Tra gli sviluppatori, OpenAI Codex è sicuramente uno degli strumenti più discussi del momento. Dopo aver presentato GPT-5.3-Codex (il modello che porta lo strumento oltre la semplice scrittura di codice, trasformandolo in un agente capace di svolgere attività professionali complesse al computer), OpenAI ha portato Codex nell’app mobile di ChatGPT, consentendo agli sviluppatori di monitorare e gestire le sessioni a distanza. Un percorso di crescita interessante che nelle ultime ore si è scontrato con un problema potenzialmente molto grave. Un bug nella versione CLI dello strumento stava scrivendo quantità enormi di dati sull’SSD degli utenti, con conseguenze potenzialmente gravi per la salute dell’hardware.

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Il problema

Il bug è stato documentato su GitHub il 14 giugno da uno sviluppatore che aveva notato un’attività anomala sul proprio disco. Dopo alcune verifiche, ha riscontrato che Codex CLI stava bombardando incessantemente un database SQLite locale con operazioni di scrittura di log diagnostici. In 21 giorni di utilizzo continuativo, il disco aveva assorbito circa 37 TB di scritture. Facendo una proiezione su base annua, il ritmo arriva a circa 640 TB, una cifra che supera abbondantemente la resistenza garantita da un SSD consumer da 1 TB. La durata certificata di questi dispositivi, infatti, si aggira di solito attorno ai 600 TBW complessivi (ovvero 600 terabyte di scritture cumulative nell’intera vita utile del disco). In pratica, il bug era in grado di esaurire la vita utile dell’unità nel giro di meno di dodici mesi.

Il problema è risultato ancora più grave dal fatto che il fenomeno risulta quasi invisibile agli strumenti di monitoraggio. Il database non cresce in modo visibile, perché le righe vengono eliminate quasi alla stessa velocità con cui vengono inserite. In una finestra di 15 secondi sono state inserite circa 36.000 righe, mentre il numero totale di righe conservate rimaneva sostanzialmente invariato. Controllare lo spazio disponibile su disco non rivelava nulla di anomalo; solo leggendo i contatori SMART dell’unità era possibile rendersi conto del carico reale accumulato.

La causa

Alla base del problema c’è una configurazione nel sistema di logging interno di Codex. Per impostazione predefinita, infatti, lo strumento registra in modo permanente sul disco ogni singola operazione, anche le più banali e irrilevanti per l’utente finale. Si tratta del livello di dettaglio massimo previsto dagli sviluppatori per il debug interno, che non avrebbe mai dovuto essere attivo di default in un prodotto destinato al pubblico.

A complicare ulteriormente le cose, il sistema di logging ignora il meccanismo standard che normalmente consentirebbe agli utenti più esperti di ridurne la verbosità. Anche configurando esplicitamente lo strumento per registrare solo gli avvisi più importanti, il database SQLite continua a scrivere tutto, al massimo livello di dettaglio, senza possibilità di intervento dall’esterno. Per concludere è emerso anche che non si tratta di un problema nuovo. Segnalazioni simili erano infatti già state presentate almeno da aprile, con almeno otto report distinti che documentano lo stesso comportamento su versioni diverse di Codex.

La correzione (parziale)

Il 23 giugno OpenAI ha integrato tre correzioni nel codice sorgente di Codex, che insieme riducono il volume di scritture di circa l’85%. Due di esse sono già disponibili nella versione 0.142.0; la terza è attesa con la versione 0.143.0. Non si tratta però di una soluzione definitiva, ma di un intervento che riduce drasticamente il problema nell’attesa di una correzione completa e definitiva.

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