Nel mondo dell’intelligenza artificiale, dove la corsa alla potenza computazionale si fa sempre più serrata, emerge una nuova e per certi versi sorprendente direzione strategica: OpenAI sarebbe infatti in trattative avanzate per assicurarsi energia da fusione nucleare dalla startup Helion Energy.

Una mossa che, se confermata, rappresenterebbe un salto di scala senza precedenti, non solo per OpenAI ma per l’intero settore energetico legato alle tecnologie emergenti.

OpenAI punta sull’energia nucleare con Helion Energy

Secondo le indiscrezioni, l’intesa in discussione tra OpenAI e Helion prevederebbe circa 5 gigawatt di energia entro il 2030, e fino a 50 gigawatt entro il 2035. Si capisce bene il peso di questi numeri facendo un rapido confronto, finora Helion ha siglato accordi per circa 50 megawatt con Microsoft, e sta lavorando a un progetto da 500 megawatt con il gruppo industriale Nucor.

In pratica, si passerebbe dai megawatt ai gigawatt, con un incremento di scala che, ovviamente, comporta sfide enormi sia dal punto di vista tecnologico sia industriale.

Helion stima che ogni reattore possa produrre circa 50 megawatt di energia, questo significa che per arrivare a 5 GW entro il 2030 servirebbero circa 100 reattori, mentre per raggiungere i 50 GW entro il 2035 il numero crescerebbe in modo esponenziale. Un piano estremamente ambizioso, soprattutto considerando che la fusione nucleare commerciale su larga scala non è ancora una realtà consolidata.

La direzione intrapresa da OpenAI non è casuale, i modelli di intelligenza artificiale (sempre più complessi e potenti) richiedono quantità enormi di energia per l’addestramento e l’esecuzione. Garantirsi una fornitura energetica dedicata, possibilmente sostenibile e scalabile, potrebbe rappresentare un vantaggio competitivo decisivo nel medio-lungo periodo.

In questo contesto, la fusione nucleare è vista da molti come una potenziale svolta, una fonte energetica teoricamente pulita, abbondante e senza scorie radioattive a lunga durata.

Fondata nel 2013, Helion è una delle startup più interessanti nel settore della fusione, a differenza di altri approcci (come i tokamak), l’azienda utilizza un sistema che converte direttamente l’energia della fusione in elettricità tramite magneti, evitando il passaggio attraverso turbine a vapore.

Tra i traguardi recenti quest’anno è stata raggiunta una temperatura del plasma di 150 milioni di gradi Celsius, e l’azienda ha raccolto oltre 1 miliardo di dollari in finanziamenti. Il combustibile utilizzato (deuterio ed elio-3) promette inoltre una produzione energetica senza scorie a lunga vita, anche se siamo ancora lontani da una dimostrazione commerciale su larga scala.

Uno degli aspetti più delicati dell’intera vicenda riguarda Sam Altamn, CEO di OpenAI e allo stesso tempo principale investitore individuale in Helion. Per evitare conflitti di interesse Altman ha deciso di lasciare il consiglio di amministrazione di Helion, nonché di astenersi dalle trattative tra le due aziende (una scelta che ricalca quanto già fatto in passato con altre realtà del settore energetico, segno di una crescente attenzione alla governance e alla trasparenza).

Nonostante si parli di trattative avanzate, l’accordo è tutt’altro che definitivo. Ci sono ancora diversi punti da chiarire, tra cui la scelta dei siti produttivi, la capacità effettiva di Helion di generare energia netta e la sostenibilità economica dell’intero progetto. Senza dimenticare che la fusione nucleare, per quanto promettente, resta una tecnologia in fase di sviluppo e non ancora validata su scala industriale.

Se l’accordo tra OpenAI e Helion dovesse concretizzarsi potrebbe rappresentare un momento chiave per due settori destinati a intrecciarsi sempre di più, ovvero intelligenza artificiale ed energia.

Da un lato, aziende come OpenAI cercano soluzioni per sostenere la crescita esponenziale dei propri modelli, dall’altro startup come Helion hanno bisogno di clienti disposti a scommettere su tecnologie ancora emergenti. Non ci resta che attendere per scoprire se questa collaborazione riuscirà davvero a prendere forma, o se resterà, almeno per il momento, una visione ambiziosa proiettata nel futuro.