La crisi delle memorie, ormai soprannominata “Ramageddon” da chi segue il settore hardware, torna puntualmente in ogni discussione su computer e console e di conseguenza nei nostri articoli.
Ne avevamo spiegato le radici lo scorso dicembre: la vera causa è la corsa dei produttori verso le memorie HBM per data center e intelligenza artificiale, molto più redditizie della DRAM tradizionale, che sta togliendo capacità produttiva proprio a RAM per PC, notebook e console. Nel proprio ultimo report finanziario, Sony ha citato esplicitamente il problema in relazione a PS5, cercando di rassicurare gli investitori.
Indice:
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Cosa ha detto Sony
“Per quanto riguarda l’impatto delle condizioni del mercato delle memorie sull’hardware di PlayStation 5, ci siamo assicurati la quantità di memoria necessaria per soddisfare il nostro volume di vendite previsto per l’anno fiscale 2026“, ha scritto l’azienda, riferendosi al periodo che si chiuderà ad aprile 2027.
Sony non ha detto se aumenterà nuovamente i prezzi di PS5 nel corso del prossimo anno, dopo i rincari già applicati in tutto il mondo lo scorso aprile, che in Europa avevano portato la console a 599,99 euro nella versione digitale e 649,99 euro con lettore dischi, con PS5 Pro salita a 899,99 euro.
L’azienda potrebbe comunque vedere un’impennata delle vendite nel periodo natalizio, dato che Grand Theft Auto 6, atteso come un vero blockbuster, uscirà il 19 novembre.
Vendite in calo, ma profitti in crescita
Nel primo trimestre di quest’anno fiscale, Sony ha venduto 1,6 milioni di console PS5, un calo netto rispetto ai 2,5 milioni dello stesso trimestre dell’anno scorso. Un calo simile si era già visto nel trimestre precedente, quando le vendite erano crollate del 46%, probabilmente per via degli aumenti di prezzo legati ai dazi statunitensi e al fatto che PS5 ha ormai sei anni di vita. Dal lancio nel giugno 2020, Sony ha spedito complessivamente 95,3 milioni di PlayStation 5.
Nonostante il calo delle vendite, Sony ha guadagnato di più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso: fatturato piatto, ma profitto in crescita del 37%, a quota 54,1 miliardi di yen, circa 337 milioni di dollari. Il merito va ai rimborsi sui dazi USA e ai tassi di cambio favorevoli, con lo yen che continua a scendere. Come molte aziende colpite dai dazi, Sony si è tenuta i rimborsi invece di girarli ai clienti che, di fatto, quei dazi li avevano già pagati.
Software stabile, ma Saros sotto le attese
Le vendite di giochi sono rimaste relativamente stabili, con il software di terze parti in crescita e le spedizioni first-party in calo di 900 mila unità. Un dato che, secondo quanto notato dal portale Kotaku, suggerisce come Saros di Housemarque, studio interno di PlayStation Studios, abbia reso meno del previsto. Gli utenti attivi mensili di PlayStation Network sono invece cresciuti di 2 milioni, arrivando a 125 milioni.
La crisi delle memorie, va detto, ha già colpito Sony su più fronti contemporaneamente. Lo scorso marzo l’azienda era stata la prima grande produttrice a sospendere temporaneamente gli ordini per le proprie schede di memoria CFexpress e SDXC/SDHC, utilizzate soprattutto nelle fotocamere digitali, citando proprio la carenza globale di memoria tra le cause della decisione.
Nello stesso periodo era arrivato anche un aumento di prezzo per il PlayStation Portal, l’accessorio per il gioco in streaming da remoto, salito a 249,99 euro.
Non è un problema esclusivo di Sony visto che anche Microsoft si trova ad affrontare pressioni simili sul fronte Xbox, e secondo alcune analisi la carenza di RAM colpirebbe addirittura in modo più marcato le console della casa di Redmond rispetto a PS5.
Resta da vedere se le scorte assicurate da Sony basteranno davvero a coprire l’eventuale ondata di richieste legata al lancio di GTA 6, o se la stessa azienda dovrà rivedere le proprie stime già nei prossimi mesi.
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