L’intelligenza artificiale viene spesso descritta come la tecnologia destinata a rivoluzionare il mondo del lavoro, aumentando la produttività e, secondo alcuni, riducendo anche il numero di ore trascorse in ufficio; è una visione che accompagna il dibattito sull’IA praticamente fin dall’arrivo dei moderni chatbot, ma second Sam Altman le cose potrebbero andare in modo molto diverso.

Il CEO di OpenAI, intervenuto nel podcast Relentless, ha infatti espresso un punto di vista piuttosto netto: non si aspetta che l’intelligenza artificiale porti a una riduzione generalizzata dell’orario di lavoro, nonostante i significativi incrementi di produttività che questa tecnologia è in grado di offrire.

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Per Sam Altman la storia insegna che la tecnologia non riduce le ore di lavoro

Secondo Altman, l’idea che ogni grande innovazione tecnologica finisca per regalare più tempo libero alle persone è una promessa che accompagna il progresso da decenni, ma che non si è mai realmente concretizzata.

Nel corso dell’intervista, il CEO di OpenAI ha ricordato come da molto tempo si sostenga che l’evoluzione tecnologica avrebbe consentito di lavorare sempre meno tempo, fino ad arrivare a ipotetiche settimane lavorative estremamente ridotte; a suo giudizio però, la realtà racconta una storia diversa e non vede motivi per cui l’intelligenza artificiale dovrebbe rappresentare un’eccezione.

Alla base di questa convinzione non ci sarebbero limiti della tecnologia, bensì il comportamento umano. Altman ritiene infatti che, ogni volta che aumenta la produttività, le persone tendano semplicemente ad alzare le proprie aspettative, individuando nuovi obbiettivi, nuovi bisogni e nuove attività da svolgere.

Secondo il numero uno di OpenAI, oggi disponiamo già di una qualità della vita e di una quantità di tempo libero superiori rispetto a qualsiasi altra epoca storica, ma questo non ci ha portato a smettere di lavorare; al contrario, continuiamo a cercare nuovi desideri e nuove ambizioni, spinti anche dal confronto con gli altri.

Anche in un mondo dominato dalla superintelligenza continueremo a lavorare

Altman ha esteso il ragionamento anche a uno scenario futuro caratterizzato dalla cosiddetta superintelligenza, nel quale una parte significativa delle attività oggi svolte dagli esseri umani potrebbe essere automatizzata.

Anche in questo contesto, il CEO di OpenAI ritiene improbabile che le persone scelgano semplicemente di lavorare meno, al contrario, immagina una società in cui gli individui continueranno a cercare nuove occupazioni, nuovi progetti e nuove forme di realizzazione personale, mantenendosi persino più impegnati di quanto oggi si possa immaginare.

Nella sua visione, il desiderio di creare, competere e sentirsi utili rappresenta infatti una caratteristica fondamentale della natura umana, destinata a rimanere anche quando l’intelligenza artificiale sarà in grado di svolgere molte delle attività attuali.

Il dibattito resta aperto tra produttività e settimana corta

Le dichiarazioni di Altman si inseriscono in un dibattito che resta tutt’altro che chiuso. Negli ultimi anni infatti, diversi osservatori hanno evidenziato come l’aumento della produttività garantito dagli strumenti basati sull’intelligenza artificiale non si sia tradotto automaticamente in una riduzione dell’orario di lavoro; in molti casi, il tempo risparmiato viene semplicemente utilizzato per svolgere ulteriori attività o per aumentare gli obbiettivi produttivi.

Esiste però anche una visione opposta, tra i sostenitori di una diversa distribuzione dei benefici dell’automazione c’è il senatore statunitense Bernie Sanders, secondo cui i guadagni di produttività ottenuti grazie all’intelligenza artificiale dovrebbero trasformarsi in un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro, restituendo ai lavoratori parte del tempo liberato dalla tecnologia invece di destinarlo a nuove mansioni.

Nel frattempo, diversi Paesi continuano a sperimentare modelli alternativi di organizzazione del lavoro. Regno Unito, Francia, Germania e Giappone sono tra le nazioni che hanno avviato progetti basati sulla settimana lavorativa di quattro giorni a parità di stipendio.

I risultati raccolti finora sono incoraggianti: gli studi aggregati mostrano un incremento medio dei ricavi aziendali dell’8%, una riduzione della fatica dei dipendenti del 10% e un calo dello stress ci circa il 35%. Anche la produttività sembra mantenersi stabile o addirittura migliorare, come dimostra una delle sperimentazioni condotte da Microsoft Japan, che ha registrato un aumento della produttività del 40%.

Le parole di Sam Altman quindi, non chiudono il dibattito, ma offrono una prospettiva diversa rispetto a una delle promesse più frequentemente associate all’intelligenza artificiale, ossia quella di un futuro in cui lavoreremo molto meno. Secondo il CEO di OpenAI, il progresso tecnologico continuerà certamente a trasformare il modo in cui lavoriamo, ma difficilmente cambierà la naturale tendenza dell’uomo a riempire il tempo disponibile con nuove sfide e nuove attività.

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