Parlare di intelligenza artificiale significa oggi pensare a chatbot e funzionalità avanzate integrate nei dispositivi che già utilizziamo abitualmente (smartphone, smartwatch, TV, computer, eccetera). Andando oltre l’idea (tra il futuristico e il distopico) dei robot basati sull’AI, da diverso tempo molte aziende del settore tech hanno iniziato a immaginare un futuro in cui smartphone e dispositivi indossabili non si limitano più a eseguire comandi, ma diventano il punto di accesso agli agenti AI capaci di agire in autonomia per conto dell’utente.
L’anno scorso, tanto per fare qualche esempio, Nothing (l’azienda fondata da Carl Pei, il co-fondatore di OnePlus), ha raccolto 200 milioni di dollari per lanciare una gamma di dispositivi “AI-native”, basati su un sistema operativo capace di apprendere dal comportamento quotidiano dell’utente e offrire un’esperienza definita da Pei stesso “iper-personalizzata”.
Ma non è un tema che riguarda solamente gli smartphone. Già nel 2024 erano arrivati sul mercato i primi tentativi di hardware AI indipendente dal telefono, come AI Pin di Humane e Rabbit R1, entrambi presentati come una nuova porta d’accesso a un assistente AI always-on, ma accolti con scetticismo dal mercato. È in questo scenario che va letta l’ultima mossa di Plaud, l’azienda divenuta popolare per una gamma di piccoli dispositivi che registrano le conversazioni e, tramite l’intelligenza artificiale, le trascrivono e ne riassumono i contenuti. Plaud è pronta a lanciare (l’arrivo è previsto entro la fine dell’anno), un nuovo dispositivo wearable pensato non più per la semplice trascrizione, ma per fornire dati direttamente agli agenti AI autonomi.
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Un cambio di strategia per Plaud
Secondo quanto riportato da Bloomberg, il nuovo dispositivo wearable di Plaud racconta di un cambio di strategia dell’azienda che passa dagli strumenti di trascrizione puramente reattivi a un hardware progettato per alimentare gli agenti AI capaci di agire in autonomia. Il CEO e co-fondatore Nathan Xu ha dichiarato che il dispositivo punterà a un’autonomia compresa tra le otto e le dodici ore, con la possibilità di integrare anche la connettività cellulare, così da rendere più immediato l’accesso alle funzioni AI senza le limitazioni riscontrate nell’attuale gamma hardware dell’azienda.
Parallelamente, Plaud sta lavorando anche a una serie di esperimenti che riguardano un’intelligenza artificiale personalizzata, capace di apprendere progressivamente le abitudini dell’utente e restituire risposte sempre più su misura.
Se i dettagli su prezzo, design e data di lancio non sono ancora stati resi noti, le ambizioni commerciali dell’azienda sono già piuttosto chiare. Per il 2026 Plaud prevede di raggiungere 500 milioni di dollari di vendite, una cifra di per sé significativa se si considera che metà dell’anno è già trascorsa.
Il mercato dei dispositivi hardware AI
Plaud ha costruito il proprio successo attuale su due prodotti già in commercio: Plaud Note (delle dimensioni di una carta di credito e pensato per agganciarsi al telefono tramite MagSafe) e Plaud NotePin (a forma di pillola e indossabile come spilla, ciondolo o bracciale). Entrambi partono da circa 169 euro e si affidano a un’applicazione per trascrivere e riassumere l’audio registrato.
Il tentativo di Plaud arriva in un momento in cui il settore dell’hardware AI ha già conosciuto diverse battute d’arresto. I casi di Humane AI Pin, il cui servizio è stato definitivamente chiuso, e di Rabbit R1, accolto da recensioni tutt’altro che positive, avevano fatto sorgere dubbi sulla reale sostenibilità di dispositivi AI pensati come prodotti di consumo a sé stanti.
A differenziare Plaud dai concorrenti è anche il modello di business. L’azienda non ha legato le principali funzionalità dei propri dispositivi a un abbonamento mensile obbligatorio, offrendo un piano gratuito che include 300 minuti di trascrizione al mese. Questa scelta, se da un lato riduce le entrate fisse, dall’altro ha permesso di abbassare sensibilmente la barriera d’ingresso, contribuendo a costruire una base di utenti che oggi supera i due milioni a livello globale.
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