L’attesa per la missione Artemis II era (ed è) altissima, il primo sorvolo lunare con equipaggio dopo oltre 50 anni rappresenta un momento storico per l’esplorazione spaziale. Dopo l’esito positivo della recente prova generale di caricamento, la cosiddetta Wet Dress Rehearsal (WDR), sembrava davvero che la finestra di marzo fosse alla portata.

E invece no: a meno di 24 ore dalla conferma ufficiale, la NASA ha escluso la possibilità di lanciare a marzo a causa di un problema tecnico legato al flusso di elio nel secondo stadio del razzo; vediamo cosa è successo.

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Artemis II dovrà attendere, la missione della NASA slitta ancora

Venerdì 20 febbraio, alle 04:16 del mattino, si è conclusa con successo la prova di caricamento del razzo SLS; i sistemi hanno funzionato correttamente, con piccoli inconvenienti risolti rapidamente. Durante la conferenza stampa successiva, l’agenzia aveva confermato che il lancio di marzo restava un obbiettivo realistico, ovviamente salvo ulteriori imprevisti.

Imprevisti che, puntualmente, sono arrivati. Poche ore dopo, durante un’operazione di ripressurizzazione di routine, il tema ha riscontrato un’interruzione nel flusso di elio all’interno dell’Interim Cryogenic Propulsion Stage (ICPS), lo stadio superiore del razzo. L’anomalia ha costretto la NASA a prendere una decisione inevitabile: stop al lancio di marzo.

Potrebbe sembrare un dettaglio tecnico secondario, ma non lo è affatto; l’elio nel sistema SLS è fondamentale per pressurizzare i serbatoi di idrogeno liquido (LH2) e ossigeno liquido (LOX), garantire lo spurgo dei motori, e mantenere condizioni operative sicure durante le fasi critiche. Senza un corretto flusso di elio, il razzo semplicemente non può partire.

Durante le prove precedenti, i sistemi avevano funzionato correttamente. Ora si ipotizzano diversi possibili guasti: un filtro finale difettoso, un’interfaccia ombelicale a sgancio rapido o una valvola di ritegno di bordo; quest’ultima ipotesi richiama un problema già osservato durante Artemis I, la missione senza equipaggio lanciata nel novembre 2022 dopo una lunga serie di rinvii.

Per risolvere il problema, il razzo e la capsula Orion dovranno essere riportati al Vehicle Assembly Building (VAB) del Kennedy Space Center, questo comporta circa due giorni per riportare il razzo nell’edificio, tempo tecnico (non ancora quantificato) per individuare e risolvere il guasto, nonché altri due giorni per riportarlo sulla rampa di lancio.

Tradotto: la finestra di marzo è definitivamente saltata. Ora l’obbiettivo più realistico è la finestra successiva, che si apre intorno al 2 aprile.

Artemis II prevede una missione di circa 10 giorni con tre astronauti americani e uno canadese, sarà il primo sorvolo lunare con equipaggio dai tempi dell’Apollo 17, quando l’ultimo uomo, Gene Cernan, camminò sulla Luna nel 1972.

Non si tratta quindi di un lancio qualsiasi, come ha ricordato l’amministratore della NASA, Jared Isaacman, anche durante l’era Apollo non mancarono incidenti tecnici; la missione Gemini 8, comandata da Neil Armstrong, fu interrotta prematuramente per un guasto anni prima dello storico allunaggio. Il parallelo è chiaro, meglio fermarsi ora che correre rischi inutili.

Il programma Artemis rappresenta il pilastro della strategia occidentale per tornare stabilmente sulla Luna e, in prospettiva, preparare missioni umane verso Marte. Un incidente con equipaggio non sarebbe soltanto una tragedia umana, ma provocherebbe uno stop devastante all’intero programma.

Ecco perché, per quanto la delusione sia comprensibile, soprattutto dopo mesi di preparazione e test, la scelta di rinviare appare la più razionale possibile.

Nei prossimi giorni è atteso un briefing tecnico completo che chiarirà la causa precisa dell’interruzione del flusso di elio, i tempi stimati per la risoluzione, e la nuova data target per il lancio.

Gli appassionati dovranno dunque attendere ancora, ma se c’è una lezione che l’esplorazione spaziale ci ha insegnato, da Apollo fino ad Artemis, è che la prudenza viene prima di tutto.

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