La missione Artemis II ha scritto una pagina indelebile nella storia dell’esplorazione spaziale: il sorvolo lunare effettuato nella notte italiana tra il 6 e il 7 aprile ha portato quattro astronauti a soli 4.067 miglia dalla superficie della Luna (circa 6.500 km), battendo il record di distanza dalla Terra stabilito da Apollo 13 con una quota massima di 406.700 km. Durante le sette ore di flyby, l’equipaggio ha scattato circa 10.000 fotografie, e la NASA ne ha già rilasciate alcune al pubblico ma la maggior parte dovrà attendere il rientro sulla Terra, previsto per il 10 aprile al largo di San Diego, a causa dei limiti di trasmissione dati.
A bordo dell’Orion si trovavano gli astronauti NASA Reid Wiseman (comandante), Victor Glover, Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen dell’Agenzia Spaziale Canadese. Lavorando in due turni per circa cinque ore, hanno avviato osservazioni su 30 bersagli scientifici sulla superficie lunare, tra cui il bacino di Orientale un cratere largo quasi 600 miglia che si estende tra il lato vicino e quello lontano e il bacino di Hertzsprung, di circa 400 miglia, sul lato lontano. Il team scientifico della NASA aveva preparato l’equipaggio a cercare specifiche caratteristiche geologiche, come antichi flussi di lava e crateri da impatto, e gli astronauti hanno riportato sfumature di colore marrone e blu visibili a occhio nudo, che potranno aiutare a identificare la composizione minerale e l’età delle rocce lunari. Glover, in particolare, era affascinato dalla topografia lungo il terminatore lunare la linea di confine tra luce e ombra tanto da trasmettere a Mission Control: “Boy, I am loving the terminator”. L’equipaggio ha anche osservato quattro flash di impatto di meteoriti, lampi di luce prodotti da rocce spaziali che colpivano la superficie, tutti sul lato vicino della Luna e vicino o a sud dell’equatore.
Tra i momenti più suggestivi catturati dalle fotografie c’è l’Earthset, il fenomeno in cui la Terra è sembrata scendere sotto l’orizzonte lunare un’esperienza non dissimile da quella vissuta dagli astronauti di Apollo nel 1968. Al termine del transito dietro la Luna, l’equipaggio ha assistito anche all’Earthrise, quando il pianeta è riapparso dal lato opposto, in una sorta di rivisitazione della celebre immagine scattata da Bill Anders durante Apollo 8. Le comunicazioni con la Terra si sono interrotte per circa 40 minuti durante il transito sul lato nascosto della Luna, con circa il 21% di questo lato illuminato dal sole dalla prospettiva dell’equipaggio.
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Il cratere Carroll e l’eclissi solare: i momenti più emozionanti
Tra le scoperte del flyby, quella che ha toccato più profondamente l’equipaggio riguarda due piccoli crateri individuati a nord-ovest del bacino di Orientale la più giovane delle grandi strutture da impatto lunari, mai vista da occhi umani prima di questa missione. Gli astronauti hanno proposto di chiamarne uno Integrity, come il soprannome dato al loro Orion, e l’altro Carroll, in memoria di Carroll Taylor Wiseman, moglie del comandante Reid Wiseman, infermiera in terapia intensiva neonatale scomparsa nel 2020 dopo una battaglia contro il cancro. La proposta sarà formalmente presentata all’Unione Astronomica Internazionale. Hansen ha spiegato che il cratere Carroll si trova proprio al confine tra il lato vicino e quello lontano della Luna, in una posizione tale da essere visibile dalla Terra in certi momenti del mese. La voce di Hansen si è spezzata mentre leggeva il nome della donna ad alta voce; i quattro astronauti si sono poi abbracciati in lacrime, mentre un minuto di silenzio veniva osservato al Mission Control di Houston.
Verso la fine del sorvolo, l’equipaggio ha vissuto qualcosa di straordinario e senza precedenti nella storia umana: una eclissi solare totale osservata dallo spazio. Dalla finestra di Orion, la Luna appariva molto più grande rispetto a come la vediamo dalla Terra, e mentre oscurava completamente il Sole ha reso visibile la corona solare, con strutture filamentose che gli astronauti hanno descritto come “baby hairs”. La totalità normalmente della durata di pochi minuti sulla Terra è durata quasi un’ora per l’equipaggio di Artemis II. Glover ha commentato: “Gli esseri umani probabilmente non si sono evoluti per vedere ciò che stiamo vedendo. È davvero difficile da descrivere”. Durante l’eclissi erano visibili anche i pianeti Marte, Venere e Saturno, stelle e l’Earthshine, il tenue riflesso della luce terrestre.
Al termine del flyby, il comandante Wiseman ha ringraziato il team scientifico della NASA per aver costruito un programma di osservazione così ricco, definendolo un esempio di ciò che si può ottenere “quando ci si unisce e si lavora come squadra”. La responsabile scientifica della missione, la dottoressa Kelsey Young, ha risposto con parole altrettanto cariche di entusiasmo: “Non riesco a dire abbastanza quanto abbiamo già imparato scientificamente e quanta ispirazione avete dato al nostro intero team, alla comunità scientifica lunare e all’intero mondo. Avete davvero avvicinato la Luna a tutti noi”.
Anche il presidente Donald Trump ha chiamato l’equipaggio dopo il sorvolo storico, invitandoli alla Casa Bianca al loro rientro e dichiarando: “Today you’ve made history and made all America really proud”.
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