La terza missione del razzo New Glenn di Blue Origin, avvenuta nel pomeriggio (ora italiana) del 19 aprile, si è conclusa con un risultato solo parzialmente positivo; se da un lato il decollo e il recupero del primo stadio sono avvenuti senza particolari criticità, dall’altro un problema al secondo stadio ha compromesso il corretto inserimento in orbita del carico utile.
Nel dettaglio, il satellite BlueBird 7 di AST SpaceMobile è stato posizionato in un’orbita più bassa rispetto a quella prevista, una circostanza che limita drasticamente le possibilità di recupero della missione. Nonostante il controllo del satellite sia stato mantenuto, la società ha già chiarito che verrà fatto rientrare, poiché i propulsori a effetto Hall non dispongono della spinta necessaria per correggere l’orbita; se il satellite non dovrebbe rappresentare un problema, potrebbe però farlo il secondo stadio di New Glenn.
Rischio basso ma non nullo per il rientro del secondo stadio di New Glenn
Quello registrato durante la missione NG-3 non è un episodio isolato, si tratta infatti del secondo problema legato al secondo stadio del New Glenn, dopo quanto osservato durante la missione NG-1, quando un’anomalia aveva portato alla formazione di una nube di detriti nello spazio.
Questa volta tuttavia, la questione assume contorni leggermente diversi e, per certi versi, più delicati. Il secondo stadio GS-2 infatti, non sarebbe più controllabile e si troverebbe attualmente in un’orbita bassa soggetta a un progressivo decadimento a causa dell’attrito con l’atmosfera terrestre; in altre parole, non potendo eseguire un rientro controllato (il cosiddetto deorbit burn), il velivolo è destinato a rientrare in maniera incontrollata entro circa cinque giorni, una stima che ovviamente resta soggetta a possibili variazioni.
Un elemento che contribuisce ad attirare l’attenzione su questo evento è rappresentato dalle dimensioni del secondo stadio: si parla di circa 25 tonnellate di massa (senza propellente) e di dimensioni nell’ordine dei 25 metri di lunghezza per 7 metri di diametro. Numeri che lo avvicinano, almeno concettualmente, a casi già noti come quelli del Lunga Marcia 5B sviluppato da CASC, finito più volte sotto i riflettori proprio per rientri incontrollati di stadi simili.
Anche in questo caso, il rischio principale è legato all’imprevedibilità della traiettoria finale, tutte le aree comprese tra le latitudini di circa 36,11° nord e sud, una fascia che include anche parte dell’italia meridionale, potrebbero teoricamente essere interessate dal passaggio dei detriti.
Va comunque precisato, come spesso e volentieri accade in queste situazioni, che la probabilità di danni concreti a persone o infrastrutture rimane estremamente bassa. La maggior parte dei frammenti del secondo stadio dovrebbe infatti disintegrarsi durante il rientro negli strati più densi dell’atmosfera, con un’elevata probabilità che eventuali residui finiscano in mare o in zone disabitate.
Ciò nonostante, alcuni componenti più resistenti del secondo stadio di New Glenn, come i serbatoi sferici o i COPV (Composite Overwrapped Pressure Vessel) potrebbero sopravvivere al calore e raggiungere la superficie terrestre, con dimensioni che possono arrivare fino a circa 1,5 metri.
Al di là del singolo episodio, che sarà ovviamente monitorato con attenzione nei prossimi giorni, quanto accaduto rappresenta l’ennesimo promemoria di una questione che sta diventando sempre più centrale nel settore aerospaziale: la gestione dei rientri incontrollati.
Con l’aumento del numero di lanci e la crescente presenza di oggetti in orbita bassa, diventa infatti fondamentale sviluppare strategie sempre più efficaci per ridurre al minimo i rischi associati a eventi di questo tipo; e se è vero che, nella maggior parte dei casi, le conseguenze restano limitate o nulle, è altrettanto vero che ogni episodio contribuisce ad alimentare il dibattito su sicurezza, responsabilità e regolamentazione a livello globale.
- Blue Origin studia come deviare gli asteroidi con la piattaforma Blue Ring: ecco il concept NEO Hunter
- Blue Origin ferma New Shepard per 2 anni e Roscosmos slitta Amur al 2030
- Blue Origin presenta TeraWave: una megacostellazione per la connettività globale di livello enterprise
- ExoMars riparte: la NASA rafforza il supporto al rover Rosalind Franklin e fissa l’obiettivo 2028
I nostri contenuti da non perdere:
- 🔝 Importante: 24 ore con Alexa+ in italiano: finalmente è tutta un'altra cosa
- 🚨 Vuoi un notebook gaming serio senza spendere troppo? MSI Cyborg 15 con RTX 5060 è la risposta
- 💰 Risparmia sulla tecnologia: segui Prezzi.Tech su Telegram, il miglior canale di offerte
- 🏡 Seguici anche sul canale Telegram Offerte.Casa per sconti su prodotti di largo consumo

