BYD ha depositato una nuova domanda di brevetto per batterie allo stato solido andandosi ad aggiungere a un piano generale ormai estremamente strutturato come testimoniato dal nuovo standard nazionale cinese che impone criteri più severi per potersi fregiare del titolo di batteria completamente allo stato solido, mentre a giugno era emerso anche il sistema GPS predittivo con cui BYD protegge le proprie batterie regolando temperatura e ricarica ancora prima di partire.
Il brevetto di oggi riguarda un materiale composito per il catodo e il relativo metodo di produzione, e prevede l’utilizzo di particelle di elettrolita agli alogenuri di dimensioni ridotte insieme a particelle di elettrolita ai solfuri più grandi, integrate al materiale attivo del catodo.
L’obiettivo è superare uno dei principali ostacoli delle celle di nuova generazione ovvero mantenere un contatto stabile tra i materiali solidi durante i cicli di carica e scarica.
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Ora BYD punta forte allo stato solido
Il documento amplia il portafoglio ricerca di BYD sulle batterie allo stato solido visto che a maggio aveva fatto notizia un altro deposito, relativo a una membrana composita con particelle di elettrolita inorganico e una rete di fibre polimeriche, mentre in passato l’azienda aveva già brevettato altre soluzioni dedicate al catodo.
Il CTO della divisione celle, Sun Huajun, aveva dichiarato che il materiale attivo del catodo rappresenta oltre l’85% dell’architettura delle batterie allo stato solido sviluppate dall’azienda, senza però fornire dati sulle prestazioni o sulle condizioni dei test.
Già lo scorso aprile, il responsabile tecnologico di BYD, Lian Yubo, aveva parlato di una “fase di svolta cruciale” per lo sviluppo di questa tecnologia, sottolineando comunque come restino diversi colli di bottiglia, tra cui proprio la stabilità dell’interfaccia tra anodo e catodo solidi.
Restano gli ostacoli su costi e produzione di massa
Ma il deposito di un brevetto, come spesso vi ricordiamo, non significa che la tecnologia sia pronta per la produzione di serie. BYD continua infatti a considerarla una sfida di lungo periodo, soprattutto per quanto riguarda i costi e la produzione su larga scala.
L’azienda punta ai primi programmi pilota entro il 2027, la stessa finestra temporale condivisa da praticamente tutti i grandi produttori cinesi impegnati sullo stesso fronte, da CALB a Chery, passando per CATL e GAC.
Persino il colosso CATL ha ribadito che la diffusione di massa richiederà anni, come avevamo raccontato parlando proprio del nuovo standard nazionale, secondo cui la commercializzazione su larga scala delle batterie completamente solide potrebbe restare limitata fino al 2030 a causa dei problemi ancora presenti nell’interfaccia tra i materiali solidi.
Nel frattempo, arrivano anche studi dell’Accademia Cinese delle Scienze che evidenziano come l’impiego di particelle di elettrolita ai solfuri di dimensioni ridotte migliori sensibilmente la capacità di mantenere le prestazioni nel tempo, confermando l’importanza della progettazione dei materiali nello sviluppo delle future batterie allo stato solido.
Per il momento, comunque, BYD non ha fatto sapere se la nuova struttura a doppio elettrolita verrà impiegata nelle future celle destinate alle auto elettriche.
Un mercato dominato da BYD e CATL
Vale la pena inquadrare questo brevetto nel contesto più generale della corsa globale allo stato solido. BYD, che oggi detiene circa il 17% del mercato mondiale delle batterie automotive, sta puntando su una chimica al solfuro nota come LPSC (Lithium Phosphorus Sulfur Chloride), abbinata a catodi monocristallini al nichel arricchito e anodi a base di silicio pensati per contenere l’espansione volumetrica delle celle durante i cicli di ricarica.
Insieme a lei c’è CATL, che da sola controlla oltre un terzo del mercato mondiale, i due colossi cinesi arrivano a coprire più della metà della produzione globale di batterie per veicoli elettrici, grazie a un lungo piano di investimenti pubblici pluriennali e un’integrazione verticale che va dalla ricerca fino ai materiali di base.
Dunque è in questo scenario di corsa collettiva, più che di una singola competizione tra aziende, che va letto ogni nuovo brevetto depositato da BYD perché è di fatto un tassello che rafforza la posizione di proprietà intellettuale dell’azienda, rassicura gli investitori, e la mantiene ben posizionata per quando, tra qualche anno, lo stato solido dovesse davvero passare dai laboratori e centri di ricerca alle strade.
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