L’apnea notturna ostruttiva (OSA) è una di quelle condizioni di cui si parla spesso e volentieri ma che, nei fatti, resta ancora oggi ampiamente sottodiagnosticata e, soprattutto, trattata con soluzioni che non sempre riescono a garantire un’adeguata aderenza nel lungo periodo. Ecco perché l’annuncio di un nuovo, ampio studio clinico nel Regno Unito potrebbe rappresentare un passaggio cruciale per il futuro della medicina del sonno.
Il King’s College London, insieme al Guy’s and St Thomas’ NHS Foundation Trust, ha avviato uno dei più grandi studi clinici multicentrici britannici sull’OSA per testare ZeusOSA, un innovativo dispositivo antirussamento sviluppato dall’azienda Zeus Sleep Ltd. A finanziare la sperimentazione è il National Institute for Health and Care Research (NIHR), con una sovvenzione di 1,48 milioni di sterline.
Cos’è e come funziona ZeusOSA
Come molti di voi sapranno, il trattamento principale per l’apnea notturna ostruttiva resta la ventilazione a pressione positiva continua, meglio nota come CPAP; si tratta di un sistema che eroga un flusso d’aria tramite una maschera indossata durante il sonno, mantenendo aperte le vie aeree superiori. Il problema? L’aderenza della terapia.
Secondo i dati citati nello studio, oltre la metà dei pazienti interrompe l’utilizzo della CPAP entro un anno, principalmente a causa di disagio, ingombro e difficoltà di adattamento. Questo significa che milioni di persone (nel solo Regno Unito si stima che l’OSA colpisca circa 8 milioni di individui) restano senza una terapia realmente efficace, limitandosi spesso a consigli sullo stile di vita. Ed è proprio qui che entra in gioco ZeusOSA.
Il dispositivo ZeusOSA si presenta come un’alternativa non invasiva, discreta e indossabile, progettata per essere utilizzata comodamente a casa; si applica sotto il mento durante la notte e sfrutta la neurostimlazione elettrica transcutanea (TENS) per stimolare delicatamente il nervo ipoglosso, contribuendo così a mantenere aperte le vie aeree superiori.
L’idea nasce dalla ricerca del professor Joerg Steier del King’s College London, sviluppata inizialmente durante il suo dottorato nel laboratorio del professor John Moxham. Il principio è tanto semplice quanto promettente, se durante il sonno i muscoli delle vie aeree superiori tendono a rilassarsi causando il collasso delle stesse, perché non stimolarli elettricamente per prevenire il problema?
Prima di arrivare all’attuale dispositivo, il team ha condotto diversi studi clinici, tra cui il trial TESLA-HOME, che ha mostrato risultati incoraggianti; in particolare:
- l’84% dei partecipanti ha segnalato un miglioramento della qualità del sonno;
- l’85% ha continuato a seguire la terapia, un dato decisamente superiore rispetto al tasso di abbandono della CPAP (intorno al 50%)
Numeri che, se confermati su larga scala, potrebbero cambiare radicalmente l’approccio terapeutico all’OSA.
Il nuovo studio che coinvolgerà anche la King’s Clinical Trial Unit per randomizzazione e supporto statistico, rappresenta di fatto l’ultimo grande passo prima del lancio, previsto per l’inizio del 2026, di una versione medica regolamentata del dispositivo all’interno del Servizio Sanitario nazionale britannico (NHS).
L’obbiettivo è ambizioso, dimostrare che una soluzione indossabile basata su TENS possa raggiungere una parità clinica con la CPAP su larga scala, aprendo così la strada a quelle che potrebbero diventare vere e proprie prescrizioni indossabili nella medicina del sonno.
Per l’NHS l’interesse non è soltanto clinico ma anche economico, l’OSA non trattata è associata a un aumento del rischio cardiovascolare, maggiore incidenza di incidenti e costi sanitari a lungo termine; una soluzione più tollerabile e con maggiore aderenza potrebbe dunque tradursi in benefici sia per i pazienti sia per il sistema sanitario.
Naturalmente, sarà lo studio finanziato dal NHR a fornire le evidenze definitive necessarie per un’adozione su larga scala, ma le premesse, almeno sulla carta sono solide.
Se i risultati confermeranno quanto emerso dagli studi precedenti, ZeusOSA potrebbe segnare un punto di svolta: una soluzione non invasiva, gestibile a domicilio, priva delle complessità chirurgiche degli stimolatori impiantabili del nervo ipoglosso e potenzialmente più accettata dai pazienti rispetto alla CPAP tradizionale.
In altre parole, potremmo trovarci di fronte a un cambiamento di paradigma nella gestione dell’apnea notturna ostruttiva, con un passaggio progressivo da dispositivi ingombranti e poco tollerati a tecnologie indossabili, orientate al paziente e integrate nei percorsi clinici standard.
Resta ora da vedere se i dati dello studio su larga scala confermeranno l’entusiasmo iniziale, se così fosse, il 2026 potrebbe davvero segnare l’inizio di una nuova fase per milioni di persone che convivono con disturbi respiratori del sonno.
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