Chi segue da vicino il mondo degli agenti IA autonomi conosce probabilmente OpenClaw, il progetto open source che negli ultimi mesi è passato da esperimento di nicchia a fenomeno virale. Da oggi il progetto compie un passo che mancava da tempo: un’app ufficiale per iPhone, disponibile gratuitamente sull’App Store, oltre alla controparte per Android.
OpenClaw è un assistente personale basato su IA pensato per girare sui dispositivi di chi lo usa, anziché su server remoti controllati da un’azienda. Il progetto nasce con il nome Clawdbot nel novembre 2025, per mano dello sviluppatore austriaco Peter Steinberger, e prende ispirazione diretta dal nome di Claude, il modello di Anthropic. Dopo una contestazione sul marchio da parte di Anthropic stessa, il progetto ha cambiato nome due volte in pochi giorni, prima in Moltbot e poi nell’attuale OpenClaw, mantenendo però l’aragosta come mascotte e il gioco di parole con la “muta” (molt, in inglese) come tema ricorrente. A febbraio 2026 Steinberger ha annunciato il proprio ingresso in OpenAI, mentre la governance futura del progetto è stata affidata a una fondazione dedicata, la OpenClaw Foundation.
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Cosa permette di fare la nuova app per iPhone
La nuova app iOS, compatibile anche con iPad e Apple Watch, non sostituisce il cuore del sistema, che resta il cosiddetto Gateway, il nodo centrale che ciascun utente installa ed esegue sui propri dispositivi o server personali. L’app funziona piuttosto come terminale mobile per dialogare con il proprio assistente: dalla descrizione ufficiale emerge la possibilità di associare l’app al proprio Gateway tramite QR code o codice di configurazione, chattare con l’assistente direttamente da iPhone, usare una modalità voce sia in tempo reale sia in background, approvare le azioni che l’agente propone di compiere, e condividere testo, link e contenuti multimediali da iOS verso OpenClaw.
L’app può inoltre accedere, solo se autorizzata dall’utente tramite i permessi di sistema di iOS, a fotocamera, schermo, posizione, foto, contatti, calendario e promemoria, per abilitare automazioni che tengano conto del contesto in cui ci si trova. Il sistema resta impostato su un principio di controllo distribuito: è l’utente a gestire il proprio Gateway, le proprie chiavi di accesso, la configurazione e i permessi concessi, non un’azienda terza che processa i dati su cloud proprietario.
Un fenomeno cresciuto rapidamente, e non senza controversie
La crescita di OpenClaw negli ultimi mesi è stata rapida quanto radicale: il repository open source del progetto ha superato le 247.000 stelle su GitHub, con community attive anche in Cina, dove alcuni sviluppatori hanno adattato il sistema per funzionare con modelli locali e app di messaggistica come WeChat. Proprio in Cina, però, le autorità hanno disposto restrizioni sull’uso di OpenClaw per enti statali, aziende pubbliche e banche, citando preoccupazioni legate a sicurezza, cancellazione non autorizzata di dati e consumo energetico elevato.
Il progetto ha attirato anche l’attenzione di ricercatori di sicurezza informatica, per via delle ampie autorizzazioni che richiede per funzionare davvero in autonomia: accesso a email, calendari, piattaforme di messaggistica e altri servizi sensibili. Test condotti su alcune estensioni di terze parti hanno individuato casi di esfiltrazione di dati e vulnerabilità agli attacchi di prompt injection, la tecnica con cui istruzioni dannose vengono nascoste nei contenuti che l’agente elabora, nel tentativo di farle interpretare come richieste legittime dell’utente. Uno degli stessi sviluppatori del progetto ha avvertito pubblicamente che chi non ha familiarità con la riga di comando dovrebbe evitare di utilizzare uno strumento con un livello di accesso così ampio.
L’arrivo di un’app ufficiale per iPhone, in questo senso, segna un tentativo di rendere più accessibile e gestibile dal punto di vista dei permessi un progetto che finora ha richiesto competenze tecniche non banali per essere configurato in sicurezza. Resta da vedere se la nuova interfaccia mobile riuscirà ad ampliare la base di utenti senza amplificare i rischi già segnalati dalla comunità di ricerca sulla sicurezza informatica.
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