Aramco ha presentato un nuovo sistema di propulsione ibrida che prende il nome di DHE (Dedicated Hybrid Engine), un progetto che inverte le basi tradizionali dei motori ibridi e che potrebbe rappresentare un approccio interessante per il futuro della mobilità. Il lavoro nasce dalla collaborazione tra Aramco Americas e Pipo Moteurs, produttore francese specializzato nei motori da competizione, e si concentra soprattutto sull’efficienza.
L’idea alla base è che invece di progettare un propulsore elettrico che affianchi quello a scoppio, come avviene nei sistemi ibridi tradizionali, gli ingegneri hanno sviluppato un motore termico che funziona esclusivamente se abbinato a uno elettrico. In altre parole, il concetto di ibrido non affonda più le radici nei motori a combustione, ma in quelli elettrici.
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Aramco e il tre cilindri pensato solo come generatore
Il risultato di questo approccio è un motore tre cilindri da 1,6 litri progettato per operare esclusivamente come generatore di energia. La configurazione adotta una distribuzione a camme in blocco con aste di spinta, una soluzione che potrebbe sembrare antiquata per un motore termico moderno, ma che risulta efficace in un contesto nel quale il propulsore agisce semplicemente da supporto al sistema elettrico.
Dal punto di vista tecnico, il DHE sfrutta camere di combustione a corsa lunga con alesaggio da 82 mm e corsa da 101 mm. Questa scelta riduce le dispersioni termiche e contribuisce a un rendimento dichiarato tra il 41% e il 42%, valori notevoli per un motore a combustione interna. Stando alle dichiarazioni dell’azienda, le future iterazioni potrebbero raggiungere rapporti di compressione compresi tra 13:1 e 15:1, accensione a precamera e persino la possibilità di alimentazione a idrogeno.
Qualcuno potrebbe obiettare che si tratta, in fin dei conti, di un semplice “range extender”. E non avrebbe tutti i torti, perché l’azienda spiega che il principio è sostanzialmente identico ossia che il motore termico non trasmette mai la potenza direttamente alle ruote, ma passa per due motori elettrici collegati alle estremità dell’albero tramite giunti epicicloidali che forniscono la trazione.
Scalabilità e varianti per ogni bisogno
La principale novità, probabilmente, risiede nella scalabilità del progetto che consente al motore di adattarsi praticamente a qualsiasi esigenza di potenza e dimensioni. Aramco prevede varianti bicilindriche da 1,1 litri, a quattro cilindri da 2,1 litri e una V6 da 3,2 litri, disponibili sia in versione aspirata che turbo. Una flessibilità che potrebbe rendere il sistema appetibile per costruttori con esigenze molto diverse, dalle citycar ai SUV di grandi dimensioni.
Secondo i dati dichiarati, il sistema consente una riduzione dei consumi fino al 35% rispetto alle attuali soluzioni ibride. Anche i costi risultano inferiori, con un taglio stimato fino al 25%, grazie alla semplificazione dell’architettura e alla minore complessità meccanica rispetto ai sistemi ibridi tradizionali.
Un compromesso per la transizione energetica
Badate bene che Aramco non ha rivoluzionato il settore e non si tratta di un’idea particolarmente sbalorditiva dal punto di vista concettuale. Piuttosto, rappresenta un cambio di approccio che mette l’elettrico al centro e relega il termico a un ruolo di supporto, invertendo la gerarchia tradizionale dei sistemi ibridi.
Chiaramente, trattandosi del primo estrattore di petrolio al mondo, Aramco ha tutto l’interesse nel garantire ancora lunga vita ai motori a combustione. Allo stesso tempo, però, va riconosciuto che si tratta di un approccio indubbiamente più ecologico, economico e sostenibile rispetto ai sistemi ibridi convenzionali.
Alla luce dei recenti ripensamenti dell’Europa sulla transizione elettrica, potrebbe quindi rivelarsi un buon compromesso per accompagnare il passaggio verso una mobilità a zero emissioni, offrendo un’alternativa concreta per chi non è ancora pronto o non può permettersi il salto al full electric.
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