La lotta alla pirateria online potrebbe presto cambiare volto anche a livello europeo, mentre in Italia il dibattito continua a concentrarsi su Piracy Shield e sui suoi effetti collaterali, la Commissione Europea è al lavoro per aggiornare la normativa comunitaria sul diritto d’autore e, tra le proposte avanzate dai detentori dei diritti, ce n’è una che sta facendo particolarmente discutere.

L’idea non è più quella di limitarsi a bloccare i singoli siti che diffondono contenuti pirata, bensì di intervenire direttamente contro i provider di hosting ritenuti responsabili di ospitare sistematicamente questo genere di servizi; una misura che, se dovesse essere recepita nella futura legislazione europea, potrebbe avere conseguenze ben più ampie rispetto ai sistemi di blocco attualmente adottati.

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La Commissione Europea prepara la revisione delle regole sul copyright

La Commissione Europea sta raccogliendo osservazioni da aziende, associazioni di categoria e operatori del settore in vista della revisione della Direttiva sul copyright, il cui aggiornamento è atteso nel corso del prossimo anno.

Come spesso accade in questi casi, le posizioni sono molto distanti. Da un parte ci sono i fornitori di connettività e le aziende che gestiscono infrastrutture internet, che chiedono particolare cautela nell’introdurre nuovi strumenti di blocco; dall’altra troviamo invece i broadcaster, editori e titolari dei diritti, che ritengono gli strumenti oggi disponibili insufficienti per contrastare efficacemente la diffusione dei contenuti pirata.

I provider ricordano infatti quanto già emerso in Italia con Piracy Shield e, più recentemente, in Spagna, sottolineando come il blocco basato sugli indirizzi IP possa colpire anche servizi perfettamente legittimi quando questi condividono la stessa infrastruttura di rete o utilizzano una medesima CDN.

L’idea è quella di creare una lista nera dei provider considerati “amici dei pirati”

Tra le proposte più discusse figura quella avanzata da BeIN Sports e dall’associazione AAPA, che rappresenta diversi importanti detentori di diritti, tra cui Premier Leahue, LaLiga, DAZN, Sky e Viaplay.

Secondo questa visione, intervenire esclusivamente sui singoli siti non sarebbe più sufficiente. I gestori delle piattaforme pirata, infatti, riuscirebbero spesso a spostare rapidamente i propri servizi su nuovi indirizzi IP, mantenendo lo stesso provider di hosting, aggirando così i blocchi con relativa facilità.

Per questo motivo viene proposta l’introduzione di un sistema basato sugli ASN (Autonomus System Number), ovvero gli identificativi che contraddistinguono un intero operatore di rete. Se un provider dovesse essere ritenuto sistematicamente coinvolto nell’ospitare contenuti pirata e non collaborasse con le autorità, potrebbe essere inserito in una lista nera pubblica.

A quel punto, tutti gli operatori europei coinvolti nella gestione del traffico internet, comprese telco, provider e punti di interscambio, sarebbero obbligati a interrompere le connessioni con quel fornitore, isolandolo di fatto dalla rete europea.

Una proposta che divide il settore

La proposta non manca naturalmente di suscitare forti perplessità, il principale timore riguarda infatti i cosiddetti danni collaterali: bloccare un intero provider di hosting potrebbe infatti compromettere l’accesso anche a migliaia di siti e servizi perfettamente legittimi che condividono la stessa infrastruttura.

Gli stessi promotori riconoscono questa possibilità, ma ritengono che si tratti di un compromesso accettabile per rendere realmente efficace la lotta alla pirateria. Secondo questa impostazione, la pubblicazione della lista nera e degli eventuali avvisi consentirebbe inoltre alle aziende di scegliere fornitori ritenuti affidabili, incentivando i provider a collaborare maggiormente nella rimozione dei contenuti illeciti.

Curiosamente, tra i soggetti favorevoli all’introduzione di una lista nera figura anche Aylo, la società proprietaria di Pornhub e Brazzers.

Si parla anche di una Piracy Shield europea

Le richieste avanzate da BeIN Sports non si fermano alla sola blacklist dei provider, l’emittente propone infatti un sistema europeo che ricorda da vicino il funzionamento di Piracy Shield.

L’obbiettivo sarebbe quello di imporre ai fornitori di hosting tempi estremamente rapidi per intervenire sulle segnalazioni, prevedendo un limite di appena 30 minuti per la rimozione dei contenuti indicati dai titolari dei diritti. Parallelamente viene chiesto di rendere possibili blocchi in tempo reale, senza dover attendere procedure particolarmente lunghe, e di rafforzare gli obblighi di verifica nei confronti dei clienti aziendali ospitati dalle grandi infrastrutture internet.

Si tratta di richieste che potrebbero modificare profondamente l’attuale approccio europeo alla tutela del diritto d’autore online, spostando parte delle responsabilità direttamente sugli operatori che forniscono servizi di hosting.

Al momento non è ancora chiaro quali delle proposte presentate durante la consultazione pubblica verranno effettivamente recepite nella futura revisione della Direttiva sul copyright. La Commissione Europea dovrà infatti trovare un equilibrio tra la necessità di contrastare la pirateria e quella di evitare che strumenti troppo invasivi finiscano per penalizzare anche servizi perfettamente legittimi, un tema che negli ultimi anni è stato al centro di numerose discussioni anche in Italia.

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