Apple si prepara a una delle transizioni più delicate della sua storia recente: il possibile addio di Tim Cook alla guida dell’azienda. Secondo quanto riportato dal New York Times, il CEO 65enne avrebbe comunicato ai dirigenti di voler rallentare il ritmo, confessando di essere “stanco” e desideroso di ridurre le proprie responsabilità. Una notizia che, se confermata, aprirebbe ufficialmente il capitolo del “dopo Cook”, già oggetto di riflessioni interne da diversi mesi.
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Un cambio ai vertici sempre più concreto
Le fonti statunitensi parlano di un processo di successione ormai avviato. Non si tratterebbe di una rottura improvvisa, ma di una transizione ordinata e pianificata nei dettagli, in pieno stile Apple. Cook, dopo 13 anni al timone, potrebbe mantenere un ruolo di presidente del consiglio di amministrazione, garantendo così continuità e stabilità ai mercati.
L’attenzione, naturalmente, si concentra sul nome del possibile successore. Ed è qui che emerge, con sempre maggiore insistenza, la figura di John Ternus, oggi a capo dell’ingegneria hardware e uno dei dirigenti più influenti nel dietro le quinte di Cupertino. Il New York Times, in un lungo ritratto dedicato al manager, descrive il suo profilo come la sintesi perfetta della filosofia Apple: riservatezza, rigore e straordinaria competenza tecnica.

Chi è John Ternus, il “candidato naturale” al trono di Cupertino
Entrato in Apple nel lontano 2001, Ternus ha costruito la propria carriera all’interno della divisione hardware, fino a diventare vicepresidente senior nel 2021. Ha gestito la complessa transizione ai chip Apple Silicon, un passaggio fondamentale per l’indipendenza tecnologica del marchio, e supervisiona l’intera ingegneria dei prodotti, dai Mac agli iPhone.
Il suo approccio è pragmatico e operativo, più vicino a quello di Cook che non allo stile visionario di Steve Jobs. Come l’attuale CEO, Ternus è un uomo di numeri, processi e produzione: conosce nel dettaglio ogni anello della catena industriale e mantiene rapporti diretti con i fornitori dell’area asiatica, cuore pulsante della capacità produttiva di Apple.
Secondo la testata americana, alcune decisioni strategiche, come la scelta di riservare determinate tecnologie ai modelli “Pro” per contenere i costi, portano proprio la sua firma. Ma ciò che colpisce di più è il profilo umano: Ternus viene descritto come un dirigente equilibrato, poco incline ai riflettori e molto vicino ai team di lavoro, capace di gestire l’enorme macchina Apple senza creare attriti.

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Continuità o rivoluzione?
Il possibile passaggio di testimone avverrebbe in un momento di cambiamenti profondi nel settore tech. La visione di Ternus sembra coerente con una strategia di continuità: rafforzare la solidità operativa, migliorare la gestione dei cicli di prodotto e garantire l’integrazione tra hardware, chip e design industriale, una triade che definisce da sempre l’identità Apple.
Questa impostazione rassicurerebbe investitori e consiglio di amministrazione, che da anni apprezzano la stabilità portata da Cook. E in un contesto di tensioni geopolitiche, dazi e ridefinizione delle catene produttive, un CEO con esperienza diretta nella produzione e nella filiera potrebbe risultare una garanzia preziosa.
Tuttavia, non tutti gli osservatori condividono la linea della continuità. Molti analisti ritengono che Apple stia entrando in una nuova fase, in cui l’innovazione radicale, non solo l’efficienza, sarà la chiave del successo. E su questo fronte, l’orizzonte appare meno chiaro.
Le incognite: AI, nuovi prodotti e visione
Il punto più critico per il possibile “CEO Ternus” riguarda la capacità di innovare. Negli ultimi anni, Apple è stata accusata di essere troppo cauta nel lanciare nuove categorie di prodotto, preferendo il miglioramento incrementale a scelte di rottura. Il successo dell’ecosistema resta indiscutibile, ma i rivali, da Google a Microsoft, fino a Meta, stanno investendo in modo massiccio sull’intelligenza artificiale, dove Cupertino appare in ritardo.
Secondo molti analisti, questo è il vero banco di prova del prossimo decennio. La direzione che Apple prenderà sull’AI e sull’integrazione di Apple Intelligence nei propri dispositivi dirà molto su che tipo di azienda vorrà essere: prudente e coerente col passato, o più ambiziosa e disposta a rischiare?

C’è poi un’altra questione, spesso sottovalutata: quella del ruolo pubblico. Il CEO di Apple non è solo un manager tecnologico, ma anche un interlocutore per governi e autorità di regolamentazione in tutto il mondo. Tim Cook ha saputo muoversi con diplomazia, costruendo relazioni solide e mantenendo l’immagine etica dell’azienda. Ternus, invece, ha un profilo molto più interno: competente, ma con poca visibilità esterna.
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Una scelta che definirà la prossima Apple
In fondo, prima ancora del nome, la vera domanda è: che Apple vuole essere quella del futuro? Un’azienda orientata alla disciplina industriale e alla stabilità, oppure un laboratorio di nuove idee, pronto a rischiare e cambiare pelle come ai tempi del primo iPhone? Se prevarrà la prima linea, John Ternus sembra il candidato perfetto per raccogliere il testimone. Ma se a vincere sarà la spinta per una Apple più audace, capace di reinventarsi, allora il dibattito sul dopo Cook è appena cominciato.
Quel che è certo è che a Cupertino l’era di Tim Cook sta lentamente arrivando a un punto di svolta e il futuro del marchio della mela è, ancora una volta, tutto da scrivere.
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