Dopo due anni di tensioni e uno scontro sempre più acceso sul ruolo degli intermediari tecnici nella lotta alla pirateria online, è arrivata la decisione che segna  un punto di svolta nel rapporto tra AGCOM e Cloudflare. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, nella seduta del 29 dicembre 2025, ha infatti inflitto al colosso statunitense delle CDN e dei servizi DNS una sanzione pari a 14 milioni di euro, corrispondente all’1% del fatturato globale, per non aver applicato i blocchi previsti dal sistema Piracy Shield.

La decisione è stata notificata ufficialmente nelle ultime ore e chiude un procedimento avviato per l’inottemperanza a un precedente ordine dell’Autorità. L’unico voto contrario all’interno del Consiglio è stato quello della commissaria Elisa Giomi, da tempo critica nei confronti delle modalità operative dello scudo nazionale antipirateria.

Offerta

Xiaomi Smart Band 10

40.49€ invece di 49.99€
-19%

AGCOM multa Cloudflare per 14 milioni di euro

La sanzione trae origine dalla delibera n. 49 del 18 febbraio 2025, con cui AGCOM aveva ordinato a Cloudflare di disabilitare l’accesso a una serie di contenuti pirata, in applicazione della legge antipirateria 93/2023. In concreto, alla società era stato chiesto di collaborare al sistema Piracy Shield bloccando nomi di dominio tramite DNS pubblico e indirizzi IP all’interno delle proprie CDN, oppure di adottare misure tecnologiche e organizzative equivalenti per rendere quei contenuti non fruibili.

Secondo quanto accertato dall’Autorità, Cloudflare non ha adottato alcuna misura efficace, continuando a consentire l’utilizzo dei propri servizi per la diffusione di contenuti illeciti anche dopo la notifica formale dell’ordine.

L’Autorità ha accertato la perdurante violazione della legge antipirateria e delle relative disposizioni attuative AGCOM da parte di Cloudflare la quale, anche dopo la notifica dell’ordine, ha continuato a non adottare alcuna misura per contrastare l’utilizzo dei propri servizi per la diffusione di contenuti illeciti.

Il cuore dello scontro ruota intorno alla natura del ruolo di Cloudflare, AGCOM considera l’azienda un intermediario tecnico che, attraverso servizi DNS e CDN, può facilitare l’accesso a contenuti illegali e che, proprio per questo, deve collaborare attivamente ai blocchi. Cloudflare dal canto suo, ha sempre rivendicato un ruolo di infrastruttura globale neutrale, denunciando i rischi di overblocking e sottolineando come il blocco di IP o servizi condivisi possa colpire anche siti e piattaforme perfettamente legittime.

Una posizione che l’ha portata, a differenza di altri operatori come Google (che si è adeguata alle richieste dell’Autorità applicando i blocchi sui propri DNS), a opporsi sistematicamente all’implementazione di Piracy Shield.

La legge antipirateria prevede sanzioni fino al 2% del fatturato dell’ultimo esercizio chiuso prima della contestazione, in questo caso, AGCOM ha optato per una sanzione pari all’1% del fatturato globale, calcolato sui 1.440 milioni di euro registrati da Cloudflare nel 2024.

Secondo l’Autorità, la decisione di colpire Cloudflare assume un valore simbolico e pratico molto forte, una larghissima percentuale dei siti oggetto di blocco tramite Piracy Shield utilizza i servizi Cloudflare per diffondere illecitamente opere protette; ora che Google applica i blocchi ai propri DNS, Cloudflare viene indicata come uno degli ultimi buchi rimasti nella rete.

Nel bilancio tracciato da AGCOM, viene ricordato che dalla sua adozione (nel febbraio 2024) la piattaforma Piracy Shield ha consentito la disabilitazione di oltre 65.000 nomi di dominio completi e di circa 14.000 indirizzi IP destinati alla fruizione di contenuti illeciti.

Tuttavia, come molti di voi avranno notato nel corso dei mesi, Piracy Shield è stato anche fortemente criticato per il suo funzionamento: il blocco per indirizzo IP infatti, può colpire numerose risorse internet innocue, non tenendo conto dell’architettura moderna del web basata su hosting condivisi e CDN; è proprio su questo punto che si innesta l’opposizione di Cloudflare e di altri operatori del settore.

Il voto contrario della commissaria Elisa Giomi conferma inoltre come, anche ai vertici dell’Autorità, esistano divisioni profonde sull’efficacia e sulle modalità di applicazione dello scudo antipirateria.

Al momento, Cloudflare non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito alla sanzione, resta ora da capire se l’azienda deciderà di adeguarsi alle richieste di AGCOM, di impugnare il provvedimento o di proseguire sulla linea di opposizione adottata finora.

Quel che è certo è che questa multa rappresenta una delle prime sanzioni pecuniarie di peso in materia di diritto d’autore online in Italia, e potrebbe segnare un precedente importante per tutti i fornitori di servizi della società dell’informazione, inclusi DNS pubblici, VPN e motori di ricerca.

Il dibattito su Piracy Shield, sulla sua efficacia e sui suoi effetti collaterali, insomma, è tutt’altro che chiuso, e con ogni probabilità continuerà ad alimentare polemiche e confronti ancora a lungo.