La missione Artemis II continua a regalare momenti storici (nonché qualche piccolo imprevisto tecnico), mentre si avvicina alla conclusione prevista per venerdì; nelle scorse ore infatti, gli astronauti a bordo della navicella Orion hanno effettuato una comunicazione con l’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale, segnando un traguardo mai raggiunto prima.

Un evento che, se vogliamo, rappresenta perfettamente l’evoluzione dell’esplorazione spaziale; ai tempi del programma Apollo non esistevano avamposti permanenti in orbita terrestre, mentre durante l’era della ISS non erano attive missioni umane verso la Luna. Con Artemis invece, questi due mondi si incontrano.

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Prima comunicazione nello spazio tra gli astronauti di Artemis e quelli della ISS

I quattro astronauti a bordo della missione lunare hanno effettuato una chiamata, solo audio, della durata di circa 15 minuti verso l’equipaggio della Expedition 74 attualmente presente sulla ISS. Tra i protagonisti troviamo nomi già noti nel panorama aerospaziale come Christina Koch e Jessica Meir, che hanno colto l’occasione per salutarsi nuovamente dopo aver condiviso attività extraveicolari nel 2020 (un dettaglio che sottolinea quanto l’esperienza maturata sulla ISS continui a essere fondamentale per le missioni lunari).

La conversazione si è concentrata su diversi aspetti tra cui l’utilizzo della navicella Orion, le sensazioni legate alla visione ravvicinata della Luna e le differenze operative tra missioni in orbita bassa e missioni lunari. Si tratta, come anticipato, di un passaggio storico non tanto per la tecnologia in sé (le comunicazioni spaziali sono ormai consolidate), quanto per il contesto: per la prima volta due equipaggi umani si sono parlati trovandosi contemporaneamente tra orbita terrestre e spazio cislunare.

Parallelamente, la missione continua a offrire anche uno spettacolo visivo di altissimo livello, nelle ultime ore sono infatti state diffuse numerose fotografie scattate dagli astronauti. Tra le più suggestive troviamo un’eclissi solare osservata dalla Luna, e la cosiddetta Earthset; immagini che, ancora una volta, mostrano quanto queste missioni abbiano anche un forte impatto simbolico e culturale, oltre che scientifico.

Come spesso accade nelle missioni spaziali però, non sono mancate le criticità. La NASA ha infatti confermato che il problema al sistema di scarico della toilette non è stato ancora risolto completamente. Nonostante un’operazione di scarico durata circa 14 ore, il serbatoio si è svuotato solo dell’11%, un valore decisamente inferiore alle aspettative.

Secondo gli ingegneri, la causa più probabile sarebbe un deposito generato dall’interazione tra la soluzione chimica utilizzata per prevenire la proliferazione di microorganismi e i rifiuti liquidi, che avrebbe finito per bloccare un filtro. Insomma, una questione tecnica tutt’altro che banale, che dimostra quanto anche gli aspetti apparentemente più ordinari possano diventare complessi nello spazio.

Nel frattempo, Artemis II prosegue il suo viaggio di ritorno verso la Terra, intorno alle 2:03 (ora italiana), la navicella Orion ha acceso i propri propulsori per circa 15 secondi, incrementando la velocità di 1,76 km/h per ottimizzare la traiettoria di rientro. Come da programma, durante il briefing quotidiano con il controllo missione sono state inoltre riviste le principali procedure operative, mentre la nave USS John P. Murtha ha già lasciato il porto per dirigersi nell’area di recupero nell’Oceano Pacifico.

Quello che stiamo osservando con Artemis II è, molto probabilmente, solo un assaggio di ciò che diventerà la nuova normalità nei prossimi anni: missioni lunari sempre più frequenti, integrazione con le infrastrutture in orbita terrestre e, perché no, una futura presenza umana stabile nello spazio profondo.

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