La saga giudiziaria attorno alla fusione tra Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery si allunga ulteriormente.
Dopo che un giudice federale aveva già disposto una sospensione temporanea dell’operazione di almeno due settimane, accogliendo la richiesta di una coalizione di dodici Stati americani, Paramount ha ora accettato di mettere in pausa la fusione fino a giugno 2027, mentre un giudice valuta la causa congiunta recentemente depositata dagli stessi Stati per bloccare l’accordo, secondo quanto riporta il New York Times.
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Il nuovo accordo estende la pausa già concessa
Il nuovo accordo estende la sospensione di due settimane già concessa dalla giudice Araceli Martínez-Olguín agli Stati lo scorso 20 luglio, anche se non diventerà ufficiale finché la giudice stessa non l’avrà approvata.
Come parte di questo accordo, Paramount “non intraprenderà alcuna misura, direttamente o indirettamente, per integrare o consolidare le proprie operazioni” fino al 1° giugno 2027, oppure fino a cinque giorni dopo che il tribunale avrà deciso se l’acquisizione di Warner Bros. viola le norme antitrust.
Un’udienza precedentemente programmata per il 3 agosto viene inoltre annullata, e sia gli Stati sia entrambi i rami della Writers Guild of America, che avevano presentato una causa separata lo scorso 14 luglio, hanno ritirato le proprie richieste di provvedimenti d’urgenza.
Tutte e tre le parti dovranno ora proporre nuovi calendari processuali per le rispettive cause distinte entro il 31 luglio.
In una dichiarazione inviata a Engadget, la WGA ha affermato:
“Paramount e Warner Bros. Discovery hanno oggi concordato ciò che i procuratori generali statali e la WGA chiedevano entrambi al tribunale: la fusione verrà messa in pausa in attesa dell’esito delle cause degli Stati e della WGA, oppure fino al 1° giugno 2027, a seconda di quale scadenza arrivi prima. Resta nostra opinione che questa fusione sia illegale, e continueremo la battaglia per bloccarla”.
Come accennato in apertura, vi avevamo anche parlato della causa dei dodici procuratori generali statali, depositata presso il tribunale distrettuale federale della California settentrionale, sostiene che una volta completato la fusione, il nuovo gruppo controllerebbe circa il 27% del mercato della distribuzione cinematografica su larga scala, arrivando a gestire oltre il 30% delle produzioni considerate di maggiore richiamo commerciale nel segmento dei blockbuster ad alto budget.
Infine, la giudice Martínez-Olguín aveva già sottolineato che sarebbe estremamente difficile se non impossibile tornare indietro qualora il tribunale dovesse successivamente stabilire che l’accordo viola la normativa antitrust.
L’operazione di acquisizione subisce un’altra battuta di arresto
Paramount aveva battuto Netflix nella corsa all’acquisizione di Warner Bros. Discovery lo scorso febbraio, valutando lo storico studio circa 111 miliardi di dollari, ovvero 31 dollari per azione, al termine di una guerra di rilanci durata mesi che aveva coinvolto entrambi i colossi.
Fino a questo punto, l’azienda aveva affrontato pochi ostacoli nel portare a termine la fusione visto che il Dipartimento di Giustizia statunitense aveva approvato l’accordo lo scorso giugno, e la Commissione Europea aveva concesso la propria approvazione condizionata, subordinata all’uscita di Paramount da un accordo di distribuzione europeo con Universal, proprio all’inizio di questa settimana.
L’opposizione degli Stati e di uno dei più grandi sindacati di Hollywood si sono rivelati gli unici veri punti critici del percorso, e ora potrebbero dimostrarsi un ostacolo più fastidioso di quanto Paramount si aspettasse.
Ritardare l’accordo oltre la fine di settembre costerà a Paramount 0,25 dollari per azione a trimestre, circa 7 milioni di dollari al giorno, ma l’azienda sostiene che andare a processo giochi comunque a proprio favore.
“Questo è il modo più rapido e chiaro per dimostrare che questa transazione fa bene alla concorrenza, ai consumatori e ai creatori“, ha dichiarato l’azienda al New York Times. Vi terremo aggiornati sugli sviluppi.
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