La diffusione degli strumenti di intelligenza artificiale generativa continua ad alimentare il dibattito sulla sicurezza delle piattaforme che li ospitano, questa volta al centro delle discussioni c’è Hugging Face, una delle principali piattaforme dedicate alla condivisione di modelli IA open source, finita sotto i riflettori dopo la pubblicazione di un’indagine realizzata dall’organizzazione europea AI Forensics.
Secondo il report, la piattaforma non si limiterebbe a ospitare modelli in grado di generare immagini intime non consensuali (NCII, Non-Consensual Intimate Images), ma renderebbe anche più semplice individuarli, confrontarli e ottimizzarli, favorendone di fatto la diffusione.
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Uno studio punta il dito contro i controlli di Hugging Face
Per realizzare l’indagine, AI Forensics ha analizzato gli Spaces più popolari di Hugging Face nella categoria dedicata alla modifica delle immagini. Gli Spaces sono ambienti cloud che permettono agli sviluppatori di pubblicare e testare modelli di intelligenza artificiale direttamente dalla piattaforma.
I ricercatori hanno preso in esame i modelli più rilevanti presenti il 25 giugno 2026 e li hanno testati utilizzando un’immagine generata dall’intelligenza artificiale, scelta per evitare il coinvolgimento di persone reali; il prompt utilizzato era volutamente semplice e chiedeva di mantenere la stessa posa e lo stesso volto del soggetto, ma di rimuoverne gli indumenti.
Secondo il report, sette dei nove modelli analizzati hanno eseguito la richiesta, restituendo una versione dell’immagine priva di vestiti. Successivamente AI Forensics ha creato un proprio Space sperimentale, senza generare immagini reali, con il solo obbiettivo di raccogliere le richieste inviate dagli utenti e comprenderne il comportamento.
Nel corso di una settimana, il sistema ha raccolto 1.081 richieste da parte degli utenti, i risultati evidenziati nel report sono particolarmente significativi, circa il 73% dei prompt raccolti aveva una natura sessuale e, tra questi, l’83% era finalizzato a spogliare o sessualizzare la persona presente nell’immagine caricata. Lo studio sottolinea inoltre che il 95% delle richieste riguardava soggetti femminili.
Uno degli aspetti più delicati emersi dall’indagine riguarda il fatto che il 6,7% delle richieste analizzate aveva come bersaglio un minore. Secondo AI Forensics, se tali richieste fossero state soddisfatte, avrebbero potuto portare alla generazione di materiale pedopornografico.
Il report evidenzia anche presunte carenze nei sistemi di moderazione adottati dalla piattaforma, secondo i ricercatori soltanto il 3% degli Spaces esaminati mostrava evidenze di strumenti dedicati alla moderazione dei contenuti.
AI Forensics osserva inoltre che le stesse politiche di Hugging Face vietano la creazione e la diffusione di immagini intime non consensuali, nonostante ciò, l’organizzazione afferma di non aver riscontrato misure di sicurezza efficaci in grado di impedire la pubblicazione o l’utilizzo di modelli progettati per generare questo tipo di contenuti.
L’indagine arriva in un momento in cui diversi governi stanno cercando di intervenire contro le applicazioni basate sull’intelligenza artificiale capaci di creare immagini intime false senza il consenso delle persone coinvolte.
Lo stesso report richiama le iniziative avviate dall’Unione Europea e dal Regno Unito, che stanno lavorando a misure per limitare o vietare le cosiddette applicazioni di nudificazione, utilizzate per realizzare deepfake a sfondo sessuale.
L’indagine di AI Forensics non mette quindi in discussione soltanto la presenza di modelli di questo tipo su Hugging Face, ma solleva anche interrogativi più ampi sul ruolo delle piattaforme open source nella distribuzione degli strumenti di intelligenza artificiale e sull’equilibrio tra apertura, innovazione e responsabilità nella prevenzione degli abusi.
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