Negli ultimi mesi Spotify si è espanso moltissimo acquisendo società legate alla promozione della musica, al tracciamento delle abitudini degli utenti e alla creazione di podcast. L’ultima ad essere entrata sotto l’ombrello del servizio di streaming musicale è SoundBetter, un’azienda che si occupa di mettere in contatto artisti, produttori e musicisti per i loro progetti.

Seppur molto probabilmente non l’avete mai sentita nominare, SoundBetter ha all’attivo 180.000 utenti registrati ed ha gestito pagamenti per circa 19 milioni di dollari agli artisti (di cui ritaglia una piccola percentuale come profitto personale).

I dettagli dell’acquisizione non sono stati pubblicati ma, attraverso una dichiarazione rilasciata ai colleghi di TechCrunch, alcuni responsabili di Spotify hanno indicato che SoundBetter non chiuderà i battenti. Di contro, è stato già avviato il processo di integrazione dei suoi servizi in “Spotify for Artists” che attualmente offre ai musicisti degli strumenti di analisi sugli utenti che ascoltano la loro musica.

Seppur non siano stati forniti dettagli sul perché Spotify abbia deciso di acquisire SoundBetter, a nostro avviso il tutto suona come un guanto di sfida alle grandi etichette discografiche: Spotify permette già ad artisti indipendenti di pubblicare la propria musica online ma, con l’integrazione di questi nuovi servizi, la musica derivante dalla collaborazione fra artisti “non legati alle case discografiche” dovrebbe accrescere parecchio e, con ciò, i ricavi.

Ricordiamo infatti che Spotify, a dispetto dei suoi 232 milioni di utenti attivi (di cui 108 milioni pagamenti), fatica a generare profitti visto che la maggior parte degli introiti derivanti dalle pubblicità (per il servizio free) va a finire nelle casse delle case discografiche. Eliminando del tutto l’intermediario, Spotify genererebbe maggiori introiti.