Quella che era iniziata come una disputa tecnica su una singola vulnerabilità si è trasformata, nel giro di un fine settimana, in uno dei casi più gravi mai visti nel rapporto tra il governo degli Stati Uniti e l’industria dell’intelligenza artificiale. Anthropic, l’azienda che sviluppa l’intelligenza artificiale Claude, è stata costretta a disattivare i suoi due modelli più avanzati, Fable 5 e Mythos 5, dopo aver ricevuto un ordine dell’amministrazione Trump. E man mano che emergono nuovi dettagli, la vicenda assume contorni sempre più politici e sempre meno tecnici, sollevando interrogativi che vanno ben oltre la singola azienda coinvolta.
Ricostruiamo i fatti. Venerdì pomeriggio, il Dipartimento del Commercio ha inviato ad Anthropic una lettera firmata dal Segretario Howard Lutnick e indirizzata all’amministratore delegato Dario Amodei, invocando una direttiva sui controlli all’esportazione. La direttiva vietava l’accesso a Fable 5 e Mythos 5 a qualsiasi cittadino straniero, dentro e fuori dai confini statunitensi, inclusi i dipendenti stranieri della stessa Anthropic, citando una non meglio specificata preoccupazione di sicurezza nazionale. Poiché le norme sull’esportazione americane considerano un’esportazione anche la semplice distribuzione della tecnologia a un non cittadino, all’azienda non è rimasta altra scelta che spegnere bruscamente entrambi i modelli per tutti i clienti nel mondo. La lettera, va detto, non è mai stata resa pubblica.
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Le tre parole dietro il blocco, secondo i ricercatori
Il cuore tecnico della vicenda è un jailbreak, ovvero una tecnica per aggirare le protezioni di sicurezza che un modello impone alle proprie risposte. Fable 5, lanciato appena la settimana scorsa, era stato presentato da Anthropic come il modello più capace mai reso disponibile al pubblico, parte di una nuova classe denominata Mythos, particolarmente efficace nell’individuare le vulnerabilità del software. Una capacità a doppio taglio, perché ciò che aiuta a difendere i sistemi può teoricamente aiutare anche ad attaccarli.
A fare chiarezza è intervenuta Katie Moussouris, veterana della sicurezza informatica e fondatrice di Luta Security, con un passato di consulenze per il governo e un’esperienza in Microsoft. Anthropic le aveva chiesto di esaminare il documento, redatto secondo il Wall Street Journal da ricercatori di Amazon, che descriveva la presunta falla. In un post sul proprio blog Moussouris ha spiegato che la tecnica si riduce in sostanza a una differenza minima nel modo di formulare la richiesta al modello, ovvero chiedergli di correggere del codice invece di limitarsi ad analizzarlo per individuarne i problemi di sicurezza. Il risultato pratico è quasi identico, ma secondo la ricercatrice quel comportamento non avrebbe mai dovuto far scattare un controllo sulle esportazioni. La sua conclusione è netta, perché a suo dire la falla descritta non può essere corretta in modo significativo, e qualsiasi tentativo finirebbe soltanto per indebolire il modello a scopo difensivo.
Moussouris non è sola. Decine di ricercatori ed esperti di sicurezza di primo piano hanno firmato un appello all’amministrazione Trump per chiedere la revoca dell’ordine, definendo pericolosa la decisione di sottrarre capacità avanzate di difesa informatica a chi protegge le reti americane. È un punto centrale, perché ribalta la narrazione ufficiale, secondo cui i modelli sarebbero stati bloccati per ragioni di sicurezza nazionale. Per una parte consistente della comunità della cybersecurity, è vero l’esatto contrario, ovvero che a perderci sarebbero proprio i difensori americani.
Una mossa che molti leggono come ritorsione
Più passano i giorni, più cresce il sospetto che il vero motore della vicenda non sia tecnico ma politico. Secondo quanto riportato da Axios, dietro la direttiva ci sarebbero soprattutto le differenze di personalità tra Anthropic e l’amministrazione, più che un reale problema con i prodotti. La ricostruzione di Politico, ripresa da numerose testate, racconta di funzionari della Casa Bianca che avrebbero trascorso ore a chiedere ad Anthropic di collaborare prima di arrivare alla decisione, presentata come ultima risorsa. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent avrebbe detto direttamente ad Amodei, in una telefonata, che stava facendo una scelta sbagliata. La segnalazione iniziale, va ricordato, sarebbe partita da una telefonata dell’amministratore delegato di Amazon, Andy Jassy, alla Casa Bianca.
Per capire il contesto, bisogna tornare a febbraio. L’amministrazione Trump aveva ordinato a tutte le agenzie federali di smettere di usare i modelli di Anthropic, dopo che l’azienda si era rifiutata di accettare le condizioni contrattuali preferite dal Pentagono, che pretendeva di poter usare i modelli per qualsiasi scopo legale. Anthropic chiedeva esenzioni per evitare che la sua tecnologia fosse impiegata in sistemi d’arma autonomi o nella sorveglianza domestica di massa. A inizio marzo, il Pentagono aveva etichettato l’azienda come rischio per la catena di approvvigionamento, una categoria normalmente riservata alle aziende legate ad avversari stranieri come Cina e Russia. Lo scontro, insomma, viene da lontano.
