Le tempeste solari rappresentano uno dei fenomeni spaziali più monitorati dagli scienziati, non solo per il loro interesse dal punto di vista astronomico, ma anche per le possibili conseguenze sulle infrastrutture tecnologiche della Terra. Dalle reti elettriche ai satelliti, passando per le comunicazioni radio, i sistemi di navigazione e persino le missioni spaziali con equipaggio, prevedere con precisione l’arrivo di un’espulsione di massa coronale può fare una grande differenza.

Proprio in questo ambito arrivano risultati molto promettenti dalla missione PUNCH (Polarimeter to Unify the Corona and Heliosphere) della NASA, che secondo i primi test è riuscita a prevedere l’arrivo di una tempesta solare con un margine di errore di appena 30 minuti, migliorando di circa 10 volte la precisione degli strumenti attualmente utilizzati.

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PUNCH osserva il Sole come non era mai stato possibile

Lanciata nel marzo 2025, la missione PUNCH è composta da una costellazione di quattro piccoli satelliti che operano in orbita terrestre bassa con un obbiettivo ben preciso, osservare in maniera continua il percorso del materiale espulso dal Sole.

Quando sul nostro astro si verifica un’espulsione di massa coronale (CME), enormi quantità di plasma e campi magnetici vengono lanciate nello spazio. Se queste nubi di particelle sono dirette verso la Terra possono generare tempeste geomagnetiche capaci di interferire con il funzionamento delle reti elettriche, dei satelliti, delle comunicazioni radio e dei sistemi di navigazione.

Fino a oggi gli strumenti a disposizione degli scienziati riuscivano però a seguire una CME soltanto durante il primo tratto del viaggio, circa un quinto della distanza tra il Sole e la Terra, tutto il resto del percorso veniva ricostruito attraverso modelli matematici e simulazioni.

PUNCH cambia completamente questo approccio, grazie al suo ampio campo visivo la missione è in grado di seguire quasi continuamente le espulsioni di massa coronale lungo il loro tragitto nel Sistema Solare interno, acquisendo una nuova immagine ogni quattro minuti.

Un test ha previsto l’arrivo della tempesta con soli 30 minuti di errore

Per verificare le potenzialità della missione, gli scienziati hanno utilizzato le immagini raccolte durante una CME verificatasi il 31 maggio 2025; i dati sono stati inseriti in un modello informatico che ha analizzato l’evoluzione del fronte dell’espulsione di massa coronale nel tempo, calcolandone velocità, forma e direzione mentre si propagava nello spazio.

Dopo circa 12 ore dall’inizio dell’evento, il sistema ha raggiunto una previsione stabile, stimando che la tempesta avrebbe colpito la Terra otto ore più tardi. Il risultato si è rivelato sorprendentemente accurato, l’arrivo reale della CME è avvenuto con uno scarto di appena 30 minuti rispetto alla previsione.

Si tratta di un miglioramento notevole rispetto ai modelli oggi utilizzati, che generalmente presentano un’incertezza di circa cinque ore. Secondo Craig DeForest, il salto tecnologico è tale da poter essere paragonato, nel campo delle osservazioni meteorologiche spaziali, al passaggio da un motore a vapore a un moderno motore a combustione interna.

Perché prevedere meglio le tempeste solari è così importante

Le tempeste solari non rappresentano un pericolo diretto per le persone sulla superficie terrestre, grazie alla protezione offerta dall’atmosfera e dal campo magnetico del nostro pianeta, possono però causare conseguenze significative sulle infrastrutture tecnologiche.

Gli eventi più intensi possono infatti provocare disturbi alle comunicazioni radio, errori nei sistemi GPS, anomalie nei satelliti, problemi alle reti elettriche e maggiori rischi per gli astronauti impegnati nelle missioni spaziali.

Disporre di previsioni molto più precise consente agli operatori di prepararsi in anticipo, adottando misure preventive per limitare eventuali danni e ridurre il rischio di interruzioni dei servizi.

Un altro vantaggio evidenziato dagli scienziati è che il modello sviluppato durante il test è stato in grado di riconoscere autonomamente il momento in cui la previsione era sufficientemente stabile, aumentando così anche il livello di affidabilità delle stime fornite ai meteorologi spaziali.

I dati di PUNCH serviranno anche alla ricerca scientifica

Oltre all’aspetto pratico legato alle previsioni, la missione sta già fornendo nuove informazioni sul comportamento del plasma solare. Le immagini ad alta risoluzione raccolte dai quattro satelliti hanno mostrato che le espulsioni di massa coronale presentano una struttura molto più complessa e irregolare di quanto ipotizzato finora. Le enormi nubi di materiale continuano infatti a modificarsi durante il viaggio nello spazio, offrendo nuovi spunti per comprendere il comportamento del plasma non solo nel Sistema Solare, ma anche in altri ambiti astrofisici, come le regioni in cui nascono nuove stelle.

I risultati presentati rappresentano una prima dimostrazione delle capacità della missione e sono stati illustrati durante il Committee on Space Research Scientific Meeting. Lo studio è attualmente in fase di revisione per la rivista Space Weather, ma gli scienziati ritengono che, con modelli ancora più sofisticati e dati sempre più accurati raccolti da PUNCH, in futuro sarà possibile prevedere l’arrivo delle tempeste solari con un anticipo ancora maggiore e con una precisione superiore a quella già dimostrata in questi primi test.

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