilità. In alcune condizioni, notifiche sovrapposte a sfondi complessi, testo su superfici trasparenti, menu in ambienti con poca luce, le informazioni non sono immediatamente visibili come dovrebbero essere. iOS aveva abituato i suoi utenti a un’interfaccia pulita, prevedibile, leggibile. Con il Liquid Glass quella certezza è venuta meno in alcune situazioni specifiche.

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Ci sono anche stati bug di stabilità e glitch visivi segnalati dagli utenti sulle versioni iniziali di iOS 26, con transizioni che non si comportano come atteso, menu che appaiono e scompaiono in modo anomalo, e una fluidità che non è sempre all’altezza degli standard Apple. Gli aggiornamenti successivi hanno migliorato la situazione, ma il lancio è stato chiaramente più turbolento del solito.

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Apple Intelligence: il ritardo sempre più evidente

E poi c’è la questione più delicata di tutte: Apple Intelligence. La suite di funzionalità AI che Apple ha presentato come il futuro dello smartphone intelligente, e che su iPhone 17 Pro Max è disponibile in modo più completo rispetto alle generazioni precedenti.

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Il problema è che Apple Intelligence, dopo mesi di utilizzo, è presente ma è come se non ci fosse. Le funzionalità di writing tools, i riassunti delle notifiche, la prioritizzazione delle email, funzionano, ma spesso lo fanno in modo impreciso o generico, con risultati che non giustificano l’hype comunicativo con cui erano stati presentati. Siri con Apple Intelligence è migliorato rispetto al passato, ma il confronto con Google Gemini su Android è semplicemente impietoso.

La notizia dell’integrazione di Google Gemini su iPhone, che arriverà in futuro, è interessante, ma al momento rimane un’incognita su come verrà effettivamente implementata e fino a dove si farà spazio nell’ecosistema Apple. È evidente che Apple abbia accumulato un ritardo significativo rispetto alla concorrenza su questo fronte, e che l’integrazione di un modello esterno sia un’ammissione indiretta di questo ritardo.

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Per noi che usiamo lo smartphone anche per lavoro, l’AI applicata alla fotocamera,  riconoscimento soggetti, suggerimenti di composizione, è interessante ma non rivoluzionaria. L’AI per la produttività, scrittura, riassunti, ricerca, è utile occasionalmente ma non è lo strumento trasformativo che ci si aspettava. Apple dovrà fare molto di più su questo fronte nei prossimi anni per non rischiare di perdere terreno su un differenziatore che sta diventando sempre più centrale nella scelta di uno smartphone.

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Prezzo: il costo dell’appartenenza

Parliamo di soldi, che è sempre la parte che conta. L’iPhone 17 Pro Max parte da 1489 euro per la configurazione base da 256 GB, con storage disponibile fino a 2 TB. È tanto. È obiettivamente tanto. E il prezzo scende raramente, al massimo di un centinaio di euro nelle promozioni più aggressive.

  • iPhone 17 Pro Max
    • Taglio da 256 GB al prezzo di  1.489 euro
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La domanda che ci poniamo è se 1489 euro abbiano un senso nel panorama attuale. La risposta onesta è: dipende. Se siete profondamente inseriti nell’ecosistema Apple, se usate Mac, iPad, Apple Watch, AirPods, se avete anni di foto, note e documenti su iCloud, il valore dell’integrazione è reale e non ha prezzo equivalente in euro. Apple ha costruito un ecosistema che funziona con una coerenza che nessun competitor ha ancora replicato completamente.

Ma se guardate questo iPhone con occhi freschi, senza heritage Apple, il confronto con la concorrenza è più difficile da gestire. A cifre simili o persino inferiori, la concorrenza propone oggi pieghevoli, Galaxy Z Fold o HONOR Magic V5, che offrono un fattore di forma completamente diverso e per certi aspetti più versatile. Non è più un confronto tra Apple e Android: è un confronto tra diverse visioni dello smartphone del futuro. Il gioco non è più a senso unico, e questo è una buona notizia per tutti noi come consumatori.

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Conclusioni: il migliore di tutti? Quasi

Dopo questi mesi con l’iPhone 17 Pro Max, la sensazione che rimane più forte è quella di avere tra le mani un telefono che si fa fatica a criticare globalmente, anche quando i difetti esistono e sono reali. È coerente, è affidabile, è prevedibile nel senso positivo del termine.

La batteria è la migliore mai vista su iPhone, un risultato oggettivo e certificato da test indipendenti. Le fotocamere sono un sistema completo e affidabile, con il teleobiettivo da 8x come vera stella di questa generazione. Le prestazioni dell’A19 Pro con camera di vapore non tradiscono mai, anche sotto carico estremo. Il display è una certezza assoluta.

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Dall’altra parte, il peso rimane un limite oggettivo per tanti utenti, il plateau gate è un problema di durabilità che non si addice a un flagship da 1489 euro, il Camera Control è una promessa non mantenuta dopo due anni, Apple Intelligence è in ritardo rispetto alla concorrenza, e iOS 26 con il Liquid Glass ha creato più incertezze che entusiasmo.

Il rischio per Apple, e lo diciamo con rispetto per quello che la casa di Cupertino ha costruito, è che continuando a limare e rifinire senza osare davvero, i prossimi iPhone rischiano di restare solo il riferimento per stabilità ed ecosistema. Nel 2026 la concorrenza ha alzato l’asticella in modo significativo, e la risposta di Apple non può essere solo “siamo affidabili”.

iPhone 17 Pro Max è oggi il miglior iPhone mai realizzato. Non è sempre il miglior telefono Android in ogni singola categoria. Ma per chi vive nell’ecosistema Apple, per chi apprezza la coerenza e la prevedibilità di uno strumento quotidiano, rimane il riferimento. E questo mezzanotte, fidatevi, è davvero il colore giusto per portarlo