Il record mondiale dei 100 metri di Usain Bolt è ancora fuori portata per gli esseri umani, ma non per i robot. A Pechino, durante la seconda edizione dei World Humandroid Robot Games, un umanoide è infatti riuscito a completare la distanza regina dello sprint in appena 9,39 secondi, facendo segnare un tempo migliore rispetto al 9,58 ottenuto dal campione giamaicano nel 2009.

Il protagonista dell’impresa è Tiangong Ultra, un robot sviluppato dal Beijing Humandroid Robot Innovation Center, che ha fermato il cronometro a 9,39 secondi durante una batteria preliminare della competizione. Un risultato che, almeno guardando esclusivamente il tempo registrato, permette alla macchina di fare meglio del record mondiale umano.

La prestazione assume ancora più rilevanza considerando la rapidità con cui questa categoria di robot sta migliorando, soltanto un anno fa, durante la prima edizione dei giochi, il migliore tempo sui 100 metri era infatti di circa 21,5 secondi; nel giro di dodici mesi il progresso è stato quindi enorme, anche se dietro a questo dato si nasconde una realtà più complessa di quanto possa sembrare.

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Tiangong Ultra corre più veloce di Bolt, ma il confronto non è così semplice

Il risultato ottenuto da Tiangong Ultra è certamente spettacolare, ma confrontare direttamente un robot con un atleta umano non è del tutto corretto. La gara di Pechino si svolge infatti all’interno di un ambiente estremamente controllato, con un tracciato conosciuto, una superficie regolare e nessun ostacolo da affrontare.

In altre parole, per il robot si trattava di un problema relativamente chiuso: deve mantenere l’equilibrio, coordinare i movimenti delle gambe e ottimizzare la velocità lungo una pista della quale conosce già caratteristiche e percorso; è un compito molto diverso da quelli che normalmente vengono indicati come il vero obbiettivo della robotica umanoide.

Lo stesso risultato è stato ottenuto anche da un robot di HONOR, che nelle batterie preliminari è riuscito a scendere sotto i 9,5 secondi. Non è inoltre soltanto la velocità a impressionare, durante le competizioni di Pechino un robot ha superato i 2,88 metri nel salto in alto, andando oltre il record umano di 2,45 metri stabilito da Javier Sotomayor. Il problema però, è capire quanto questi numeri dicano realmente sulle capacità generali delle macchine.

Uno degli aspetti più interessanti evidenziati dalla competizione riguarda proprio la differenza tra un compito altamente prevedibile e uno che richiede capacità di adattamento.

Correre su una pista è relativamente semplice per un robot perché tutte le variabili principali sono note in anticipo, il percorso è sempre lo stesso, la superficie è uniforme e non ci sono persone o oggetti che possono improvvisamente ostacolare il movimento. Gli ingegneri possono quindi ottimizzare il robot praticamente per un unico obbiettivo, ossia andare il più velocemente possibile dal punto di partenza al traguardo.

Molto più difficile è invece chiedere alla stessa macchina di operare in un ambiente che non conosce, un esempio apparentemente banale è quello di piegare un asciugamano: l’oggetto è deformabile, può trovarsi ogni volta in una posizione diversa e richiede alla macchina di percepire la situazione, prendere decisioni e modificare continuamente i propri movimenti; è proprio questa capacità di adattamento a rappresentare uno dei principali ostacoli per la robotica umanoide.

Anche HONOR ha modificato il robot per migliorare il tempo

Il miglioramento registrato a Pechino non sembra quindi essere necessariamente il risultato di una singola svolta tecnologica, in molti casi c’è dietro un lavoro di ingegneria estremamente mirato.

Un esempio arriva proprio da HONOR, che prima dei giochi ha modificato il proprio robot umanoide allungandone le gambe di 10 centimetri, portandole a 1.05 metri. Una modifica progettuale che può avere un impatto diretto sulla velocità di corsa, ma che non dice necessariamente nulla sulla capacità del robot di svolgere una maggiore varietà di attività.

Anche questo rappresenta un aspetto importante quando si osservano i progressi della robotica umanoide, ottenere un risultato eccezionale in una singola disciplina non significa automaticamente avere costruito una macchina più intelligente o versatile.

Lo dimostra anche la mezza maratona per robot organizzata ad aprile, nella quale soltanto il 38% dei partecipanti procedeva autonomamente, mentre gli altri robot erano controllati da remoto. Anche le macchine autonome, inoltre, seguivano un percorso che era stato fornito loro in anticipo.

A Pechino oltre 2.000 robot da 16 Paesi

I World Humandroid Robot Games rappresentano comunque una dimostrazione significativa della velocità con cui sta crescendo il settore. Alla manifestazione partecipano oltre 2.000 robot provenienti da 16 Paesi, impiegati in 51 discipline all’interno dell’ovale olimpico di pattinaggio di velocità di Pechino.

L’atletica è soltanto una parte della competizione, il programma comprende infatti anche calcio, tennis da tavolo e boxe, mettendo alla prova gli umanoidi in scenari differenti, anche se sempre caratterizzati da regole e ambienti definiti in anticipo.

La manifestazione si concluderà il 26 agosto, ma il vero interesse non riguarda soltanto chi riuscirà a vincere le singole gare, il punto centrale è capire quanto rapidamente i robot riusciranno a passare dalle dimostrazioni altamente controllate alla capacità di muoversi e lavorare autonomamente in ambienti reali.

La vera sfida è portare i robot fuori dalla pista

È proprio su questo terreno che alcuni produttori europei stanno concentrando i propri sforzi. NEURA Robotics, ad esempio, sta sviluppando palestre dedicate all’addestramento dei robot in ambienti fisici disordinati, mentre la londinese Humanoid ha raccolto 152 milioni di dollari, con Bosh interessata alla produzione su larga scala.

L’obbiettivo di queste aziende è insegnare agli umanoidi a operare in contesti non preparati, dove non tutto è prevedibile e dove la macchina deve essere in grado di comprendere ciò che sta accadendo e reagire di conseguenza.

Per questo motivo il tempo di 9,39 secondi di Tiangong Ultra rimane un risultato impressionante, ma non rappresenta necessariamente la misura definitiva dei progressi della robotica. Il robot ha battuto Usain Bolt su una pista, ma la vera sfida sarà riuscire a dimostrare di poter entrare in una casa, in una fabbrica o in un ambiente sconosciuto e capire autonomamente cosa fare.

In altre parole, correre i 100 metri più velocemente di un essere umano è una dimostrazione spettacolare, riuscire a svolgere in autonomia decine di compiti diversi e imprevedibili sarebbe una rivoluzione molto più importante.

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