Dopo giorni di attesa e una missione che, come spesso accade in questi casi, ha catalizzato l’attenzione di appassionati e addetti ai lavori, la missione Artemis II si è ufficialmente conclusa con il rientro sulla Terra della capsula Orion. Nella notte italiana tra il 10 e l’11 aprile 2026, il veicolo battezzato Integrity è ammarato nell’Oceano Pacifico dopo circa nove giorni nello spazio, chiudendo di fatto una delle tappe più importanti del ritorno dell’uomo oltre l’orbita terrestre dai tempi del programma Apollo.

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La capsula Orion torna sulla Terra, la missione Artemis II è stata un successo

A bordo della capsula il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover e gli specialisti di missione Christina Koch e Jeremy Hansen, protagonisti di una missione che, come molti di voi avranno ormai intuito, rappresenta molto più di un semplice test tecnico: è, piuttosto, una dimostrazione concreta delle ambizioni future dell’umanità nello spazio.

Il momento più delicato, ovviamente, è stato quello del rientro. Dopo aver completato il flyby della Luna lo scorso 6 aprile, Orion ha intrapreso la traiettoria di ritorno verso la Terra, affrontando una fase estremamente critica sia dal punto di vista ingegneristico sia operativo; l’ingresso nell’atmosfera è avvenuto a velocità impressionanti (circa 11 km/s, pari a oltre 38.000 km/h), con lo scudo termico chiamato a sopportare temperature nell’ordine dei 3000 gradi, condizioni estreme che servono proprio a validare ogni singolo componente del sistema.

Come previsto, durante questa fase si è verificato anche il classico blackout delle comunicazioni, durato circa sei minuti e dovuto alla formazione del plasma attorno alla capsula, un passaggio che spesso e volentieri rappresenta uno dei momenti più tesi per il controllo missione. Superata questa fase, la sequenza si è svolta senza intoppi: separazione del modulo di servizio europeo, dispiegamento dei paracadute pilota e principali e, infine, ammaraggio avvenuto alle 02:07 italiane dell’11 aprile.

Subito dopo lo splashdown, le squadre della NASA e della marina statunitense si sono attivate per le operazioni di recupero, raggiungendo rapidamente la capsula per mettere in sicurezza equipaggio e veicolo. Gli astronauti, come da protocollo, verranno ora sottoposti a controlli medici e a una fase di riadattamento dopo il soggiorno nello spazio, mentre Orion sarà analizzata per raccogliere dati fondamentali in vista delle prossime missioni.

Ed è proprio qui che il discorso si fa particolarmente interessante, con Artemis II la NASA ha dimostrato, nero su bianco, che il sistema composto da SLS, Orion e infrastrutture di supporto è in grado non solo di portare un equipaggio fino alla Luna, ma anche di riportarlo a casa in sicurezza; un passaggio tutt’altro che scontato, soprattutto considerando che si tratta del primo volo con equipaggio in questo contesto dopo oltre mezzo secolo.

Guardando avanti, il programma Artemis continuerà con Artemis III, attualmente previsto non prima dell’inizio del 2027. In questo caso, però, alcuni elementi della missione restano ancora in fase di definizione e, come spesso accade in questi programmi complessi, non è ancora del tutto chiaro quale sarà il profilo definitivo. L’obiettivo dichiarato è quello di testare operazioni chiave come rendezvous e docking tra Orion e un lander commerciale in orbita terrestre, passaggi essenziali per le future missioni con allunaggio.

Nel frattempo, l’agenzia sta rivedendo anche altri aspetti della propria strategia: la stazione lunare Lunar Gateway è stata temporaneamente messa in pausa, mentre si guarda con crescente interesse alla costruzione di una base stabile sulla superficie della Luna entro la fine del decennio, nell’ambito della nuova strategia denominata Ignition.

Insomma, Artemis II non è soltanto una missione riuscita, ma un vero e proprio punto di svolta, e se è vero che alcune incognite restano (soprattutto sul calendario e sull’architettura delle prossime missioni) è altrettanto evidente che il ritorno dell’uomo verso la Luna è ormai qualcosa di concreto. Non ci resta dunque che pazientare ancora un po’ per vedere il prossimo capitolo, ma le basi, come abbiamo visto, sono ormai solidamente poste.

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