David Sacks, ex responsabile della Casa Bianca per IA e criptovalute e oggi copresidente del consiglio dei consulenti scientifici del presidente, ha respinto l’idea che la mossa sia collegata alla precedente disputa con il Pentagono, dichiarando che l’amministrazione spera che Anthropic risolva il problema per riportare Fable alla disponibilità generale il prima possibile. Sacks, però, ha alle spalle ripetuti scontri con Anthropic, che ha più volte accusato di tattiche di cattura del regolatore fondate, a suo dire, sull’allarmismo riguardo ai rischi dell’IA. Secondo un funzionario citato da Axios, il modello resterà bloccato finché l’apparato di sicurezza nazionale non sarà rafforzato, cosa che potrebbe avvenire nel giro di poche settimane.
Resta sullo sfondo il timore, sollevato da alcune fonti, di un possibile accesso cinese alle capacità di Mythos, sebbene Anthropic abbia precisato che la Casa Bianca non avrebbe sollevato il tema cinese nelle conversazioni. Quel che è certo è che la storia, lungi dall’essere un semplice incidente tecnico, ha messo a nudo le tensioni profonde tra chi sviluppa l’intelligenza artificiale di frontiera e chi pretende di controllarla.
L’altro fronte, la regolamentazione e i bambini come grimaldello
Il caso Anthropic non è un episodio isolato, ma il volto più clamoroso di una battaglia più ampia che si combatte in queste settimane a Washington attorno a chi debba comandare sull’intelligenza artificiale. Mentre il Dipartimento del Commercio spegneva i modelli, al Congresso andava in scena un’altra partita, più sottile ma altrettanto rilevante, sul terreno della regolamentazione.
La Casa Bianca e i repubblicani al Congresso hanno infatti rilanciato il tentativo di imporre una moratoria sulle leggi statali in materia di IA, ovvero un blocco che impedirebbe ai singoli Stati di approvare proprie norme sull’intelligenza artificiale, in nome di un quadro normativo nazionale unico. È una delle priorità storiche dell’industria tecnologica, che mal sopporta il mosaico di regole diverse da Stato a Stato. Il primo tentativo, l’estate scorsa, prevedeva una moratoria decennale ed era naufragato al Senato. Ora la strategia è cambiata, e si è fatta più astuta.
Secondo quanto riportato, le trattative guidate al Senato dalla repubblicana Marsha Blackburn punterebbero a legare la moratoria sull’IA ai provvedimenti sulla sicurezza online dei minori, un pacchetto che potrebbe includere il Kids Online Safety Act (KOSA), l’App Store Accountability Act e il NO FAKES Act sui deepfake. La logica è quella del baratto politico, ovvero offrire ai legislatori più riluttanti una legislazione popolare e difficilmente attaccabile, come la protezione dei bambini online, per farci passare insieme la norma più controversa che limita il potere regolatorio degli Stati.
È una mossa che ha già acceso un acceso dibattito e attirato un’intensa attività di lobbying sia dalle aziende tecnologiche sia dai sostenitori della sicurezza dei minori, divisi tra chi vede nel pacchetto un modo per ottenere finalmente tutele attese da anni e chi teme che la protezione dei bambini venga usata come grimaldello per garantire alle aziende di IA uno scudo contro le regole statali. La sfida, ora, è scrivere una norma di prelazione abbastanza circoscritta da non far ripetere il fallimento dell’anno scorso. Due fronti diversi, quello dell’export e quello della regolamentazione, ma un’unica posta in gioco, ovvero stabilire fin dove arrivi la mano del governo federale sulla tecnologia più strategica del momento.
Un precedente che pesa su tutta l’industria
Al di là di come finiranno le singole partite, la vicenda Anthropic lascia un segno profondo. Per la prima volta il governo degli Stati Uniti ha usato i controlli sulle esportazioni per fermare l’accesso a un modello di intelligenza artificiale commerciale già ampiamente utilizzato dal pubblico, con un’azione rapida e unilaterale che non ha richiesto l’approvazione di un tribunale. Il messaggio implicito all’intera industria tecnologica è inquietante nella sua semplicità, ovvero adeguarsi, oppure rischiare che i propri prodotti vengano spenti.
Le conseguenze si misurano anche sul piano internazionale. Come ha osservato Justin Hendrix di Tech Policy Press, la mossa rischia di far suonare l’allarme nelle capitali straniere riguardo all’affidabilità dell’intelligenza artificiale americana per le applicazioni critiche. Se un modello statunitense può essere disattivato dall’oggi al domani per decisione politica, quale governo o azienda straniera vorrà costruirci sopra la propria infrastruttura? Non a caso, il caso ha intensificato le richieste di sovranità digitale, ovvero l’idea che ogni Paese debba controllare i modelli, le infrastrutture e i dati alla base delle tecnologie critiche, invece di dipendere da fornitori esteri che possono essere bloccati da decisioni altrui.
Anthropic ha parlato apertamente di un malinteso, dichiarando di essere al lavoro per ripristinare l’accesso il prima possibile, ma il precedente ormai è stato creato. Questa volta è toccato ad Anthropic, domani potrebbe toccare a chiunque altro, e l’industria americana dell’intelligenza artificiale ha scoperto, nel modo più brusco, di non essere affatto immune dall’interferenza del proprio governo.
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