Dopo la denuncia depositata la scorsa settimana, la causa Apple contro OpenAI per presunto furto di segreti industriali continua a produrre nuovi sviluppi. Da un lato emergono i dettagli più sorprendenti contenuti nelle 41 pagine dell’atto legale, dall’altro arriva la prima replica pubblica di OpenAI, che nega ogni fondamento alle accuse.
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Le accuse più eclatanti nella denuncia di Apple
Il documento depositato da Apple presso il tribunale federale del Distretto Nord della California dipinge, secondo l’azienda, un vero e proprio schema coordinato di spionaggio industrial. Uno dei passaggi più citati riguarda un messaggio scambiato tra Chang Liu, ex ingegnere elettrico senior in Apple passato a OpenAI, e Yu-Ting “Alyssa” Peng, all’epoca ancora dipendente Apple: «LOL, ho scoperto che posso accedere allo storage di rete, che ridere», scrive Liu, ricevendo in risposta un laconico «Sono pronta» da parte di Peng, che secondo la denuncia avrebbe fatto da tramite tra le due aziende prima di lasciare a sua volta Apple per OpenAI. Peng non risulta tra gli imputati.
Apple accusa inoltre OpenAI di aver istruito sistematicamente i dipendenti in uscita su come eludere le procedure di sicurezza, facendo circolare un documento interno Apple, classificato come riservato, contenente indicazioni su come evitare il cosiddetto walkout immediato, la procedura che allontana dall’azienda chi si dimette nello stesso giorno in cui comunica la decisione, privandolo del tempo necessario per accedere ancora ai sistemi interni. Sempre secondo la denuncia, ai candidati veniva consigliato di avvisare “immediatamente” OpenAI nel caso in cui Apple avesse chiesto loro di firmare documenti durante il colloquio di uscita, e di non firmare nulla.
Il documento riporta anche che oltre 400 ex dipendenti Apple lavorano oggi in OpenAI, un dato che l’azienda utilizza per sostenere la portata sistemica del fenomeno contestato. Tra le espressioni più dure impiegate nell’atto legale, Apple descrive la presunta condotta di OpenAI come «normalizzata ed esemplificata dalla leadership» e definisce il business hardware dell’azienda «marcio fino al midollo», costruito su fondamenta rese instabili dall’uso illecito di segreti industriali sottratti. Va precisato che Jony Ive, pur alla guida del progetto hardware di OpenAI dopo l’acquisizione di io Products, non compare tra gli imputati nominati nella causa, sebbene due suoi ex collaboratori diretti in Apple, passati con lui prima a io e poi in OpenAI, siano citati esplicitamente.
La risposta di OpenAI, e ciò che ancora non dice
A poche ore dal deposito della causa, OpenAI aveva reagito con una dichiarazione affidata a Drew Pusateri, direttore delle comunicazioni strategiche dell’azienda, che su X aveva scritto che OpenAI non ha «alcun interesse nei segreti industriali di altre aziende» e resta concentrata «sulla costruzione di tecnologia innovativa che dia potere alle persone ovunque».
Il 14 luglio, OpenAI ha rilasciato una dichiarazione più articolata: «Pur prendendo sul serio queste accuse, non siamo a conoscenza di alcuna prova che questa denuncia abbia fondamento. Crediamo nella concorrenza leale e nella libertà delle persone di lavorare dove scelgono, e restiamo concentrati sulla costruzione di tecnologia innovativa che dia potere alle persone ovunque».
La dichiarazione nega le accuse nel loro complesso, ma aggira di fatto il cuore specifico della contestazione. Apple non sostiene che gli ex dipendenti non potessero legalmente lavorare per un concorrente, un diritto generalmente tutelato dalla legge della California. La denuncia contesta piuttosto che, nel farlo, quei dipendenti abbiano portato con sé file riservati, informazioni hardware e altro materiale confidenziale di proprietà Apple. Su questo punto specifico, OpenAI non ha ancora fornito una versione dettagliata dei fatti, né ha chiarito quali verifiche interne abbia eventualmente condotto. Al momento, l’unica ricostruzione dettagliata e documentata a disposizione del pubblico resta quella contenuta nella denuncia di Apple. Una replica legale più articolata da parte di OpenAI è attesa nei prossimi giorni.
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